Il WTI scende mentre il premio di rischio si riduce
Dopo un forte balzo sopra i 100 dollari al barile, il greggio WTI è entrato in una fase di correzione e chiude la settimana vicino ai 90 dollari. Il principale fattore alla base del calo sono le crescenti aspettative di un possibile accordo tra Stati Uniti e Iran, insieme a segnali che indicano una proroga del quadro di de-escalation attorno allo Stretto di Hormuz.
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Il mercato ha iniziato a scontare attivamente il premio geopolitico che aveva precedentemente spinto i prezzi al rialzo per il timore di una grave interruzione dell’offerta dal Golfo Persico. Nel corso della settimana, il WTI ha perso oltre il 14%, segnando uno dei cali più marcati degli ultimi mesi.
Pressione in aumento sulle aspettative di ripresa dell’offerta
Gli investitori puntano sempre più su una graduale normalizzazione della logistica petrolifera e su un rischio ridotto di una crisi energetica su larga scala. Nonostante le tensioni regionali persistano, il mercato sta già considerando uno scenario in cui parte dell’offerta iraniana torni sul mercato globale. Ulteriore pressione deriva dalle aspettative di un quadro dell’offerta più equilibrato nella seconda metà dell’anno, soprattutto se l’OPEC+ continuerà ad aumentare moderatamente la produzione.
Il supporto fondamentale limita il ribasso
Allo stesso tempo, il mercato non è ancora pronto a confermare un’inversione ribassista completa. I dati EIA più recenti hanno mostrato un quinto calo settimanale consecutivo delle scorte di greggio USA, mentre le scorte di benzina continuano a diminuire a fronte di una domanda stagionale in aumento. Gli operatori sottolineano inoltre che il mercato fisico resta relativamente teso e che le interruzioni dell’offerta non sono state completamente risolte. Per questo motivo, l’attuale fase di vendite appare più come una correzione dopo un rally surriscaldato che l’inizio di un trend ribassista duraturo.
Scenario principale: volatilità elevata destinata a persistere
Nelle prossime settimane, lo scenario di base prevede il WTI in un ampio range tra 85 e 95 dollari al barile. Se i progressi diplomatici tra Washington e Teheran saranno ufficialmente confermati, il mercato potrebbe testare il limite inferiore di questo intervallo. Tuttavia, eventuali nuovi incidenti nello Stretto di Hormuz o un’interruzione dei negoziati, come evidenziato nell’articolo Il WTI rimbalza mentre crescono le tensioni in Medio Oriente, potrebbero rapidamente far risalire i prezzi. Al momento, il petrolio resta un mercato guidato dalla geopolitica, dove le notizie hanno un impatto maggiore sull’andamento dei prezzi rispetto ai fondamentali tradizionali di domanda e offerta.
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