Upb valida il quadro macro del Dpfp, margini limitati per nuove misure
La validazione del quadro macroeconomico del Documento programmatico di finanza pubblica 2026 arriva con un richiamo alla ristrettezza degli spazi di bilancio e ai rischi sul percorso del debito. L'Ufficio parlamentare di bilancio segnala che, senza misure compensative, ulteriori interventi su difesa ed energia possono tradursi in disavanzi più elevati e in un calo del debito rinviato rispetto alle stime del Governo.
Punti chiave
- Le stime del Mef sul Pil per il 2026-2029 rientrano entro i limiti Upb solo fino al 2027, con crescita attesa all'1,1% nel 2026 e in calo a 0,6% nel 2029.
- La clausola di salvaguardia nazionale finanzierà circa 29 miliardi nel 2027-2028 per difesa ed energia, ma margini azzerati per nuove misure rendono necessarie compensazioni tramite tagli o aumenti delle entrate.
- Dal 2029, in assenza di misure correttive, la spesa elevata porterà il debito/Pil fino al 138,4% e la spesa per interessi al 4,6% del Pil, con maggiori rischi da condizioni di finanziamento peggiorate.
Valutazione del quadro e limiti della manovra
Secondo Teleborsa, che cita l'Ufficio parlamentare di bilancio nell'audizione della presidente Lilia Cavallari davanti alle Commissioni Bilancio riunite, le stime del Mef rientrano nell'intervallo di accettabilità del panel Upb nel 2026 e nel 2027, mentre nel 2028 e nel 2029 la crescita supera il limite superiore rispettivamente di 0,1 e 0,2 punti.Nello scenario dell'Upb, il Pil cresce dell'1,1% nel 2026, dello 0,8% nel 2027, dello 0,7% nel 2028 e dello 0,6% nel 2029. L'impatto della manovra è pari a 0,3 punti di Pil sia nello scenario del Mef sia in quello dell'Upb, mentre i rischi di medio termine restano orientati al ribasso anche per la conclusione del Pnrr. L'organo indipendente richiama inoltre la vulnerabilità energetica del Paese, con gli idrocarburi che valgono ancora circa tre quarti del mix, e osserva che le retribuzioni reali restano inferiori di circa nove punti percentuali rispetto al 2020.
La clausola di salvaguardia nazionale finanzia circa 29 miliardi nel 2027 e nel 2028, pari a 0,6 punti di Pil l'anno, per difesa ed energia. Al netto della clausola, nel 2027 non emergono spazi per ulteriori misure, perché la spesa netta cresce dell'1,9%, in linea con il limite Ue. Eventuali nuovi interventi devono quindi essere compensati soprattutto con tagli di spesa o aumenti delle entrate, mentre l'utilizzo integrale dei margini riduce la capacità di assorbire esigenze impreviste o shock senza nuovi interventi discrezionali. L'Upb osserva inoltre che il Dpfp non quantifica gli interventi lordi né le relative coperture.
Sul 2026, l'Upb avverte che il margine ridotto rende anche scostamenti limitati nella parte finale dell'anno potenzialmente in grado di compromettere l'uscita dalla procedura.
Debito, interessi e pressioni dal 2029
L'Upb chiede indicazioni nel disegno di legge di Bilancio sul finanziamento di difesa ed energia dopo il 2028. In assenza di misure compensative, il mantenimento di un livello strutturalmente più elevato della spesa, coerente con gli impegni internazionali, determina dal 2029 disavanzi maggiori, un debito più alto e il superamento dei limiti di spesa netta Ue.Secondo le stime preliminari e indicative dell'organo indipendente, il nuovo Piano strutturale di bilancio dal 2029 richiede un aggiustamento di circa 0,75 punti di Pil l'anno in quattro anni oppure di circa 0,45 punti in sette anni. In questo quadro, il debito scende al 136,1% nel 2032 oppure al 134,1% nel 2035.
Nello scenario Upb, il rapporto debito/Pil è al 138,6% nel 2027 e al 138,5% nel 2028, per poi iniziare a ridursi solo nel 2029, al 137,7%, ossia 1,1 punti sopra il Dpfp. Un ulteriore fattore di rischio arriva dal peggioramento delle condizioni di finanziamento: con le aspettative di mercato aggiornate, gli interessi risultano più alti di circa 4,5 miliardi nel 2029 e il debito si attesta al 138,4%, cioè 1,8 punti sopra il quadro programmatico. Il Dpfp indica la spesa per interessi al 4,6% del Pil nel 2029.
Le audizioni parlamentari sul Dpfp 2026, di cui avevamo già scritto, avviano il confronto tecnico e istituzionale sul quadro di finanza pubblica davanti alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato. Nel nostro approfondimento abbiamo ricostruito calendario e protagonisti (tra cui Upb, Banca d’Italia, Istat, Corte dei conti e il Mef), evidenziando perché questi contributi sono centrali per la valutazione delle stime e del percorso di bilancio seguito anche dagli investitori.
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