Gimbe vede risorse insufficienti per la sanità nella manovra 2027-2029
Alla vigilia dell'esame parlamentare del disegno di legge di Bilancio 2027, la Fondazione Gimbe sostiene che gli stanziamenti per la sanità non rafforzano in modo strutturale il Servizio sanitario nazionale. L'analisi indica 7,1 miliardi di euro aggiuntivi nel triennio 2027-2029, con un rapporto tra Fondo sanitario nazionale e PIL che scende sotto il 6% dal 2028.
Punti chiave
- Gimbe rileva che la manovra 2027 prevede 7,1 miliardi di euro per la sanità tra il 2027 e il 2029, con crescita rallentata rispetto al 2026.
- Il Fondo sanitario nazionale si attesta a 146,3 miliardi di euro nel 2027, 147,1 miliardi nel 2028 e 148,2 miliardi nel 2029, ben al di sotto delle richieste di ministero e Regioni.
- Il rapporto Fondo sanitario nazionale/PIL scende dal 6,14% nel 2026 al 5,87% nel 2029, suggerendo maggiori spese a carico dei cittadini e minore sostenibilità pubblica.
Analisi Gimbe sui fondi del triennio
Come riportato da Teleborsa, la Fondazione Gimbe ha condotto un'analisi indipendente delle risorse destinate alla sanità sulla base del testo bollinato dalla Ragioneria Generale dello Stato. Lo studio distingue le nuove risorse da quelle già previste e ricostruisce il finanziamento anno per anno, confrontandolo con il PIL e con le previsioni di spesa sanitaria.Secondo Gimbe, la manovra 2027 stanzia complessivamente 7,1 miliardi di euro nel triennio, pari a 2,37 miliardi nel 2027, 2,35 miliardi nel 2028 e 2,4 miliardi nel 2029. Considerando anche le somme già previste dalle precedenti leggi di bilancio, il Fondo sanitario nazionale raggiungerà 146,3 miliardi di euro nel 2027, 147,1 miliardi nel 2028 e 148,2 miliardi nel 2029.
Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, afferma che dopo il netto incremento del 2026 la crescita del Fondo sanitario nazionale torna a rallentare. Per il 2027 l'incremento complessivo previsto è di 3,37 miliardi di euro rispetto al 2026, mentre negli anni successivi la crescita si riduce a 859 milioni nel 2028 e a 1,1 miliardi nel 2029.
Pressione su conti pubblici e accesso alle cure
La fondazione sostiene che le risorse previste restano lontane sia dalle richieste del ministro della Salute Orazio Schillaci, che aveva indicato la necessità di 5,5 miliardi aggiuntivi, sia da quelle delle Regioni. Le amministrazioni regionali avevano chiesto 6,8 miliardi per il 2027, 5,5 miliardi per il 2028 e 5,7 miliardi a partire dal 2029.Nel quadro delineato da Gimbe, il peso del finanziamento pubblico sulla ricchezza nazionale continua a ridursi. Il rapporto FSN/PIL passa dal 6,14% del 2026 al 6,11% nel 2027, per poi scendere al 5,98% nel 2028 e al 5,87% nel 2029.
Cartabellotta avverte che margini finanziari più stretti possono tradursi in una quota crescente di costi sanitari a carico dei cittadini, in un contesto già segnato da disuguaglianze territoriali e da minore attrattività del SSN per i professionisti. Gimbe richiama anche i dati sul 2025, anno in cui i cittadini hanno speso oltre 42,4 miliardi di euro di tasca propria per curarsi e 5,6 milioni di persone hanno rinunciato a visite ed esami.
Nel nostro precedente approfondimento sull’impatto del caro-energia su famiglie e imprese in Italia abbiamo ricostruito come l’aumento di elettricità e gas, insieme a inflazione e pressione fiscale elevata, stia indebolendo consumi e risparmio. In quel quadro, evidenziavamo anche i rischi per la tenuta della domanda interna e per i bilanci pubblici, chiamati a trovare margini per contenere i costi e sostenere i servizi essenziali.
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