Veneto, economia ferma nel 2025 mentre Banca d'Italia segnala rischi per industria e investimenti
Il rapporto annuale sulla economia del Veneto viene presentato oggi a Venezia in un contesto di crescita regionale sostanzialmente nulla nel 2025. Il quadro mostra segnali di tenuta in costruzioni, turismo e credito alle famiglie, ma conferma la debolezza dell'industria e prospetta ulteriori pressioni sugli investimenti nel biennio 2026-27.
In evidenza
- Nel 2025 l’economia del Veneto resta stagnante con crescita del PIL regionale solo allo 0,1%, sotto la media italiana dello 0,5%.
- La produzione manifatturiera e l’export veneti rallentano nel 2025, con vendite negli Stati Uniti in calo rispetto al dato nazionale e investimenti previsti in riduzione nel 2026-27 per rischi geopolitici.
- Il lavoro peggiora nel 2025: occupazione regionale in diminuzione, aumentano i contratti a tempo indeterminato ma si riduce il saldo assunzioni-cessazioni e sale lievemente la disoccupazione.
Quadro congiunturale e prospettive 2026-27
Come riferisce la Banca d'Italia, nel 2025 l'attività economica del Veneto resta sui livelli dell'anno precedente, con un prodotto regionale sostanzialmente stazionario allo 0,1%, contro lo 0,5% dell'Italia. L'indicatore Ven-ICE segnala tuttavia un lieve recupero nella parte finale dell'anno e nei primi mesi del 2026.Le difficoltà dell'industria restano diffuse. La produzione manifatturiera è in debole calo, il fatturato si riduce in termini reali e gli investimenti crescono a ritmi modesti, mentre l'export diminuisce lievemente senza beneficiare dell'anticipo delle vendite verso gli Stati Uniti osservato in altre regioni prima dei nuovi dazi, un effetto concentrato soprattutto nei farmaceutici, comparto nel quale il Veneto è poco specializzato. Nel complesso del 2025, le vendite negli U.S., terzo mercato di sbocco dei prodotti veneti, calano a differenza del dato nazionale.
Per il biennio 2026-27 il rischio geopolitico continua a condizionare l'attività delle imprese industriali e, secondo l'indagine della banca centrale, per tre quinti delle aziende avrà un impatto significativo. Gli investimenti sono previsti in riduzione, penalizzati anche dalle conseguenze della crisi di Hormuz e dall'incertezza sui tempi di risoluzione.
Il rapporto evidenzia anche l'esposizione indiretta del sistema produttivo veneto alle difficoltà dell'economia tedesca e ai cambiamenti nella filiera degli autoveicoli. Pur avendo una quota di valore aggiunto legata all'automotive inferiore alla media nazionale, il Veneto dipende in misura relativamente maggiore dalla domanda di costruttori esteri, in larga parte tedeschi, che nel 2022 assorbivano quasi metà delle esportazioni della filiera automotive regionale verso i produttori automobilistici della UE.
Il settore delle costruzioni resta invece in crescita nel 2025, sostenuto sia dagli interventi legati al PNRR sia dall'edilizia privata, favorita dalla ripresa del mercato immobiliare residenziale e non residenziale. Nei servizi privati non finanziari il fatturato rimane sostanzialmente stabile, con aumenti dei flussi di merci nei porti e dei passeggeri negli aeroporti, mentre le presenze turistiche crescono lievemente solo nell'area montana e per il 2026 le imprese si attendono ancora fatturato fermo e minori investimenti.
Un andamento più favorevole emerge dal settore fieristico, particolarmente rilevante nella regione. Dopo la pandemia il calo dei partecipanti risulta inferiore alla media nazionale, gli espositori aumentano in controtendenza rispetto al Paese e la redditività dei principali poli fieristici recupera e cresce ulteriormente.
Lavoro, credito e tenuta finanziaria regionale
Nel 2025 gran parte delle imprese mantiene una situazione di equilibrio reddituale, anche se cala per il secondo anno consecutivo la quota di aziende in utile. La liquidità resta elevata e nell'ultimo decennio la struttura finanziaria delle imprese venete diventa più resistente agli shock economici e finanziari, grazie a una minore leva, a una patrimonializzazione più alta e, in misura minore, all'uscita dal mercato delle imprese più indebitate.Il calo dei prestiti bancari alle imprese si attenua nel 2025, ma la domanda di credito resta limitata dalla maggiore autonomia finanziaria e dalle prospettive economiche incerte, che frenano la propensione a investire. Il tasso di deterioramento cresce solo marginalmente, mentre nel primo semestre del 2025 il costo del credito continua a scendere per poi stabilizzarsi nel secondo; nel primo trimestre dell'anno in corso i tassi sui prestiti alle imprese sarebbero rimasti invariati. Il ricorso ai derivati di copertura del rischio di tasso contribuisce inoltre a contenere l'impatto della stretta monetaria del 2022-23 sul costo dell'indebitamento.
Il mercato del lavoro mostra invece un peggioramento rispetto al quadro nazionale. Nel 2025 il numero degli occupati si riduce, con un calo più marcato per le donne e per il lavoro a tempo parziale, mentre aumentano i dipendenti a tempo indeterminato e diminuiscono quelli a termine; nel settore privato non agricolo il saldo tra assunzioni e cessazioni resta positivo ma si quasi dimezza rispetto all'anno precedente, e il tasso di disoccupazione cresce lievemente.
Sul fronte dei redditi, le retribuzioni contrattuali del 2025 risultano allineate alla media nazionale dopo due anni di crescita più sostenuta, a causa del rallentamento della manifattura. In una prospettiva di lungo periodo, l'analisi della Banca d'Italia indica che tra il 2008 e il 2023 le retribuzioni nel settore privato diminuiscono del 4,6%, un calo inferiore a quello dell'Italia ma superiore a quello delle altre regioni del Nord; nei servizi ad alta intensità tecnologica le politiche salariali peggiorano nel periodo considerato.
Per le famiglie consumatrici, l'indicatore ITER-red segnala nel 2025 un aumento del reddito disponibile nominale inferiore alla media italiana, con inflazione all'1,7% contro l'1,5% nazionale. In termini reali i redditi ristagnano, i consumi interni crescono debolmente e i prestiti di banche e società finanziarie aumentano grazie al rafforzamento dei mutui e all'ulteriore espansione del credito al consumo, mentre il tasso di deterioramento dei prestiti alle famiglie diminuisce lievemente.
Prosegue infine nel 2025 il contributo delle amministrazioni locali alla crescita degli investimenti, finanziati soprattutto nell'ambito di progetti europei. Dopo una fase iniziale sostenuta prevalentemente da risorse locali fino al 2022, nel triennio successivo aumenta in modo significativo il peso delle politiche comunitarie legate all'attuazione del PNRR.
In un nostro precedente articolo abbiamo analizzato il calo dei prezzi del petrolio dopo un’intesa provvisoria tra Stati Uniti e Iran, che ha ridotto parte del premio per il rischio geopolitico. Abbiamo però sottolineato che l’incertezza resta elevata perché la normalizzazione dei flussi di petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz non è completa e i dettagli dell’accordo rimangono poco chiari.
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