Ex Ilva, la Cassazione conferma il sequestro dell'altoforno 1 a Taranto
La decisione della Corte di Cassazione mantiene fermo un impianto chiave per il ritorno dell'ex Ilva di Taranto a un assetto produttivo regolare. Il nodo incide sui tempi di riavvio dell'altoforno 1, per cui sarebbero necessari almeno otto mesi di ripristino funzionale dopo un eventuale dissequestro.
In evidenza
- La Corte di Cassazione conferma il sequestro dell'altoforno 1 dell'ex Ilva di Taranto, respingendo il ricorso dell'azienda il 12 giugno.
- Il ritorno alla piena operatività del polo siderurgico dipende dal dissequestro dell'altoforno 1 e dalla decisione sui tempi di riattivazione dell'altoforno 4.
- Il ministro Adolfo Urso ha dichiarato che ogni giorno di blocco dell'altoforno 1 genera danni economici pari a 4 milioni di euro.
Decisione giudiziaria e prossime mosse
Come riportato da Il Sole 24 Ore, la quarta sezione della Corte di Cassazione respinge il ricorso dell'azienda e conferma il sequestro dell'altoforno 1 dell'ex Ilva di Taranto. L'udienza si svolge il 12 giugno davanti al collegio presieduto da Donatella Ferranti, mentre le motivazioni della decisione sono attese entro 30 giorni.L'azienda si era rivolta alla Suprema Corte dopo i due pareri contrari della Procura di Taranto espressi l'anno scorso e dopo il rigetto deciso a febbraio dal gip Mariano Robertiello. Fonti vicine alla società osservano comunque che gli accertamenti tecnici disposti dall'autorità giudiziaria si concludono nello scorso aprile e che il gruppo valuterà le prossime iniziative una volta esaminate le motivazioni della sentenza.
Nel provvedimento del 12 febbraio, il gip aveva scritto che l'istanza di dissequestro non è fondata e deve essere rigettata. Il giudice aveva inoltre richiamato l'orientamento giurisprudenziale secondo cui il sequestro probatorio deve essere mantenuto quando il bene conserva una concreta e attuale funzione di fonte di prova, anche se restano da svolgere accertamenti non marginali che richiedono la conservazione materiale dell'impianto nello stato in cui si trova.
Impatto sulla produzione e costi del fermo
L'azienda sostiene in Cassazione che il mantenimento del sequestro dell'altoforno 1 è illegittimo perché in contrasto con i principi di proporzionalità, adeguatezza e gradualità della misura cautelare. Trattandosi di un sequestro probatorio, la società ritiene inoltre che le attività di indagine debbano essere svolte nel più breve tempo possibile.Dal dissequestro dipende anche la possibilità per il polo siderurgico di Taranto di tornare nei prossimi mesi a un funzionamento regolare con tre altiforni. Il numero 2 è in marcia, mentre sull'altoforno 4 i lavori di manutenzione si completano a fine mese; i commissari devono però decidere se riattivarlo a luglio oppure attendere ancora, anche in base all'evoluzione delle trattative per la cessione della società a un nuovo investitore.
La vicenda resta rilevante anche per l'impatto economico del fermo. Dopo l'incendio del maggio 2025, che non causa feriti, emergono tensioni tra azienda e autorità giudiziaria sul mancato via libera ad alcune azioni urgenti prospettate per limitare i danni all'impianto; il ministro Adolfo Urso aveva inoltre dichiarato in Parlamento lo scorso 12 marzo che ogni giorno di blocco dell'altoforno 1 comporta danni per 4 milioni di euro.
Nella nostra precedente analisi sulla crescita dell’export del made in Italy abbiamo evidenziato che le esportazioni italiane, dopo i 640 miliardi del 2025, continuano a espandersi nei primi mesi del 2026 con una stima di 660 miliardi a fine anno e un obiettivo di 700 miliardi entro il 2027. L’articolo sottolineava anche come, nonostante dazi, conflitti e rincari di energia e materie prime, le imprese stiano diversificando i mercati di sbocco e rafforzando le reti di supporto all’estero per mantenere competitività e continuità operativa.
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