Il Nikkei 225 arretra dai massimi storici per la debolezza delle esportazioni che pesa sul sentiment
Il Nikkei 225 è scivolato dello 0,25% per chiudere a 44.790 mercoledì, ritirandosi dai nuovi massimi storici dopo che gli ultimi dati commerciali del Giappone hanno sottolineato le persistenti sfide per l'economia guidata dalle esportazioni. Anche l'indice Topix ha perso terreno, scendendo dello 0,71% a 3.146, a causa della pressione di vendita che si è diffusa tra i nomi del settore tecnologico e industriale.
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Dati salienti
- Il Nikkei 225 ha chiuso a 44.790, in calo dello 0,25%, dopo che i deboli dati sulle esportazioni hanno segnalato venti contrari al commercio.
- Le esportazioni di agosto sono scese dello 0,1% su base annua, con le spedizioni verso gli Stati Uniti che sono crollate del 13,8%, pesando sui produttori.
- Gli investitori attendono le indicazioni politiche della Fed e le mosse dello yen sono destinate a influenzare lo slancio a breve termine delle azioni.
I dati commerciali di agosto hanno mostrato una contrazione delle esportazioni dello 0,1% su base annua, segnando il quarto calo mensile consecutivo. Il calo è stato inferiore alle attese, ma ha nascosto un forte calo del 13,8% nelle spedizioni verso gli Stati Uniti, sottolineando la vulnerabilità del Giappone rispetto all'andamento della domanda globale. Anche le importazioni hanno subito un calo del 5,2%, più contenuto rispetto a quello di luglio (7,4%), ma comunque inferiore alle previsioni, a causa del calo dei consumi interni.

Dinamica dell'indice Nikkei 225 (Fonte: TradingView)
I dati hanno attenuato l'ottimismo sulle prospettive di crescita del Giappone, sollevando dubbi sulla tenuta degli utili aziendali in chiusura d'anno. La debolezza arriva nonostante gli stimoli governativi e l'allentamento monetario, evidenziando le pressioni strutturali sui produttori che dipendono fortemente dalla domanda esterna.
I fattori globali influenzano il sentiment degli investitori
Le azioni giapponesi hanno seguito anche la debolezza di Wall Street, dove i benchmark statunitensi sono scesi in vista della decisione politica della Federal Reserve. Dopo che i mercati hanno scontato un taglio di 25 punti base, l'attenzione si sposta ora sulla forward guidance del presidente Jerome Powell. Un orientamento dovish potrebbe attenuare la forza dello yen e sostenere gli esportatori giapponesi, mentre un atteggiamento cauto potrebbe rendere vulnerabili le azioni.
L'incertezza geopolitica aumenta la cautela. Sebbene i negoziati commerciali tra Stati Uniti e Cina mostrino segni di progresso, la forte esposizione del Giappone a entrambi i mercati fa sì che la traiettoria dei titoli azionari sia strettamente legata ai cambiamenti della politica globale.
Reazione del mercato e prospettive tecniche
I titoli leader hanno subito il peso delle vendite. SoftBank Group è sceso dell'1,3% a causa della continua volatilità del portafoglio, Advantest, produttore di apparecchiature per il test dei chip, ha perso l'1,3% e Nintendo è scesa dell'1,7% a causa delle aspettative di vendita di software più deboli. Fujikura è scesa del 3,7%, mentre Hitachi ha perso il 2,3%, sottolineando un'ampia debolezza in tutti i settori chiave.
Dal punto di vista tecnico, il Nikkei rimane all'interno del suo canale ascendente, consolidando appena sotto il limite superiore. Il supporto si trova vicino all'EMA a 20 giorni a 43.357, seguito dall'EMA a 50 giorni a 42.015 e dall'EMA a 100 giorni a 40.616. L'RSI si colloca appena sotto 70, riflettendo un forte slancio ma mettendo in guardia da condizioni di tensione. Un breakout al di sopra di 45.000 aprirebbe la strada verso 46.000, mentre un pullback verso 43.500-44.000 rappresenterebbe una correzione salutare all'interno del trend rialzista prevalente.
In un precedente articolo, abbiamo osservato che il trend rialzista di lungo periodo del Nikkei è rimasto intatto, poiché la liquidità e il sostegno della politica interna hanno fornito un cuscinetto contro la volatilità. L'ultima ritirata rafforza questa opinione, con le strutture tecniche e i venti di coda della politica ancora favorevoli, anche se la debolezza commerciale mette a dura prova la tenuta degli utili.
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