Unioncamere stima 12 miliardi dal rientro dei giovani talenti in Italia
L’invecchiamento della forza lavoro italiana pesa sulla competitività delle imprese e sulla loro capacità di sostenere la transizione digitale e sostenibile. Per Unioncamere, riportare in Italia metà dei giovani expat genererebbe un beneficio economico stimato in 12 miliardi di euro, pari a circa mezzo punto di Pil.
In evidenza
- Unioncamere stima un potenziale impatto economico di 12 miliardi di euro dal rientro dei giovani talenti emigrati in Italia.
- Le imprese italiane con una quota elevata di under 35 registrano una crescita della produttività del 7,2% e aumenti di fatturato e occupazione di 1,5 punti percentuali.
- Nel 2023 il 48% delle posizioni per under 30 è risultato difficile da coprire, con il 31% dei casi dovuto all’assenza di candidati giovani.
Produttività e innovazione legate all’età media
Secondo Il Sole 24 Ore, come si legge in una nota di Unioncamere, le più recenti analisi dell’ente e del Centro studi Tagliacarne, basate su elaborazioni originali e fonti istituzionali, indicano che l’età della forza lavoro è diventata un nodo strutturale per la crescita delle aziende italiane.Secondo le stime riportate, le imprese capaci di attrarre e trattenere talenti under 35 registrano un aumento della produttività del 7,2%. I dati Istat citati da Unioncamere mostrano inoltre che le aziende con una presenza più elevata di giovani crescono più delle altre, con un incremento di fatturato e occupazione superiore di 1,5 punti percentuali.
La propensione all’innovazione di processo aumenta fino a un’età media degli occupati di 36 anni, mentre quella di prodotto arriva fino a 42 anni, per poi ridursi in modo marcato. In questo quadro, il 60% delle imprese italiane ha già superato la soglia anagrafica oltre la quale, secondo Istat, si indebolisce la spinta a innovare.
Effetti economici e carenza di candidati
Unioncamere sostiene che un’inversione della tendenza, a partire dal rientro di una parte dei giovani emigrati, produrrebbe effetti rilevanti sul sistema economico. Il presidente Andrea Prete afferma che le nuove generazioni si muovono con minori barriere culturali e territoriali, confrontano salari, qualità del lavoro, accesso all’innovazione e opportunità di crescita, e chiedono un impegno comune per valorizzare creatività e competenze.Il fenomeno si inserisce in un mercato del lavoro profondamente cambiato negli ultimi vent’anni. Secondo l’analisi richiamata da Unioncamere, la quota di occupati over 50 in Italia è raddoppiata dal 20% a circa il 40%, mentre quella degli under 35 è scesa dal 35% a meno del 25%, su dati Cnel.
Le imprese continuano comunque a cercare giovani. Il Sistema informativo Excelsior di Unioncamere e Ministero del Lavoro indica che ogni anno circa il 28% dei contratti programmati è destinato agli under 30, ma lo scorso anno il 48% di queste posizioni risultava difficile da coprire, soprattutto per assenza di candidati, che pesa per il 31% dei casi. Il quadro segnala un impatto diretto per il tessuto produttivo italiano, tra domanda di competenze, fuga di capitale umano e vincoli alla crescita nei settori più esposti all’innovazione.
Nel nostro precedente approfondimento sull’invecchiamento della forza lavoro in Italia abbiamo evidenziato come la struttura anagrafica stia diventando un freno alla competitività delle imprese e alla transizione digitale e sostenibile. L’analisi riportava che le aziende in grado di attrarre e trattenere talenti under 35 registrano un vantaggio misurabile in produttività e crescita, mentre superate certe soglie di età media la propensione all’innovazione tende a ridursi in modo marcato.
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