Poste punta al delisting di TIM entro aprile 2029 e conferma l'autonomia operativa

Poste punta al delisting di TIM entro aprile 2029 e conferma l'autonomia operativa
Poste e TIM: delisting 2029

Poste Italiane conferma che TIM resta indipendente sul piano gestionale anche sotto il controllo del gruppo, mentre prosegue il percorso per l'uscita dalla Borsa. L'operazione si inserisce in una strategia che punta al 100% del capitale entro aprile 2029, con TIM Brasil mantenuta in portafoglio e usata in modo tattico nei prossimi mesi.

Punti chiave

  • Poste Italiane punta a completare il delisting di TIM entro aprile 2029, già detenendo l'87% del capitale e mira al 100%.
  • TIM manterrà autonomia operativa e non venderà TIM Brasil, che rimane una controllata strategica per la generazione di cassa e manovre tattiche.
  • TIM ha rafforzato fondamentali e ridotto il debito, ma continua a operare in un mercato italiano TLC strutturalmente debole e iper-competitivo, con prezzi inferiori alla media europea.

Piano di controllo e tempi del delisting

Come riportato da Teleborsa, l'amministratore delegato di Poste Italiane Matteo Del Fante ha detto al festival di Moneta che il gruppo vuole mantenere TIM indipendente, con autonomia gestionale e sufficiente agilità in un settore definito molto complesso.

Del Fante ha aggiunto che TIM non resterà quotata e che Poste è arrivata all'87% del capitale. Il manager ha indicato un orizzonte di un paio d'anni per completare l'operazione e ha detto di sperare di arrivare al delisting entro la fine del suo mandato, prima di aprile 2029, così da portare TIM al 100% come azienda di Poste.

Nel delineare il perimetro industriale, Del Fante ha anche escluso la vendita di TIM Brasil. La controllata brasiliana, ha spiegato, genera molta cassa, non è in vendita e non è considerata strategica nel disegno illustrato, ma verrà utilizzata in modo tattico nel corso dei prossimi mesi.

Posizione finanziaria e scenario del mercato tlc

Secondo Del Fante, TIM arriva a questa fase con fondamentali più solidi rispetto al passato, anche grazie al lavoro svolto negli ultimi anni dall'amministratore delegato Pietro Labriola. Il gruppo, ha osservato, è riuscito a ridurre il debito e a rafforzare la propria posizione finanziaria.

Il dirigente ha però richiamato anche le difficoltà strutturali del mercato italiano delle telecomunicazioni. A suo avviso, TIM sconta un settore che esce da vent'anni di declino e da un livello di concorrenza eccessivo, in un contesto in cui il prezzo medio resta inferiore a metà della media europea.

Nella nostra precedente analisi sulle previsioni di Confindustria per il PIL italiano nel 2026 abbiamo evidenziato una revisione al rialzo della crescita all’1%, sostenuta da consumi e investimenti e dall’impatto del PNRR, a fronte però di un contributo ancora negativo della domanda estera netta. L’articolo sottolineava anche i rischi legati ai dazi USA e alle vulnerabilità del commercio internazionale, oltre ai vincoli di finanza pubblica che possono limitare margini e politiche di sostegno nei prossimi anni.

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