Consumatori italiani restano cauti, studio Bcg segnala timori diffusi su rincari e redditi
La fiducia dei consumatori in Italia resta debole e mostra un quadro sostanzialmente stabile rispetto al 2025, con oltre la metà degli intervistati che valuta negativamente la situazione del Paese. Lo studio indica anche aspettative di nuovi aumenti dei prezzi nei prossimi sei mesi e un peggioramento atteso di reddito disponibile, risparmi e spesa discrezionale.
In evidenza
- Italian consumer sentiment remains pessimistic with 58% judging the country's situation negatively versus a 56% EU average, according to Bcg's survey.
- 80% of Italian respondents expect further price increases in the next six months, exceeding the 77% EU average, while income, savings, and discretionary spending are all anticipated to decline.
- Energy costs are cited by 73% of Italians as a top concern (up 11 points from 2025), while worries about geopolitical tensions have risen to 59% (+13 points).
Indagine Bcg su prezzi e clima economico
Come riportato da Borsa Italiana, citando Boston Consulting Group, la Consumer Sentiment Survey, condotta su circa 1.800 persone in Italia e oltre 20mila in Europa, mostra che il 58% degli italiani giudica negativamente la situazione del Paese, contro una media Ue del 56%. Il dato resta in linea con quello rilevato nel 2025, segnalando un pessimismo elevato ma senza un ulteriore peggioramento marcato.Nello stesso sondaggio, l'80% degli intervistati prevede un ulteriore aumento dei prezzi nei prossimi sei mesi, rispetto al 77% della media Ue. Bcg segnala inoltre che reddito disponibile, risparmi e spesa discrezionale sono tutti attesi in calo.
Energia e tensioni geopolitiche guidano le preoccupazioni
I costi dell'energia restano il principale fattore di pressione per le famiglie italiane e vengono indicati dal 73% degli intervistati, in aumento di 11 punti rispetto al 2025. Cresce anche il peso delle tensioni geopolitiche, salite di 13 punti al 59%, mentre si riducono nettamente le preoccupazioni sui dazi, in calo di 15 punti al 19%.Restano invece quasi stabili i timori per i rialzi dei tassi, indicati dall'11% degli intervistati, con una flessione di un punto percentuale rispetto al 2025. In una nota, Antonio Faraldi, managing director e partner di Bcg, afferma che cala la preoccupazione per i dazi ma aumenta quella per le tensioni geopolitiche, mentre il quadro di fondo non cambia perché incertezza e inflazione continuano a farsi sentire e l'economia non è ancora in fase di ripresa.
Nel nostro precedente approfondimento su Eni e sulla transizione energetica, abbiamo analizzato come la strategia low-carbon della società e i nuovi contratti subsea stessero sostenendo il sentiment sul titolo, pur in presenza di segnali tecnici contrastanti nel breve periodo. L’articolo evidenziava anche l’attenzione del management a disciplina del capitale, dividendi e buyback, con il mercato concentrato sui livelli chiave di prezzo e sulla tenuta del trend rialzista.
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