Italia, occupazione in crescita nel primo trimestre mentre aumenta il costo del lavoro

Italia, occupazione in crescita nel primo trimestre mentre aumenta il costo del lavoro
Occupazione e costi in rialzo

Nel primo trimestre del 2026 il mercato del lavoro italiano mostra un aumento degli occupati e delle ore lavorate, in un quadro di crescita moderata anche del Pil. Il miglioramento congiunturale si accompagna al calo dei disoccupati, mentre salgono gli inattivi e si rafforza la pressione del costo del lavoro per le imprese.

In evidenza

  • Nel primo trimestre 2026 gli occupati in Italia salgono a 24 milioni e 207 mila, in aumento di 67 mila unità (+0,3%) rispetto al trimestre precedente.
  • Il tasso di disoccupazione scende al 5,3% e il tasso di occupazione sale al 62,7%, con una riduzione di 110 mila disoccupati (-7,6%) nel trimestre.
  • Il costo del lavoro per unità aumenta dell'1,2% sul trimestre e del 3% sull'anno, trainato dai contributi sociali (+3,5%), mentre il tasso dei posti vacanti si attesta all'1,7%.

Andamento dell'occupazione e indicatori trimestrali

I dati diffusi dall'Istat indicano che nel primo trimestre del 2026 gli occupati salgono a 24 milioni e 207 mila, con un aumento di 67 mila unità, pari allo 0,3%, rispetto al quarto trimestre del 2025. La crescita è sostenuta soprattutto dagli indipendenti, in aumento di 72 mila unità, e in misura minore dai dipendenti a tempo determinato, mentre i dipendenti a tempo indeterminato registrano un lieve calo.

Nello stesso periodo diminuisce il numero dei disoccupati di 110 mila unità, pari al 7,6% in tre mesi, mentre gli inattivi tra 15 e 64 anni aumentano di 44 mila unità, pari allo 0,4%. Al netto degli effetti stagionali, il tasso di occupazione sale al 62,7%, il tasso di disoccupazione scende al 5,3% e il tasso di inattività raggiunge il 33,7%. Nei dati provvisori di aprile 2026, rispetto al mese precedente, prosegue l'aumento degli occupati, con un incremento dello 0,5%.

Su base annua la crescita dell'occupazione continua ma con intensità inferiore rispetto al trimestre precedente, con 50 mila occupati in più, pari allo 0,2%. L'incremento coinvolge soltanto gli indipendenti, mentre calano sia i dipendenti a termine sia quelli a tempo indeterminato; nello stesso confronto tendenziale i disoccupati diminuiscono di 394 mila unità e gli inattivi tra 15 e 64 anni aumentano di 320 mila.

Impatto su imprese e costo del lavoro

Dal lato delle imprese, le posizioni lavorative dipendenti continuano a mostrare una crescita congiunturale dello 0,5% nel primo trimestre del 2026, sia nella componente a tempo pieno sia in quella a tempo parziale. La quota del part time scende così al 28,8%, mentre la domanda di posizioni in somministrazione diminuisce dello 0,3% dopo due trimestri di crescita e il lavoro intermittente accelera del 3,1% rispetto al trimestre precedente.

Anche su base annua le posizioni lavorative aumentano dell'1,5%, con una dinamica più marcata per il tempo pieno rispetto al part time. Le posizioni in somministrazione calano dello 0,6%, mentre quelle intermittenti crescono dell'8,7%, il valore più alto dopo la fase di ripresa post-Covid; le ore lavorate per dipendente diminuiscono dello 0,3% sul trimestre ma aumentano dello 0,1% su base annua, mentre il ricorso alla cassa integrazione scende a 7,7 ore ogni mille ore lavorate.

Il costo del lavoro per unità di lavoro equivalente a tempo pieno aumenta dell'1,2% rispetto al trimestre precedente, per effetto della crescita sia delle retribuzioni sia dei contributi sociali, entrambi in rialzo dell'1,1%. Su base annua l'incremento del costo del lavoro raggiunge il 3%, trainato soprattutto dall'aumento dei contributi sociali del 3,5%, mentre il tasso dei posti vacanti si attesta all'1,7%, in calo sia sul trimestre sia rispetto a un anno prima.

Nella nostra precedente analisi sulla crescita delle imprese coesive in Italia abbiamo evidenziato come, nel quinquennio 2020-2025, aumenti la quota di aziende che rafforzano reti con filiere, istituzioni e stakeholder, con un impatto positivo sulla competitività. L’articolo sottolineava inoltre che queste imprese mostrano una maggiore propensione agli investimenti green e digitali, grazie a relazioni più strutturate con territori e comunità.

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