UniCredit sale verso il 42% di Commerzbank e rafforza la pressione sull'Ops
Mentre l'assemblea di Commerzbank si riunisce a Wiesbaden senza la presenza del suo maggiore azionista, UniCredit continua ad aumentare l'esposizione sulla banca tedesca e si avvicina alla soglia del controllo. La posizione potenziale del gruppo italiano arriva a circa il 40,7% del capitale, pari a circa il 42% al netto delle azioni proprie, in un contesto di forti tensioni con il management di Francoforte.
In evidenza
- UniCredit ha raggiunto una partecipazione potenziale del 40,7% (42% escluse azioni proprie) nel capitale di Commerzbank secondo il report Mediobanca.
- UniCredit ha scelto di non partecipare all'assemblea di Commerzbank del 13 maggio, evitando così rischi di essere considerata controllante prima del superamento del 50%.
- Il cda e consiglio di sorveglianza di Commerzbank raccomandano agli azionisti di non accettare l'offerta di scambio di UniCredit, aumentando lo scontro tra i due gruppi.
Partecipazione in crescita e assenza all'assemblea
Come riportato da Bloomberg, UniCredit non ha registrato entro il 13 maggio le azioni detenute in portafoglio e quindi non partecipa all'assemblea odierna di Commerzbank. La scelta arriva mentre un report di Mediobanca indica che il gruppo guidato da Andrea Orcel detiene il 26,77% del capitale e dei diritti di voto della banca tedesca, a cui si aggiunge un 3,22% tramite derivati con opzione di consegna fisica e un ulteriore 10,70% tramite derivati regolati per cassa, pari all'11,16% escludendo le azioni proprie.Secondo questi calcoli, la banca di piazza Gae Aulenti arriva potenzialmente a circa il 40,7% del capitale di Commerzbank, ovvero circa il 42% al netto delle azioni proprie. Gli analisti di Mediobanca osservano che la soglia del 50% più un'azione, necessaria per il controllo assoluto, si avvicina e che sarebbe sufficiente un ulteriore 8-9% del capitale apportato all'offerta perché UniCredit possa raggiungere l'obiettivo.
La mancata partecipazione all'assise segue una linea già adottata lo scorso anno, ma questa volta si inserisce in una fase più delicata per l'Ops. L'assenza evita un confronto diretto con il management della banca di Francoforte, che contesta apertamente l'iniziativa italiana, e mette UniCredit al riparo da un voto assembleare che potrebbe apparire incoerente sia in caso di sostegno sia in caso di opposizione al bilancio e alla strategia "Momentum 2030" della ceo Bettina Orlopp.
Rischi tecnici e scontro con il management tedesco
Alla scelta pesano anche motivi tecnici. Con una partecipazione ormai molto elevata, la presenza al voto potrebbe aumentare il rischio che UniCredit venga considerata di fatto in controllo di Commerzbank anche senza superare il 50%, con possibili effetti di consolidamento della partecipazione e un impatto patrimoniale rilevante, soprattutto in caso di bassa affluenza assembleare.Lo scorso anno all'assemblea era presente solo il 49,65% degli azionisti con diritto di voto, anche se quest'anno l'affluenza è attesa più sostenuta dopo la forte mobilitazione dei vertici tedeschi. Restando fuori dall'assise, il gruppo italiano mantiene inoltre maggiore flessibilità per rispondere alla presa di posizione formale con cui consiglio di amministrazione e consiglio di sorveglianza di Commerzbank raccomandano agli azionisti di non accettare l'offerta di scambio di UniCredit, definita un tentativo opportunistico di acquisire il controllo.
Le dichiarazioni del board tedesco alzano ulteriormente il livello dello scontro tra le due banche e rendono più rilevante la prossima replica del gruppo guidato da Orcel, attesa tra oggi e domani. Per il settore bancario europeo, l'evoluzione dell'Ops resta un passaggio chiave perché può ridisegnare gli equilibri nel consolidamento transfrontaliero tra grandi istituti dell'area euro.
Nella nostra precedente analisi sull’Ops di UniCredit su Commerzbank abbiamo spiegato perché la banca italiana ha scelto di non partecipare all’assemblea annuale dopo non aver registrato le azioni entro la scadenza del 13 maggio. Abbiamo inoltre ricostruito il contesto dello scontro con il board tedesco, le resistenze (anche sul fronte istituzionale) e l’evoluzione della partecipazione di UniCredit tra quota diretta e strumenti derivati, con l’attenzione del mercato alle soglie regolamentari.
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