Alphabet rimane uno dei principali beneficiari del nuovo ciclo di boom dell’intelligenza artificiale. Dopo una serie di importanti annunci a maggio e una solida trimestrale, gli investitori vedono sempre più Google non solo come una società pubblicitaria, ma come un leader a tutto campo nell’infrastruttura AI.
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Il principale motore di crescita resta la rapida espansione di Google Cloud e la profonda integrazione di Gemini nell’ecosistema centrale dell’azienda, inclusi Search, Android, Workspace e YouTube.
Al Google I/O 2026, l’azienda ha di fatto presentato una nuova strategia incentrata sull’“agentic AI”, con Gemini che evolve in uno strato AI universale su tutti i servizi Google. Tra gli annunci più importanti figurano Gemini Spark, nuovi modelli multimodali, funzionalità di ricerca AI di nuova generazione e dispositivi Android XR. I mercati hanno interpretato ciò come un segnale che Google non punta a un semplice chatbot autonomo, ma a integrare l’AI in miliardi di prodotti consumer e business.
Google Cloud emerge come principale motore di crescita finanziaria
L’ultimo trimestre di Alphabet ha superato nettamente le aspettative. I ricavi hanno raggiunto i 109,9 miliardi di dollari (+22% su base annua), mentre Google Cloud è cresciuto del 63%, segnando una delle migliori performance tra i principali hyperscaler. I margini operativi del segmento Cloud sono migliorati sensibilmente, segno che gli investimenti in AI stanno iniziando a generare profitti concreti invece di aumentare solo i costi.
Un ulteriore catalizzatore è arrivato dall’iniziativa congiunta Google–Blackstone per sviluppare una società di cloud AI alimentata dai chip Google TPU. Blackstone dovrebbe investire circa 5 miliardi di dollari e il progetto è visto come uno sforzo di Alphabet per ridurre il dominio di Nvidia rafforzando al contempo la propria posizione nell’infrastruttura AI.
Rischi principali: spese elevate e pressione antitrust
Nonostante il sentiment positivo del mercato, Alphabet deve ancora affrontare rischi significativi. L’azienda continua ad aumentare in modo aggressivo le spese in conto capitale, con investimenti previsti nell’infrastruttura AI che si avvicinano ai 190 miliardi di dollari. Questo mette sotto pressione il free cash flow e solleva dubbi su quanto rapidamente la monetizzazione dell’AI possa compensare i costi in aumento.
Allo stesso tempo, la pressione regolatoria continua a intensificarsi. Le procedure antitrust negli Stati Uniti restano concentrate sul dominio nella ricerca e nella pubblicità digitale, mentre gli investitori osservano da vicino se Google riuscirà a mantenere la leadership contro OpenAI, Microsoft e Meta nell’AI consumer. Tuttavia, il consenso degli analisti resta ampiamente costruttivo: la combinazione di dominio nella ricerca, scala cloud, chip TPU proprietari e un enorme ecosistema di utenti continua a posizionare Alphabet come uno dei temi di investimento AI più forti del 2026.
Dopo aver raggiunto quota 408 dollari, le azioni GOOGL sono finite sotto pressione poiché i trader hanno iniziato a incassare i profitti sulle posizioni long. Tuttavia, il ribasso resta per ora limitato dal supporto in area 385 dollari. Dai livelli attuali, sono possibili tentativi di rimbalzo verso 390–400 dollari; una rottura sotto il supporto, come già segnalato in Alphabet accelera la trasformazione AI, potrebbe intensificare la pressione ribassista.
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