Giustizia italiana riduce i tempi dei procedimenti, target Pnrr centrato nel penale ma non nel civile

Giustizia italiana riduce i tempi dei procedimenti, target Pnrr centrato nel penale ma non nel civile
Giustizia, tempi in calo

L'efficienza del sistema giudiziario italiano migliora nel 2025, con una riduzione dei tempi medi sia nei procedimenti civili sia in quelli penali lungo tutti i gradi di giudizio. Il calo è particolarmente marcato in Cassazione e consente al comparto penale di raggiungere l'obiettivo Pnrr, mentre il civile resta sotto il target previsto ma mostra un'accelerazione rispetto al 2024.

In evidenza

  • Nel 2025 occorrono in media 1.789 giorni per un procedimento civile completo, in calo del 28,8% dal 2019 ma sopra il target Pnrr di 1.507 giorni.
  • Il penale centra il traguardo Pnrr con 958 giorni medi nel 2025, superando il target di 1.044 giorni e segnando -31,2% dal 2019.
  • L'indice di ricambio raggiunge 1,09 nel civile e 1,38 nel penale in Corte di appello nel 2025, confermando un netto smaltimento dell'arretrato.

Tempi di definizione e obiettivi Pnrr

I dati diffusi dall'Istat mostrano che nel 2025 servono in media 1.789 giorni per chiudere un procedimento civile che attraversi tutti i gradi di giudizio, in calo dai 2.512 giorni del 2019. L'obiettivo del Pnrr per il contenzioso civile fissa però una durata inferiore a 1.507 giorni, quindi il traguardo non è ancora raggiunto.

La contrazione dei tempi nel civile è del 28,8% rispetto al 2019 ed è trainata soprattutto dalla Cassazione, dove il disposition time scende del 33,8%, da 1.302 a 863 giorni. Nei Tribunali la riduzione è del 21,8%, con 435 giorni medi nel 2025, mentre nelle Corti di appello il calo è del 24,8%, a 492 giorni. Su base annua, la flessione tra 2024 e 2025 è del 10,9%, un andamento che indica ulteriore margine di miglioramento nel 2026.

Nel penale, invece, il sistema centra il target Pnrr. Il tempo medio di definizione di un procedimento che passi per tutti i gradi si attesta a 958 giorni nel 2025, rispetto ai 1.392 del 2019, superando l'obiettivo fissato a 1.044 giorni e segnando una riduzione complessiva del 31,2%.

Smaltimento dell'arretrato e composizione delle cause

Un altro segnale di maggiore efficienza arriva dall'indice di ricambio, che misura il rapporto tra procedimenti definiti e iscritti. Nel contenzioso civile il valore medio raggiunge 1,09 nel 2025, con livelli più elevati in Cassazione, a 1,30, e in Corte di appello, a 1,17, mentre in Tribunale si ferma a 1,07.

Anche nel penale aumenta il numero di procedimenti chiusi rispetto a quelli avviati, soprattutto in Corte di appello, dove il clearance rate arriva a 1,38. Negli ultimi anni il sistema riesce così a definire più casi di quanti ne entrino, con una riduzione consistente dei procedimenti pendenti tra il 2019 e il 2025 in tutti i gradi di giudizio.

Restano tuttavia aree di pressione, in particolare nel penale, dove le prescrizioni in Corte di appello diminuiscono ma restano elevate al 19,4%, dal 25,8% del 2019. Sul fronte civile, in Tribunale la quota maggiore delle nuove iscrizioni nel 2025 riguarda le cause di lavoro, pari al 25,7%, seguite dagli accertamenti tecnici preventivi in materia di previdenza, al 22,7%, mentre tra i procedimenti pendenti prevalgono le controversie contrattuali, al 17,4%, e quelle di lavoro, al 13,7%.

Nel nostro precedente approfondimento sul Pnrr e sulle riforme in Italia abbiamo spiegato perché, in vista della scadenza del Piano nell’agosto 2026, resta cruciale mantenere alto il ritmo di investimenti e interventi strutturali per sostenere la crescita potenziale. Abbiamo inoltre evidenziato come le risorse del Pnrr possano favorire anche gli investimenti privati e contribuire a progressi su mercato del lavoro, innovazione e riduzione dei divari territoriali.

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