Marchi storici, la Lombardia guida i ricavi delle imprese italiane

Marchi storici, la Lombardia guida i ricavi delle imprese italiane
Lombardia traina i ricavi

Secondo il rapporto presentato ieri dall'associazione Marchi storici d'Italia, le imprese titolari del Marchio storico del ministero delle Imprese raggiungono nel 2025 un fatturato complessivo di 93,6 miliardi di euro, con una forte concentrazione in Lombardia. Il dato arriva dopo che a marzo il numero delle aziende iscritte ha toccato quota mille, confermando la crescita di un comparto che continua ad allargarsi per peso economico e occupazionale. Nel videomessaggio per la Giornata del Made in Italy, la premier Giorgia Meloni definisce questi marchi una parte centrale dell'identità riconosciuta al Paese sui mercati internazionali.

In evidenza

  • La Lombardia detiene il 49,1% dei ricavi totali delle imprese storiche italiane con 46 miliardi di euro, nove volte il totale del Sud.
  • L'agroalimentare rappresenta il segmento economico più rilevante, generando 53,7 miliardi di euro di ricavi, di cui il 61% da prodotti agricoli e alimentari.
  • In Lombardia la produttività media per impresa storica raggiunge 204 milioni di euro, contro 23 milioni nel Lazio e 93 milioni in Campania.

Distribuzione dei ricavi e peso regionale

La Lombardia concentra il 49,1% del giro d'affari totale, pari a 46 miliardi di euro, e si conferma il principale polo economico tra le imprese storiche italiane. Il valore prodotto nella regione è nove volte superiore a quello dell'intero Sud, comprese le Isole, che si ferma a 4,8 miliardi di euro. Il divario emerge anche rispetto al Lazio, dove il fatturato complessivo supera di poco 1 miliardo.

Il podio regionale si completa con Veneto, a 17,4 miliardi di euro, ed Emilia Romagna, a 16,8 miliardi. Nel Mezzogiorno, la Campania guida con 2,5 miliardi di fatturato generati da 27 aziende storiche. La mappa dei ricavi mostra quindi una forte prevalenza del Nord sia per massa critica sia per capacità media di generare vendite.

Manifattura e agroalimentare sostengono la crescita

Dal Registro introdotto nel 2020, quasi 200 imprese presentano domanda ogni anno, segnalando un fenomeno in espansione. Gli occupati superano quota 360mila unità, mentre il manifatturiero rappresenta l'88% delle imprese storiche censite. All'interno di questo perimetro, l'agroalimentare è il segmento più rilevante per dimensioni economiche.

Le aziende dell'agroalimentare generano 53,7 miliardi di euro di ricavi complessivi. Di questa somma, il 61% arriva da prodotti agricoli e alimentari, circa un quarto, pari a circa 13 miliardi, da vini e spiriti, mentre la parte restante si distribuisce tra caffè, con l'8%, e acqua e bevande, con il 5%. La composizione del fatturato indica che la tradizione industriale italiana continua a tradursi soprattutto in valore nel food e beverage.

Produttività per impresa e divari territoriali

Le differenze territoriali non dipendono soltanto dal numero di aziende, ma anche dalla loro dimensione media. In Lombardia le 226 imprese storiche registrano un fatturato medio di 204 milioni di euro per azienda, mentre nel Lazio le 44 imprese si fermano a una media di 23 milioni. Questo scarto evidenzia un diverso livello di scala industriale e di presenza sui mercati.

Anche nel Sud il confronto mostra una situazione intermedia. In Campania, la media per impresa raggiunge 93 milioni di euro, un livello superiore a quello laziale ma ancora lontano dai valori lombardi. Il quadro rafforza l'indicazione, richiamata nel sommario dall'Agenzia Italia con Casonato per il settore auto, che servono politiche di lungo termine per sostenere competitività e riequilibrio industriale tra i territori.

In precedenza abbiamo riportato l’approvazione definitiva del disegno di legge sulla tutela agroalimentare, che riordina il sistema sanzionatorio per rafforzare trasparenza, tracciabilità e concorrenza leale nella filiera. Il provvedimento introduce nuovi reati come frode alimentare e agropirateria, rafforza la protezione di DOP e indicazioni geografiche e prevede controlli più strutturati, con sanzioni anche parametrate al fatturato.

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