Federchimica avverte, il costo Ets per la chimica italiana sale fino a 1,5 miliardi e frena gli investimenti

Federchimica avverte, il costo Ets per la chimica italiana sale fino a 1,5 miliardi e frena gli investimenti
Chimica sotto pressione Ets

La chimica italiana segnala un peggioramento della pressione competitiva in Europa mentre aumentano i costi regolatori, energetici e fiscali per le imprese del settore. Federchimica indica che il solo Ets può arrivare a valere 1,5 miliardi di euro l'anno per il comparto, sottraendo risorse a ricerca, innovazione e capacità produttiva.

In evidenza

  • Costo Ets per la chimica italiana salirà da 600 milioni a 1,5 miliardi di euro annui nei prossimi anni, penalizzando investimenti e competitività.
  • Dal 2022 al 2025, la produzione europea di chimica cala del 9% e gli investimenti crollano del 90%, con l'Italia a -13% rispetto ai livelli del 2021.
  • Entro il 2026 è attesa un'ulteriore contrazione del 3% nella produzione chimica italiana, con prezzi europei del gas naturale pari a 3,3 volte quelli Usa.

Pressione Ets e investimenti del settore

Come riportato da Il Sole 24 Ore, Federchimica stima che il costo dell'Emissions trading system per le imprese chimiche italiane passi dagli attuali 600 milioni di euro annui a 1,5 miliardi nei prossimi anni, salvo un'evoluzione favorevole della revisione del sistema in discussione a livello Ue. Il presidente Francesco Buzzella afferma che il nodo non è la concorrenza in sé, ma la concorrenza tra sistemi regolati da regole diverse, con un'industria italiana che soffre asimmetrie regolatorie, energetiche, fiscali, tecnologiche e negli aiuti di Stato.

Per il settore, che unisce alta intensità energetica e forte dipendenza dal gas naturale anche come materia prima, la politica energetica diventa una leva industriale centrale. Buzzella sostiene che l'Ets oggi pesa sulla chimica per una cifra pari all'intera spesa in ricerca e sviluppo del comparto, mentre il Cbam resta limitato soprattutto a materie prime, prodotti di base e alcuni semilavorati ad alta intensità di carbonio, senza applicazione generalizzata ai prodotti finiti.

Secondo Federchimica, il rischio è che il phase out accelerato delle quote gratuite avanzi prima che l'efficacia del Cbam sia verificata in modo concreto. In questo quadro, le imprese vengono penalizzate due volte e sono incentivate a spostare la produzione altrove, mentre i capitoli più critici restano Ets, costo dell'energia e burocrazia.

Deindustrializzazione europea e impatto sulla competitività

Negli ultimi quattro anni, dal 2022 al 2025, uno studio di Roland Berger per Cefic indica che la chiusura di impianti riduce del 9% la produzione europea di chimica e si accompagna a un crollo del 90% degli investimenti nel settore. In Italia, la produzione chimica resta oggi del 13% inferiore ai livelli del 2021, mentre dal 2022 la perdita di capacità legata alle chiusure annunciate di impianti chimici europei aumenta di sei volte, con una riduzione di 37 milioni di tonnellate, pari al 9% della capacità produttiva europea.

Un'instant survey su 100 aziende associate mostra che il 27% delle imprese prevede di ridurre gli investimenti, il 31% non segnala variazioni e il 23% intende aumentarli. Le risorse si concentrano soprattutto su efficienza operativa, digitalizzazione, ricerca e innovazione, competenze, autonomia energetica, prodotti e mercati, mentre Buzzella interpreta il quadro come una fase di consolidamento e ottimizzazione che, in assenza di volumi, porta a concentrare la produzione su meno siti.

Federchimica collega inoltre la crisi dell'auto europea a un più ampio processo di deindustrializzazione, con effetti diretti anche sulla domanda di prodotti chimici. Tra i principali fattori di preoccupazione per il business, il 51% delle imprese indica la concorrenza cinese, in aumento dal 29% dell'anno precedente, il 43% cita i conflitti in Ucraina e Medio Oriente, il 42% gli oneri derivanti dalle politiche Ue su sicurezza, salute e ambiente e il 30% le inefficienze del Sistema Italia, dalla Pubblica Amministrazione al sistema giudiziario fino alla tassazione.

Per il 2026, il comparto prevede un'ulteriore contrazione della produzione chimica in Italia del 3%, seguita da un lieve recupero dello 0,5% nel 2027. Sulla competitività pesa soprattutto il differenziale energetico, con prezzi europei del gas naturale pari a 3,3 volte quelli degli Stati Uniti e una situazione italiana definita ancora più critica.

Nel nostro precedente articolo sul calo della produzione idroelettrica italiana nel 2026 abbiamo ricostruito come la minore disponibilità d’acqua e l’anticipo dello scioglimento della neve stiano riducendo l’output degli impianti, con criticità più marcate al Nord. Abbiamo anche evidenziato le ricadute operative su invasi e concessioni e la pressione crescente tra esigenze di generazione elettrica e usi agricoli, in un contesto che rende più urgente pianificare investimenti e stabilità regolatoria nel settore energetico.

Questo materiale può contenere opinioni di terze parti, nessuno dei dati e delle informazioni su questa pagina web costituisce consulenza sugli investimenti secondo il nostro Disclaimer. Sebbene aderiamo a una rigorosa Integrità Editoriale, questo post può contenere riferimenti a prodotti dei nostri partner.