Confindustria vede nel target Nato al 3,5% del Pil una leva per il piano industriale della difesa
Nel confronto sul rafforzamento della spesa per la difesa, Confindustria indica il nuovo obiettivo Nato come un passaggio che può incidere sulla politica industriale italiana ed europea. Il traguardo del 3,5% del Pil entro il 2035, secondo l'associazione, deve tradursi in investimenti su innovazione, competenze, occupazione qualificata e competitività nazionale.
In evidenza
- Italia deve adottare il target NATO al 3,5% del PIL come leva per sviluppare una solida strategia industriale nazionale in difesa e aerospazio.
- Confindustria sottolinea la priorità di investire in ricerca e sviluppo nazionale, puntando su ricadute civili e occupazione qualificata nel settore difesa.
- Orsini avverte che, secondo Sipri, la Spagna aumenterà la spesa per la difesa del 50% tra 2024 e 2025, raggiungendo il 2,1% del PIL nel 2025, evidenziando il rischio che l'Italia resti indietro.
Strategia industriale per difesa e aerospazio
Come riporta Il Sole 24 Ore Radiocor, il presidente di Confindustria Emanuele Orsini afferma che l'obiettivo Nato sulla spesa per la difesa non rappresenta soltanto un vincolo finanziario, ma uno dei pilastri su cui costruire una strategia industriale di lungo periodo per l'Italia e per l'Europa.Intervenendo al lancio dell'iniziativa Connext Filiere, dedicata al rafforzamento delle filiere industriali di aerospazio, difesa e sicurezza, Orsini sostiene che la decisione impone una linea nazionale capace di trasformare le risorse in innovazione, sviluppo di competenze, nuova occupazione qualificata e maggiore competitività del sistema produttivo.
Il presidente di Confindustria sottolinea inoltre la necessità di evitare che questi investimenti si spostino all'estero. Per il sistema delle imprese italiane, aggiunge, la priorità resta generare crescita in Italia puntando su ricerca e sviluppo nazionale, anche per le ricadute dual use dei settori aerospazio e difesa, con applicazioni strategiche in ambito civile.
Pressione competitiva europea e internazionale
Orsini avverte che Italia ed Europa devono sostenere con risorse adeguate le proprie filiere strategiche per non perdere terreno nella competizione con U.S. e Cina. A suo giudizio, il rafforzamento della base industriale della difesa diventa quindi anche una questione di posizionamento industriale internazionale.Nel suo intervento richiama anche il rafforzamento in corso in altri Paesi europei. Cita in particolare la Spagna che, secondo i dati Sipri menzionati da Orsini, tra il 2024 e il 2025 aumenta del 50% la spesa nel comparto e nei nove anni precedenti passa dall'1,1% del Pil nel 2016 al 2,1% nel 2025, un andamento che per Confindustria segnala il rischio che l'Italia resti indietro se non accelera.
Nel nostro precedente articolo sul progetto Connext Filiere Aerospazio, Difesa e Sicurezza di Confindustria abbiamo spiegato che l’iniziativa punta a integrare nuove imprese nelle catene produttive già consolidate, collegandole ai capifiliera in una logica di complementarietà. Abbiamo inoltre evidenziato l’obiettivo di aumentare la competitività a livello europeo, evitando concorrenza interna e valorizzando un coordinamento di sistema con il supporto delle associazioni di settore.
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