Ferrarini torna all'utile e porta il fatturato a 197 milioni dopo il riassetto
Dopo l'omologa definitiva del concordato preventivo avvenuta nell'autunno scorso, Ferrarini presenta il primo bilancio approvato nel nuovo assetto societario con segnali di rafforzamento operativo. Il gruppo alimentare indica prospettive ancora positive nonostante le incognite sui costi legate al blocco dello stretto di Hormuz e alla pressione sul potere d'acquisto delle famiglie.
In evidenza
- Ferrarini chiude il 2023 con un fatturato di 197 milioni di euro (+7,6%), Ebitda a 13,4 milioni e utile ante imposte di 3,4 milioni, invertendo il -7,7 milioni del 2022.
- Dopo la conclusione del concordato e con nuovo assetto societario (80% Gruppo Pini, 20% Amco), l'azienda ha migliorato i costi di produzione di 13,3 milioni e pagato oltre 20 milioni ai creditori privilegiati.
- Gli investimenti in efficientamento energetico e fonti rinnovabili mitigano i rincari energetici, mentre l'incertezza sui costi e il calo del potere d'acquisto restano fattori di attenzione sul mercato alimentare.
Risultati del bilancio e nuovo assetto
Come riportato da Il Sole 24 Ore, l'amministratrice delegata Daniela Filipaz traccia un quadro ancora ottimistico per Ferrarini, sostenuto dalle basi emerse dal primo bilancio approvato dopo la chiusura del percorso di concordato. La procedura era iniziata nel 2018 e si è conclusa con l'ingresso di Amco, società del ministero delle Finanze, che detiene il 20% delle quote, mentre l'80% resta al Gruppo Pini.Nell'anno del settantesimo anniversario, l'azienda approva un fatturato di 197 milioni di euro, in aumento del 7,6%, un Ebitda di 13,4 milioni e un utile ante imposte di 3,4 milioni. La società inverte così il risultato negativo dell'esercizio precedente, pari a -7,7 milioni, e segna il pieno ritorno alla redditività industriale grazie a un miglioramento dei costi di produzione di 13,3 milioni.
Filipaz afferma che, al netto delle poste straordinarie legate al concordato, i bilanci degli ultimi sette anni hanno sempre mostrato un utile. La manager precisa inoltre che la perdita del 2024 derivava da svalutazioni e sottolinea che l'azienda ha effettuato pagamenti per oltre 20 milioni ai creditori privilegiati, oltre a versare gli stipendi arretrati ai dipendenti con due mesi di anticipo sulla scadenza.
Pressione sui costi e tenuta operativa
La società indica che l'incertezza sull'andamento dei costi, alimentata dal blocco dello stretto di Hormuz, per ora ha un impatto contenuto sul business e non provoca flessioni rilevanti delle vendite. Resta però un elemento di attenzione il calo del potere d'acquisto delle famiglie, che può incidere sulla domanda nel comparto alimentare.Sul fronte energetico, Ferrarini ha investito in impianti di efficientamento nello stabilimento di Lesignano de' Bagni e in fonti di energia rinnovabile in quello di Casatenovo. Secondo l'amministratrice delegata, questi interventi consentono di contenere l'effetto dei rincari energetici e rafforzano la resilienza industriale dell'azienda.
Nel contesto del nuovo azionariato, anche il supporto del Gruppo Pini contribuisce alla stabilizzazione del quadro societario. Il gruppo ha appena approvato un bilancio consolidato da 1,7 miliardi di euro con 60 milioni di Ebitda.
Nella nostra precedente analisi sullo stop produttivo di Fluorsid a Macchiareddu abbiamo ricostruito come la crisi nello Stretto di Hormuz e le tensioni in Medio Oriente stiano mettendo sotto pressione l’industria, fino al fermo di tre linee e a una riduzione della produzione con possibili ricadute occupazionali. Nell’articolo evidenziavamo anche il ruolo della concorrenza cinese nel peggiorare il quadro, in un contesto di volatilità energetica e geopolitica che si riflette sulle filiere industriali.
- Forex
- Crypto