Italia rallenta sulle rinnovabili, capacità installata sotto il ritmo richiesto dal Pniec
L'espansione delle rinnovabili in Italia resta al di sotto del passo necessario per centrare gli obiettivi energetici nazionali al 2030. Dopo 7 gigawatt installati nel 2025, anche l'avvio del 2026 mostra un ritmo insufficiente rispetto ai 10 gigawatt annui che servirebbero per raggiungere i target del Pniec.
In evidenza
- Italia ha installato 7 gigawatt di nuovi impianti rinnovabili nel 2025, livello insufficiente rispetto all'obiettivo di 50 gigawatt aggiuntivi entro il 2030.
- A fine aprile 2026, 200 gigawatt di capacità rinnovabile risultano bloccati nei processi autorizzativi, con il permitting che incide per il 20-30% sui costi dei progetti.
- I rallentamenti normativi e vincoli regionali, come in Puglia e Sardegna, stanno frenando la capacità di calmierare i prezzi dell'energia e destabilizzano la filiera industriale.
Installazioni ferme e iter autorizzativi lenti
Come riportato da Il Sole 24 Ore, nel 2025 in Italia sono stati installati 7 gigawatt di nuovi impianti rinnovabili, di cui 6,4 gigawatt di fotovoltaico e 612 megawatt di eolico, in linea con l'anno precedente. Nei primi tre mesi del 2026 la capacità aggiuntiva raggiunge 1,68 gigawatt, compresi 1,439 gigawatt di fotovoltaico, un livello che resta lontano dal fabbisogno annuo indicato dal Piano nazionale energia e clima, che punta a 50 gigawatt aggiuntivi entro il 2030.Il settore continua però a generare progetti e ad avviare procedure, tanto che ad aprile 2026 la capacità in attesa di partire arriva a 200 gigawatt, di cui 130 di fotovoltaico e 70 di eolico. Il nodo principale non è quindi la mancanza di iniziative industriali, ma la lentezza del permitting, legata al recepimento regionale delle regole del decreto Aree Idonee e ai tempi ancora lunghi degli strumenti regolatori che dovrebbero sostenere la bancabilità degli investimenti.
Secondo il testo, il costo del permitting pesa per il 20-30% sul costo di realizzazione degli impianti e si riflette poi sul prezzo dell'energia. Gli operatori moltiplicano i progetti perché in media solo uno su dieci arriva a conclusione, segnale di un sistema autorizzativo che continua a frenare la messa a terra della capacità disponibile.
Effetti su prezzi dell'energia e filiera industriale
Il rallentamento delle autorizzazioni limita anche l'effetto calmierante che una maggiore produzione rinnovabile potrebbe avere sui prezzi dell'elettricità. Il quadro normativo resta inoltre condizionato dalle modifiche succedutesi negli ultimi anni, dal decreto Agricoltura del 2024 alla revisione del decreto Aree Idonee, fino agli interventi introdotti con il decreto Transizione 5.0 convertito in legge a gennaio.Le criticità si concentrano ora sulle interpretazioni regionali delle aree idonee. Il testo segnala che la Puglia inserisce vincoli su terreni con colture dop o doc, mentre Emilia-Romagna e Lombardia adottano letture considerate restrittive; in Sardegna, la legge regionale impugnata dal governo lascia idoneo solo l'1% del territorio.
L'altro fronte aperto riguarda gli incentivi. Dopo le aste sul FerX transitorio svolte lo scorso anno, il ministero dell'Ambiente lavora al nuovo FerX e sarebbe vicino alla notifica a Bruxelles. La filiera chiede tempi rapidi nel negoziato con l'Ue e una pianificazione anticipata delle aste, perché dopo l'assegnazione servono almeno un paio di anni per realizzare gli impianti.
Nella nostra precedente analisi sul trend M&A in energia, utility e risorse in Italia abbiamo evidenziato come l’aumento della domanda legata ad AI, data center ed elettrificazione stia spingendo investimenti e operazioni su asset infrastrutturali e industriali strategici nell’outlook 2026. L’articolo sottolineava anche la crescente attenzione di operatori industriali e investitori finanziari, con il private equity in accelerazione e l’Italia indicata come potenziale hub europeo per infrastrutture energetiche e digitali.
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