Porti italiani, riforma e intermodalità al centro della competitività con il Nord Europa

Porti italiani, riforma e intermodalità al centro della competitività con il Nord Europa
Porti e competizione UE

La logistica marittima e i collegamenti tra nave, gomma e treno si confermano una priorità per l’industria lombarda e italiana, mentre la geopolitica rafforza il peso strategico dei porti anche per gli approvvigionamenti energetici. Il settore guarda al completamento del Terzo valico entro quattro anni, alla chiusura dei lavori sulla rete ferroviaria nazionale legati al Pnrr e alla revisione dell’Ets Ue per il trasporto marittimo.

In evidenza

  • Italian ports are projected to handle 510 million tonnes of goods in 2025, underscoring sector centrality amid ongoing national port reform debates at the Chamber of Deputies.
  • The current EU ETS scheme disadvantages European ports versus exempted competitors, prompting Confindustria to urge revisions to retain investment resources within the sector.
  • The proposed reform aims to establish Porti d’Italia as a national coordinating body, optimizing the role of Italy's 16 Port System Authorities for greater integration and specialization.

Confronto sulla riforma e nodi infrastrutturali

Come riportato da Il Sole 24 Ore, i temi della riforma dei porti e dell’intermodalità sono al centro del convegno Il mare che muove l’industria, organizzato a Milano dal ministero delle Politiche del mare con Confindustria e Assolombarda e moderato dal direttore del quotidiano Fabio Tamburini.

Alvise Biffi, presidente di Assolombarda, afferma che il sistema Confindustria segue con attenzione il disegno di legge di riforma della portualità nazionale ora all’esame della Camera e contribuisce al confronto con un position paper. Secondo Biffi, servono regole chiare, tempi certi, responsabilità definite e continuità degli investimenti; a sostegno della centralità del comparto cita anche i 510 milioni di tonnellate di merci movimentate nel 2025 dai porti italiani.

Biffi aggiunge che la capacità di connessione dei porti deve essere sostenuta da infrastrutture terrestri adeguate, indicando il Terzo valico e, più in generale, le reti transeuropee di trasporto come elementi decisivi per rafforzare il sistema logistico nazionale.

Pressione competitiva ed effetti dell’Ets Ue

Mario Zanetti, delegato di Confindustria per l’economia del mare, definisce la riforma portuale una priorità di politica industriale per competere con gli hub del Nord Europa e della sponda sud del Mediterraneo. A suo avviso, l’attuale assetto dell’Ets favorisce i concorrenti esclusi dal meccanismo e va corretto per evitare di penalizzare i porti europei e sottrarre risorse alle imprese destinate agli investimenti.

Zanetti sostiene inoltre che i fondi generati dall’Ets debbano restare ai settori che li producono, così da trasformare la transizione in un’opportunità industriale e non in un fattore di svantaggio competitivo.

Matteo Paroli, presidente dell’Autorità portuale di Genova e Savona, spiega che la riforma punta a creare attraverso la società Porti d’Italia una cabina di regia nazionale incaricata di definire le specializzazioni dei singoli scali. Paroli precisa che le 16 Autorità di sistema portuale non sono eccessive se inserite in un coordinamento più stretto e cita come esempio di collaborazione ligure l’utilizzo del materiale dei dragaggi della Spezia per riempire i cassoni centrali della nuova diga foranea di Genova in costruzione.

Nel nostro precedente articolo sull’investimento di CDP Venture Capital in Carnomotive abbiamo raccontato il finanziamento da oltre 2 milioni di euro a una startup che sviluppa un sistema per catturare e riutilizzare la CO2 generata dai motori diesel pesanti. La soluzione, pensata per camion, autobus e mezzi industriali, punta a ridurre le emissioni senza sostituire intere flotte, segnalando l’interesse crescente verso tecnologie di decarbonizzazione con ricadute dirette su logistica e trasporto pubblico.

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