Ville Venete, il patrimonio turistico diffuso genera 630 milioni di euro di valore aggiunto

Ville Venete, il patrimonio turistico diffuso genera 630 milioni di euro di valore aggiunto
Ville Venete, ricchezza diffusa

La rete delle Ville Venete si propone come leva per distribuire meglio i flussi turistici in Italia, dove gli arrivi restano fortemente concentrati in una quota limitata del territorio. Tra Veneto e Friuli Venezia Giulia il patrimonio censito comprende 4.243 dimore storiche e mostra un radicamento significativo nei piccoli comuni, con potenziali ricadute economiche e sociali più ampie.

In evidenza

  • Il sistema delle Ville Venete genera oltre 360 milioni di euro di fatturato e 210 milioni di valore aggiunto diretto secondo lo studio TEHA.
  • Includendo effetti indiretti e indotti, il valore aggiunto totale delle Ville Venete raggiunge circa 630 milioni di euro.
  • Il 53,6% delle ville si trova in comuni con meno di 20.000 abitanti, favorendo lo sviluppo economico diffuso nei territori minori del Nord-Est.

Studio sul contributo economico del sistema

Come riportato da Il Sole 24 Ore, lo studio “Ville Venete Re-Birth”, realizzato da TEHA e promosso dall’Associazione per le Ville Venete, indica che il sistema genera oltre 360 milioni di euro di fatturato e 210 milioni di valore aggiunto diretto. Considerando anche gli effetti indiretti e indotti lungo la filiera economica, il valore aggiunto complessivo sale a circa 630 milioni di euro.

L’analisi viene presentata al “1° Forum nazionale sul turismo heritage e i patrimoni Unesco, Ville Venete Re-Thinking” e inquadra questo patrimonio come risposta al sovraffollamento delle destinazioni più battute. Nel quadro nazionale, il 75% degli arrivi si concentra infatti sul 13% del territorio, mentre la Provincia di Venezia, pur rappresentando solo lo 0,8% della superficie italiana, accoglie circa l’8% degli arrivi turistici totali.

Impatto sui territori minori del Nord-Est

La distribuzione delle ville mostra una presenza capillare sul territorio, con il 53,6% localizzato in comuni con meno di 20.000 abitanti. All’interno di questa quota, quasi il 30% si trova in comuni con meno di 5.000 abitanti e il 13,4% in centri con meno di 2.000 abitanti.

La concentrazione maggiore emerge nelle province di Treviso, con il 21%, Vicenza e Verona, entrambe al 18%, e Padova, al 17%. Secondo l’analisi, il contributo di queste dimore va oltre il turismo e rientra nel cosiddetto “Pil del bello”, una ricchezza generata dall’integrazione tra cultura, territorio e attività produttive.

Nel nostro precedente articolo sul piano casa del governo da 10 miliardi abbiamo illustrato l’obiettivo di aumentare l’offerta abitativa con oltre 100mila alloggi in dieci anni, puntando su edilizia residenziale pubblica, housing sociale e capitali privati. Abbiamo ricostruito le misure operative, dal recupero di circa 60mila alloggi popolari e le procedure accelerate fino ai nodi di attuazione legati a tutela del patrimonio e coordinamento tra istituzioni.

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