Italia, il biometano resta sotto target nonostante incentivi e Pnrr

Italia, il biometano resta sotto target nonostante incentivi e Pnrr
Biometano, sfida ai target

La filiera italiana del biometano amplia il proprio peso nei trasporti, nell'industria e nella sicurezza energetica, mentre gli investimenti sostenuti dagli incentivi accelerano lo sviluppo degli impianti. Tuttavia, il traguardo nazionale fissato dal Pniec per il 2030 resta a rischio e il raggiungimento appare più realistico solo intorno al 2035.

In evidenza

  • Italia registra 176 impianti di biometano a giugno 2026 con capacità annua di poco più di 1 miliardo di Smc, ben sotto il target di 5 miliardi Smc al 2030.
  • Il divario produttivo di biometano in Italia stimato tra 1,2 e 2,1 miliardi Smc annui è attribuito principalmente a complessità autorizzative, normative frammentate e scarsa bancabilità.
  • A livello mondiale, nel 2024 la produzione di biocombustibili liquidi raggiunge 157 milioni di tonnellate, ma i combustibili fossili nei trasporti superano ancora 2,5 miliardi di tonnellate.

Sviluppo degli impianti e limiti del quadro normativo

Come riporta Il Sole 24 Ore, l'edizione 2026 del “Biomethane & Biofuels Report” di Energy&Strategy della Polimi School of Management indica che gli obiettivi di produzione di biometano in Italia non saranno raggiunti nei tempi previsti, nonostante il settore sia considerato una delle opzioni più mature per sostituire il gas fossile.

A giugno 2026 in Italia si contano 176 impianti in esercizio, di cui 115 riconducibili al Dm 2018 che, insieme al Dm 2022, incentiva gli investimenti nel comparto. La capacità produttiva attuale è di circa 115.000 Smc/h, pari a poco più di 1 miliardo di Smc l'anno, con una distribuzione geografica ancora fortemente concentrata nel Nord del Paese, dove si trova la maggior parte degli impianti attivi e di quelli in sviluppo.

Secondo il report, l'Italia non riesce a centrare il target del Piano nazionale integrato per l'energia e per il clima, che prevede una produzione di 5 miliardi di metri cubi di biometano entro il 2030. Il divario stimato oscilla tra 1,2 e 2,1 miliardi di metri cubi annui e per colmarlo servono procedure autorizzative più snelle e una normativa più armonizzata, dopo anni di misure frammentate e di breve periodo che limitano la pianificazione degli investimenti.

Paolo Maccarrone, direttore scientifico del report, afferma che il mercato presenta elevata complessità autorizzativa, ridotta bancabilità dei progetti, filiera poco integrata, produzione frammentata e scarsa competitività di costo rispetto al metano fossile. Secondo Maccarrone, continua inoltre a mancare una visione strategica di lungo periodo capace di dare stabilità agli operatori, non solo con incentivi alla produzione ma anche con strumenti che affrontino i nodi della domanda strutturata e dell'integrazione di filiera.

Crescita dei biocombustibili e impatto sul sistema energetico

Il quadro descritto dal report si estende anche ai biocombustibili, segmento che insieme al biometano mantiene un potenziale elevato ma deve ancora confrontarsi con costi alti, legati all'importazione delle materie prime, e con incertezze regolatorie che ne frenano la piena maturazione industriale.

Negli ultimi 20 anni la produzione mondiale di biocombustibili liquidi cresce di sette volte e nel 2024 arriva a 157 milioni di tonnellate. In Europa la produzione raggiunge 19 milioni di tonnellate, mentre i consumi si attestano a 21 milioni.

Nonostante questa espansione, il peso dei combustibili fossili nei trasporti resta nettamente superiore. Secondo la World Bioenergy Association e la Global Biofuel Alliance, nel 2024 la produzione di combustibili fossili destinati ai trasporti supera 2,5 miliardi di tonnellate, confermando la distanza che le filiere rinnovabili devono ancora colmare nel sistema energetico.

Nel nostro precedente articolo sul Transition plan 2026 di Leonardo abbiamo ricostruito come il gruppo colleghi 1,2 miliardi di euro di investimenti ai propri obiettivi climatici, integrando strategia ambientale, circolarità e transizione digitale. Abbiamo inoltre evidenziato l’avanzamento su indicatori ESG, con una riduzione delle emissioni dirette e una quota crescente di finanziamenti legati a parametri di sostenibilità.

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