Italia, Allianz Trade prevede insolvenze in aumento del 5% con 50mila posti di lavoro a rischio
Dopo tre anni di forte accelerazione dei fallimenti d'impresa, il mercato italiano si avvia verso un nuovo aumento delle insolvenze nel 2026. Le stime indicano circa 12.750 casi e segnalano un impatto potenziale soprattutto sulle filiere export e sui comparti più esposti ai costi energetici.
In evidenza
- Allianz Trade prevede per l'Italia un incremento del 5% delle insolvenze nel 2026 con circa 12.750 casi stimati e impatto su 50mila posti di lavoro.
- I settori più colpiti sono costruzioni, retail non alimentare, servizi, trasporti, real estate e manifattura, aggravati dai costi energetici e dalle crisi internazionali.
- A livello globale, le insolvenze potrebbero crescere fino al 10% nel 2026 in caso di prolungato blocco allo stretto di Hormuz, con rischi per 2,2 milioni di posti di lavoro.
Previsioni 2026 e settori più esposti
Come riporta Il Sole 24 Ore, le proiezioni di Allianz Trade indicano per l'Italia un incremento del 5% delle insolvenze nel 2026, in un contesto che l'assicuratore del credito definisce di rischio strutturalmente elevato. La crescita dei default interessa già un numero crescente di settori e continua a riflettersi su costruzioni, retail non alimentare, servizi, trasporti e real estate, mentre aumentano le tensioni anche nella manifattura.Secondo l'analisi, le filiere più fragili sono quelle maggiormente esposte ai costi dell'energia, in un quadro aggravato dalle crisi internazionali e dalle difficoltà dei principali partner commerciali dell'Italia. Il peggioramento dei default in Francia, Germania, UK e U.S. rispetto al periodo pre pandemia rappresenta un ulteriore elemento di instabilità per i segmenti produttivi più orientati all'export.
Per il mercato domestico, Allianz Trade stima circa 12.750 insolvenze nel 2026, dopo aumenti del 9% nel 2023, del 17% nel 2024 e del 26% nel 2025. Gli economisti del gruppo collegano questo scenario a una crescita economica modesta e alla dipendenza strutturale dell'Italia dall'energia importata, con effetti su famiglie e industrie ad alta intensità energetica.
Pressioni globali e ricadute sull'occupazione
A livello mondiale, il report prevede un ulteriore aumento del 6% delle insolvenze nel 2026, il quinto rialzo consecutivo annuo, con l'Asia che pesa per circa metà dei casi globali anche per la debolezza della domanda interna cinese e la crisi immobiliare. I posti di lavoro a rischio nel mondo arrivano a 2,2 milioni, con picchi attesi in Europa, in particolare in Francia e Germania, e con 428mila potenziali perdite occupazionali negli U.S.Lo scenario centrale incorpora gli effetti della crisi in Medio Oriente e le ripercussioni sui mercati energetici, ma presuppone una progressiva normalizzazione del traffico attraverso lo stretto di Hormuz entro giugno. Se invece il blocco dovesse protrarsi, con interruzioni nelle forniture di petrolio, gas e altre materie prime, Allianz Trade avverte che l'inflazione aumenterebbe sensibilmente e frenerebbe fiducia e crescita.
In quel caso, le insolvenze mondiali potrebbero salire fino al 10% nel 2026, con un ulteriore aumento del 3% nel 2027. Per l'Italia, il quadro si traduce già in circa 50mila posti di lavoro potenzialmente a rischio e in possibili pressioni aggiuntive sulla solidità finanziaria delle filiere più legate all'export.
Nel nostro precedente articolo sulla crisi logistica nello Stretto di Hormuz abbiamo ricostruito come il blocco del traffico cargo e la congestione delle rotte alternative stiano mettendo sotto pressione le catene di approvvigionamento. Abbiamo anche evidenziato l’impennata di noli e carburante e le ricadute sui margini aziendali, con settori più esposti come trasporti, agroalimentare e comparti legati all’export.
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