Eni segnala carenza di jet fuel in Europa per il calo della raffinazione

Eni segnala carenza di jet fuel in Europa per il calo della raffinazione
Europa a corto di jet fuel

Il mercato energetico europeo resta sotto pressione per la riduzione della capacità di raffinazione e per la maggiore dipendenza dalle importazioni di prodotti petroliferi. In questo contesto, Eni indica una carenza rilevante di diesel e soprattutto di jet fuel, con l'Italia che copre con l'import una parte significativa del proprio fabbisogno.

In evidenza

  • Claudio Descalzi di Eni segnala una grave carenza di prodotti raffinati come diesel e jet fuel in Europa a causa della riduzione della capacità di raffinazione.
  • In Europa la capacità di raffinazione è diminuita del 20% negli ultimi anni, spingendo a maggiori importazioni di carburanti, soprattutto dagli Stati Uniti dopo lo stop alle forniture russe.
  • In Italia il fabbisogno annuale di jet fuel è circa 5 milioni di tonnellate, ma la produzione nazionale copre solo la metà e le importazioni arrivano al 35-40% o più.

Audizione sul mercato energetico europeo

Come riportato da Il Sole 24 Ore citando Radiocor, l'amministratore delegato di Eni Claudio Descalzi afferma in audizione presso la commissione Attività produttive della Camera che il problema principale non è tanto la mancanza di greggio, quanto quella molto più elevata di prodotti raffinati, in particolare per il mercato europeo.

Descalzi sottolinea che l'Europa ha dismesso molta capacità di raffinazione e che questo ha reso necessario importare carburanti. Aggiunge che la carenza riguarda soprattutto diesel e jet fuel, una situazione già presente in precedenza ma aggravata dopo la chiusura dell'accesso al mercato russo.

Secondo il manager, circa il 60-65% delle forniture arrivava dagli Emirati, mentre ora a compensare sono gli Stati Uniti, con raffinerie che stanno lavorando al massimo della capacità.

Impatto su Italia ed equilibrio delle forniture

Nel suo intervento, Descalzi osserva che in Europa negli ultimi anni è stata ridotta del 20% la capacità di raffinazione e che in Italia il calo è stato più o meno analogo. Collega questa dinamica a scelte di policy e normative che hanno spinto molta produzione di combustibili fossili fuori dall'Europa, senza un cambiamento rilevante sul fronte delle emissioni, dato che i prodotti vengono poi comunque acquistati dall'estero.

Per l'Italia, il nodo più evidente riguarda il jet fuel. Descalzi indica un fabbisogno di circa 5 milioni di tonnellate, di cui il Paese produce circa la metà, mentre il resto viene importato, in una quota pari al 35-40% e forse anche superiore.

Il manager aggiunge che il biofuel e il Saf potrebbero contribuire a compensare parte del deficit, ma definisce comunque la carenza di jet fuel un problema importante per il mercato.

Nel nostro precedente approfondimento sullo shock petrolifero legato alle tensioni tra Stati Uniti e Iran, abbiamo spiegato come il rialzo del Brent e i rischi sulle rotte di approvvigionamento abbiano riportato l’energia al centro del dibattito sull’inflazione nell’eurozona. L’articolo evidenziava anche le implicazioni per la BCE, chiamata a decidere sui tassi in un contesto di maggiore volatilità, con costi energetici in aumento e crescita economica debole.

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