I futures statunitensi scendono mentre l’ondata di vendite sui bond globali si intensifica
I futures sulle azioni statunitensi sono scesi all’inizio di settembre, mentre un’ondata di vendite sui bond globali e i prezzi elevati del petrolio hanno riacceso i timori sull’inflazione e sottoposto nuovamente i titoli tecnologici a pressione. L’aumento dei rendimenti sovrani sta spingendo gli investitori a riconsiderare le prospettive dei tassi d’interesse, a poche settimane dalla prossima decisione di politica monetaria della Federal Reserve.
Punti chiave
- I futures sul Dow Jones sono scesi di 313 punti, pari allo 0,59%.
- I futures sul Nasdaq-100 hanno perso l’1,09%.
- I rendimenti dei titoli di Stato globali hanno continuato a salire.
- L’aumento dei prezzi del petrolio ha riacceso i timori sull’inflazione.
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I futures sul Dow Jones sono scesi di 313 punti, pari allo 0,59%, a 52.927, mentre i futures sull’S&P 500 sono diminuiti di 44,75 punti, pari allo 0,58%, a 7654,25. I futures sul Nasdaq-100 hanno perso 322,25 punti, pari all’1,09%, a 29.190,75. I ribassi sono arrivati mentre l’aumento dei prezzi del petrolio e dei costi di finanziamento pesava sulla propensione al rischio, ha riferito CNBC.
I rendimenti obbligazionari mettono sotto pressione le azioni
I rendimenti dei titoli di Stato hanno continuato a salire sui principali mercati. Il rendimento dei Treasury statunitensi a 10 anni ha raggiunto livelli che non si vedevano dal gennaio 2025, mentre il rendimento dei titoli di Stato giapponesi a 10 anni ha toccato il suo livello più alto dal 1996. Il rendimento benchmark della Germania è salito a un livello mai raggiunto dal 2011.
Il movimento sincronizzato riflette la crescente preoccupazione che l’aumento dei prezzi dell’energia possa mantenere elevata l’inflazione e spingere le banche centrali a mantenere una politica monetaria più restrittiva.
I prezzi del petrolio hanno alimentato ulteriormente queste preoccupazioni. Il greggio statunitense è salito sopra gli 87 dollari al barile, mentre il Brent si è avvicinato ai 92 dollari. Costi energetici più elevati potrebbero riflettersi sui prezzi dei trasporti, della produzione e dei beni di consumo, complicando le prospettive dell’inflazione.
I titoli tecnologici sono stati tra i più esposti nelle contrattazioni pre-market. Nvidia, AMD e Micron hanno perso ciascuna più dell’1%, mentre Microsoft ha ceduto circa l’1% e Alphabet è scesa dello 0,6%.
I titoli globali iniziano settembre con cautela
La debolezza si è estesa oltre il mercato statunitense. Lo Stoxx 600 europeo è sceso di circa l’1,2% nelle contrattazioni mattutine, sebbene i titoli petroliferi e del gas abbiano guadagnato l’1,3% grazie all’aumento dei prezzi del greggio.
I mercati asiatici hanno registrato un andamento contrastato. Il Nikkei 225 giapponese ha chiuso in calo dello 0,16%, mentre il CSI 300 della Cina continentale è sceso dello 0,30%. Il Kospi sudcoreano ha guadagnato lo 0,23% e l’S&P/ASX 200 australiano ha ceduto lo 0,10%.
L’avvio cauto arriva inoltre nel mese di settembre, storicamente uno dei periodi più difficili per le azioni statunitensi.
Rendimenti più elevati aumentano la posta in gioco per gli investitori
Il movimento del mercato obbligazionario è particolarmente rilevante per i titoli growth e tecnologici, poiché rendimenti più elevati aumentano il tasso di sconto applicato agli utili futuri attesi. Ciò contribuisce a spiegare perché i futures sul Nasdaq-100 stiano scendendo più bruscamente rispetto ai contratti legati al Dow e all’S&P 500.
Per gli investitori, la domanda immediata è se l’energia costosa manterrà l’inflazione a un livello sufficientemente elevato da spingere la Fed verso un’ulteriore stretta monetaria. Se i rendimenti obbligazionari continueranno a salire insieme al petrolio, le azioni potrebbero subire una pressione prolungata sia per l’aumento dei costi di finanziamento delle aziende sia per valutazioni meno attraenti.
In precedenza abbiamo evidenziato che l’inflazione dell’Eurozona raggiunge il 3,3% in vista della decisione della BCE sui tassi.
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