Bilancio Ue, il piano 2028-2034 sposta il baricentro tra coesione e competitività
Il confronto sul Quadro finanziario pluriennale 2028-2034 entra nella fase decisiva perché lega la dimensione del bilancio europeo alla distribuzione del potere sulle risorse per coesione e competitività. La proposta della Commissione, presentata a luglio 2025, ridisegna infatti l'architettura della spesa comune in un contesto di pressioni geopolitiche e di ricerca di maggiore crescita.
In evidenza
- La proposta della Commissione per il Quadro finanziario pluriennale 2028-2034 ammonta a circa 1.763 miliardi di euro, inclusi 150 miliardi per interessi sul debito Recovery Plan.
- Il nuovo bilancio prevede 865 miliardi per coesione, agricoltura, politiche sociali, migrazione e sicurezza, 450 miliardi per il Fondo europeo per la competitività e 175 miliardi per Horizon Europe.
- La presidenza cipriota propone un taglio del 3,6% alle risorse per competitività e ricerca, mantenendo quasi invariate quelle per i piani nazionali.
Ripartizione delle risorse e nodo della governance
Come riportato da Il Sole 24 Ore, la proposta della Commissione per il Quadro finanziario pluriennale 2028-2034 vale circa 1.763 miliardi di euro a prezzi 2025, pari all'1,26% del reddito nazionale lordo, e include 150 miliardi destinati agli interessi sul debito contratto per il piano europeo per la ripresa e resilienza.Più della metà del bilancio confluisce in una voce unica da 865 miliardi che accorpa coesione, agricoltura, politiche sociali, migrazione e sicurezza. Sul fronte della competitività, il pacchetto comprende invece il nuovo Fondo europeo per la competitività con 450 miliardi e Horizon Europe con 175 miliardi.
In questo quadro, la presidenza cipriota propone un taglio del 3,6% alle risorse per competitività e ricerca, mentre quelle destinate ai piani nazionali restano quasi invariate. Il punto centrale non riguarda solo i massimali di spesa, ma il modo in cui l'Unione sceglie di integrare obiettivi diversi, dalla competitività internazionale alla coesione territoriale, e quali istituzioni debbano condividere la responsabilità dell'azione comune.
Effetti attesi sull'assetto dell'Unione
Nel mutato scenario geopolitico, il dibattito sul bilancio mette in evidenza un'Unione che si scopre lenta, debole e poco preparata, priva di strumenti sufficientemente rapidi e ancora appesantita da riforme istituzionali e di bilancio non realizzate.Da qui nasce la svolta che affianca alla tradizionale centralità della coesione una maggiore enfasi sulla competitività, con ricerca e investimenti critici sostenuti da una dotazione finanziaria rilevante e dall'effetto leva sul capitale privato. L'assunto è che il mercato unico non basti più e che una politica industriale più incisiva nei settori strategici sia necessaria per sostenere la crescita dell'Unione e, di riflesso, anche la coesione sociale e territoriale.
La politica di coesione mantiene però un ruolo strutturale nel progetto europeo. Oltre ai limiti di una governance multilivello giudicata poco flessibile e lenta, il suo bilancio storico comprende l'ampliamento della partecipazione diretta delle comunità regionali, urbane e locali e la diffusione di pratiche amministrative più trasparenti, in particolare nel Sud Europa e nei Paesi con un passato centralista e autoritario.
Nel nostro precedente articolo su Sinloc e sul suo piano industriale, abbiamo raccontato la crescita del gruppo nel 2024, con ricavi in aumento e un focus sugli investimenti e l’advisory nelle infrastrutture locali, in particolare nel settore energetico. Abbiamo anche evidenziato il rafforzamento della presenza operativa nel Mezzogiorno tramite la nuova controllata in Sicilia e Calabria, come segnale di attenzione allo sviluppo territoriale e ai progetti sul campo.
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