Metalmeccanica italiana, 105mila lavoratori restano coinvolti nelle crisi nel primo semestre 2026

Metalmeccanica italiana, 105mila lavoratori restano coinvolti nelle crisi nel primo semestre 2026
Metalmeccanica: crisi continua

Nel primo semestre 2026 la metalmeccanica italiana continua a fare ampio ricorso alla cassa integrazione, con 105.228 lavoratori coinvolti in 1.078 aziende secondo il monitoraggio Fim Cisl. Il calo di 10.169 addetti rispetto a dicembre 2025 non segnala però un'inversione di tendenza, mentre restano sotto pressione ordini, costi energetici e capacità di investimento delle imprese.

Punti chiave

  • Nel primo semestre 2026, 105mila lavoratori metalmeccanici restano coinvolti in crisi, con 73,1 milioni di ore di cassa integrazione straordinaria nel settore.
  • Le crisi colpiscono soprattutto automotive, siderurgia ed elettrodomestici, aggravate da costi energetici, materie prime, carenza di credito e contrazione ordini, mentre aerospazio, difesa e cantieristica crescono.
  • Fim Cisl chiede interventi strutturali su energia e politiche industriali, mentre 50 vertenze sindacali storiche restano sospese al MIMIT.

Quadro delle crisi e ricorso agli ammortizzatori

Come riportato da Teleborsa, le difficoltà si concentrano soprattutto nei comparti automotive, siderurgia ed elettrodomestico, insieme a numerose attività dell'indotto. Sul settore pesano il costo dell'energia e delle materie prime, la carenza di credito, le criticità delle piccole e medie imprese, oltre agli effetti della transizione energetica e digitale, delle tensioni geopolitiche e della contrazione degli ordinativi.

Il report evidenzia anche la prosecuzione dei processi di delocalizzazione, che coinvolgono 1.975 lavoratori, con una presenza significativa di aziende dei servizi informatici e dei call center. Restano invece fuori dall'area di maggiore sofferenza comparti come aerospazio, difesa e cantieristica navale, che attraversano una fase di crescita.

Secondo Ferdinando Uliano, segretario generale della Fim Cisl, i dati mostrano un lieve miglioramento sul fronte complessivo della cassa integrazione ma destano forte preoccupazione per l'aumento della componente straordinaria. Nel primo semestre 2026, i provvedimenti di cassa integrazione straordinaria nel settore metalmeccanico ammontano a 73,1 milioni di ore, contro 50,6 milioni di ore di cassa integrazione ordinaria, sulla base dei dati INPS richiamati dal sindacato.

Impatto regionale e richieste di politica industriale

L'impatto si concentra nelle aree a più alta industrializzazione, a partire da Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e Piemonte, dove crescono le ore di cassa integrazione soprattutto nei segmenti legati a macchinari, impiantistica industriale, automotive, elettrodomestici, siderurgia, biciclette e minuteria metalmeccanica. Anche Liguria, Toscana, Marche, Umbria e Lazio confermano difficoltà negli stessi comparti, mentre nel Centro-Sud, da Abruzzo e Molise fino a Puglia, Campania, Basilicata, Sicilia e Sardegna, alle criticità tradizionali si aggiungono microelettronica, semiconduttori, manutenzione industriale e impiantistica.

La tenuta dell'occupazione continua a reggere soprattutto grazie all'uso massiccio di CIG e altri ammortizzatori sociali, in particolare nelle PMI, nell'indotto auto, nella termomeccanica e nella siderurgia. Fim Cisl avverte però che la produzione persa negli ultimi tre anni non viene recuperata e che la contrazione del mercato tedesco, insieme alla profonda crisi dell'automotive, aggrava ulteriormente lo scenario.

Il sindacato chiede quindi interventi strutturali e non temporanei per ridurre il costo dell'energia e rilanciare la politica industriale, con risorse dedicate alla reindustrializzazione e allo sviluppo delle filiere in transizione. Uliano sollecita inoltre un'azione coordinata tra imprese, governo, istituzioni europee e sindacato anche sul fronte tecnologico, in particolare sull'AI, e segnala che al MIMIT restano ferme da anni oltre 50 vertenze sindacali storiche.

Nel nostro precedente approfondimento sul caro energia e sul piano del governo per gas e bollette, abbiamo ricostruito il confronto con Bruxelles per un meccanismo capace di contenere il prezzo del gas usato nella produzione elettrica. L’articolo spiegava anche quali strumenti sono stati messi in campo negli ultimi anni e perché l’esecutivo insiste su interventi permanenti, collegando la riduzione dei costi energetici alla tenuta della produzione e agli investimenti, anche nel quadro del rilancio del nucleare nel prossimo decennio.

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