Milano esegue misure cautelari per presunti abusi di mercato su società quotate

Milano esegue misure cautelari per presunti abusi di mercato su società quotate
Cautelari per abusi a Milano

L'inchiesta della Procura di Milano su presunti reati societari e di mercato porta all'esecuzione di misure cautelari personali nei confronti di 10 indagati. Il provvedimento riguarda accuse che spaziano dalla manipolazione del mercato alle false comunicazioni sociali, con contestazioni anche ai sensi del D.Lgs. 231/2001 per le società coinvolte.

Punti chiave

  • La Guardia di Finanza esegue misure cautelari contro 10 persone, tra cui 2 arresti e 8 interdizioni da incarichi societari per 12 mesi.
  • L'indagine riguarda presunti reati di manipolazione di mercato, ostacolo alla vigilanza, false comunicazioni sociali e malversazione, commessi a vantaggio di società quotate.
  • Le autorità contestano l'utilizzo distorto di POC per oltre 30 milioni di euro, causando diluizione azionaria e deprezzamento dei titoli sul mercato.

Provvedimento cautelare e contestazioni dell'indagine

Come riferisce la Guardia di Finanza, i militari del Nucleo Speciale di Polizia Valutaria, sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Milano, eseguono nella mattinata odierna un'ordinanza del Gip del Tribunale di Milano nei confronti di 10 persone. Due indagati sono sottoposti a custodia in carcere, mentre altri otto ricevono misure interdittive, con il divieto di esercitare professioni contabili e di esercitare imprese o assumere incarichi direttivi in persone giuridiche e imprese per 12 mesi.

Il provvedimento cautelare viene emesso dopo gli interrogatori preventivi dell'11 settembre 2026. Le ipotesi di reato contestate comprendono manipolazione del mercato, ostacolo all'esercizio delle funzioni delle autorità di vigilanza, false comunicazioni sociali per società quotate, formazione fittizia di capitale e malversazione di erogazioni pubbliche.

La Procura di Milano contesta inoltre i correlati illeciti amministrativi da reato previsti dal D.Lgs. 231/2001, in relazione a fatti che sarebbero stati commessi, secondo l'accusa, a vantaggio delle società quotate finite sotto indagine da parte di soggetti apicali.

Schema sui POC e impatto sul mercato finanziario

Le attività investigative, già richiamate in un comunicato del 29 luglio e svolte anche con la collaborazione di CONSOB, delineano presunte condotte illecite attribuite all'amministratore delegato e al direttore generale delle società quotate, con il concorso di 33 tra consiglieri, sindaci, amministratori e professionisti. Secondo gli inquirenti, tali condotte sono finalizzate a sottoscrivere fittizi aumenti di capitale, drenare liquidità dalle società, raccogliere fondi anche tramite finanziamenti garantiti dallo Stato e utilizzare in modo distorto Prestiti Obbligazionari Convertibili non standard, per oltre 30 milioni di euro.

In questo schema, le società quotate stipulano contratti di finanziamento con una società inglese che, in cambio della liquidità fornita, avrebbe dovuto ottenere un quantitativo di azioni corrispondente all'importo del prestito, oltre a commissioni pari al 5%. Gli accertamenti indicano però che il sottoscrittore effettivo sarebbe una società italiana, le cui quote sono oggetto di sequestro, e che la liquidità proverrebbe da società riconducibili allo stesso amministratore delegato e dalle medesime società quotate.

Secondo l'impostazione accusatoria, questo meccanismo integra una manipolazione del mercato di tipo informativo e operativo ai sensi dell'articolo 185 del TUF. Gli indagati avrebbero così ottenuto vantaggi economici dalla vendita delle nuove azioni emesse nell'ambito dei POC e dall'incasso di commissioni, mentre il mercato sarebbe stato danneggiato dalla diluizione delle azioni in circolazione e dal conseguente deprezzamento dei titoli.

Nel nostro precedente articolo sul sequestro preventivo da 4,9 milioni disposto a Milano abbiamo ricostruito l’indagine della Guardia di Finanza su un presunto sistema di crediti d’imposta inesistenti e finanziamenti garantiti ottenuti con documentazione falsa. L’inchiesta, coordinata dalla Procura Europea, ha inoltre evidenziato possibili flussi di riciclaggio internazionale verso Cina e Hong Kong tramite veicoli societari fittizi.

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