WTI sotto pressione intorno a $102, persistono i rischi in Medio Oriente

WTI sotto pressione intorno a $102, persistono i rischi in Medio Oriente
I prezzi del petrolio oscillano tra segnali geopolitici contrastanti

Il WTI è scambiato intorno a $102,50 al barile il 27 ottobre e continua a consolidare dopo la correzione dal massimo locale vicino a $105,50. Sul grafico a 4 ore, la struttura tecnica resta prevalentemente rialzista: il prezzo si mantiene sopra le principali medie mobili, con quella di breve periodo intorno a $102, quella di medio periodo nell'area $100,50–101,00 e quelle di lungo periodo intorno a $96,50–97,50.

Questo articolo è stato tradotto dall'originale. Leggi la versione originale del nostro corrispondente qui.

Gli sforzi diplomatici offrono un sollievo limitato al mercato petrolifero

La principale fonte di incertezza resta costituita dalle iniziative diplomatiche legate al conflitto tra Stati Uniti e Iran. Secondo le notizie del 27 ottobre, rappresentanti di Arabia Saudita, Turchia e Pakistan hanno incontrato funzionari iraniani a Teheran, nel tentativo di creare le condizioni per allentare le tensioni e scongiurare una nuova fase di escalation militare.

Le parti hanno concordato di proseguire le consultazioni sulle questioni di sicurezza regionale, riducendo temporaneamente i timori di ulteriori interruzioni delle forniture di petrolio. Sono tuttavia emerse anche notizie di nuovi attacchi degli Houthi contro infrastrutture saudite, tra cui stazioni di pompaggio lungo l'oleodotto East-West e impianti vicino all'aeroporto di Riyadh.

Al momento della diffusione delle notizie, l'Arabia Saudita non aveva confermato alcun danno; è quindi prematuro valutare le potenziali perdite di capacità di esportazione. L'oleodotto East-West è particolarmente importante perché consente all'Arabia Saudita di trasportare il petrolio fino al Mar Rosso, aggirando lo Stretto di Hormuz. Eventuali interruzioni del suo funzionamento potrebbero complicare ulteriormente le esportazioni e aumentare il premio per il rischio geopolitico incorporato nei prezzi del petrolio.

I dati sulle scorte statunitensi evidenziano squilibri regionali nell'offerta

Le statistiche statunitensi continuano a indicare un equilibrio relativamente stretto tra domanda e offerta fisica. Un ulteriore sostegno al mercato petrolifero è arrivato dal calo delle scorte di benzina, pari a quasi 3 milioni di barili, anche se l'aumento delle scorte di distillati di 1,68 milioni di barili ha in parte attenuato l'effetto positivo dei dati.

Nel frattempo, le scorte di greggio a Cushing sono aumentate di quasi 1 milione di barili, raggiungendo quota 27,59 milioni, a conferma delle persistenti differenze regionali. La produzione statunitense è scesa a circa 13,3 milioni di barili al giorno, in parte per gli effetti persistenti delle interruzioni nei giacimenti offshore. Il prossimo rapporto EIA sarà pubblicato il 28 ottobre e un ulteriore calo significativo delle scorte commerciali potrebbe sostenere il WTI, nonostante l'ottimismo diplomatico persista.

Il supporto a $102 resta cruciale mentre incombe il rischio di escalation militare

Nel contesto di un allentamento ancora incerto delle tensioni in Medio Oriente, i rialzisti non riescono al momento a superare la resistenza in area $104, mentre i ribassisti continuano a tentare di rompere il supporto a $102, con una possibile discesa verso $101–100. Gli Stati Uniti hanno tuttavia rafforzato la propria presenza militare nella regione, un segnale che, come avevo avvertito nell'articolo Il WTI resta vicino a $103 mentre gli sforzi diplomatici si scontrano con i rischi per le forniture, potrebbe precedere un nuovo attacco militare contro l'Iran. Vendere petrolio resta quindi una strategia ad alto rischio.

Questo materiale può contenere opinioni di terze parti, nessuno dei dati e delle informazioni su questa pagina web costituisce consulenza sugli investimenti secondo il nostro Disclaimer. Sebbene aderiamo a una rigorosa Integrità Editoriale, questo post può contenere riferimenti a prodotti dei nostri partner.