Doppio gioco: le banche sono a favore o contro le stablecoin?

Doppio gioco: le banche sono a favore o contro le stablecoin?
Perché le banche sostengono le monete stabili ma bloccano i depositi di criptovalute

Sullo sfondo della rapida adozione delle stablecoin nella finanza tradizionale, sta prendendo forma un conflitto. Mentre le banche, le reti di pagamento e le autorità di regolamentazione sono sempre più disposte a integrare le stablecoin come strumento di pagamento, cercano contemporaneamente di limitarle. In sostanza, la questione è se le stablecoin possano funzionare non solo come unità di regolamento, ma anche come base per prodotti di deposito fruttiferi.

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La tendenza all'integrazione delle stablecoin

Questa settimana, al World Economic Forum di Davos, le stablecoin sono emerse come argomento chiave nelle discussioni finanziarie, inquadrate principalmente come strumento di pagamento e regolamento. I dirigenti bancari e le autorità di regolamentazione non hanno più discusso sulla necessità o meno delle stablecoin: l'attenzione si è spostata sul modo esatto in cui dovrebbero essere integrate nel sistema finanziario.

Le azioni delle principali banche confermano questo cambiamento. Nel 2025-2026, JPMorgan, Citi e diverse banche europee hanno dichiarato apertamente che stavano lavorando con le stablecoin o i depositi tokenizzati per i regolamenti interbancari, i pagamenti aziendali e la gestione della liquidità.

Anche le reti di pagamento stanno rafforzando questa tendenza. Visa consente ora alle banche statunitensi di regolare le transazioni in USDC nei fine settimana, mentre Mastercard sta integrando le stablecoin nella sua rete Multi-Token per i pagamenti commerciali. È importante notare che queste soluzioni sono progettate specificamente per le banche e le fintech, non per la comunità delle criptovalute.

Allo stesso tempo, le aspettative di crescita del mercato sono in aumento. Jeremy Allaire, CEO di Circle, ha definito il 40% di crescita annua del mercato delle stablecoin come scenario di base, ipotizzando la partecipazione di banche, sistemi di pagamento e autorità di regolamentazione. Il suo punto chiave è che le stablecoin non si svilupperanno come un mercato separato delle criptovalute, ma come un'infrastruttura finanziaria condivisa.

Perché le banche non possono più ignorare le stablecoin

Solo pochi anni fa, le banche prendevano apertamente le distanze dalle stablecoin, considerandole parte del mercato delle criptovalute con rischi elevati. Ma oggi questa posizione è diventata praticamente insostenibile, non per motivi ideologici, ma per motivi operativi.

Il vantaggio principale delle monete stabili è il regolamento 24/7 senza orari bancari, cicli di compensazione o ritardi. Per i clienti aziendali, i trasferimenti transfrontalieri e la gestione della liquidità, questo significa meno capitale bloccato e minori costi operativi. Per questo motivo le banche hanno iniziato a utilizzare le stablecoin e i depositi tokenizzati nei processi interni e interbancari, anche se pubblicamente evitano la parola "cripto".

Un altro fattore critico è l'accesso a un pubblico finanziario già consolidato. Le borse, i trader, i market maker e le piattaforme fintech lavorano da anni con le stablecoin come asset di regolamento principale. Per le banche, questo rappresenta un flusso di pagamenti e una base di clienti già esistenti che è difficile ignorare senza perdere quote di mercato, soprattutto nelle transazioni internazionali.

Il conflitto inizia dove appare il rendimento

Anche se le banche si sentono più a loro agio con le stablecoin come strumento di pagamento, il vero conflitto inizia quando il rendimento entra nell'equazione. Finché una stablecoin viene utilizzata per i trasferimenti e i regolamenti, non minaccia le fondamenta del modello bancario. Ma nel momento in cui diventa una base per prodotti che promettono interessi, inizia a competere direttamente con il deposito bancario.

I recenti sviluppi negli Stati Uniti evidenziano chiaramente questo confine. L'American Bankers Association (ABA), nella sua agenda normativa, ha promosso la posizione secondo cui le monete stabili non dovrebbero generare rendimenti per gli utenti e i meccanismi di redditività dovrebbero essere limitati. Tale divieto è una delle principali priorità dell'ABA per il 2026.

Dal punto di vista bancario, non si tratta di una questione terminologica, ma di equilibrio del sistema. I depositi al dettaglio e delle imprese sono una fonte fondamentale di liquidità che le banche trasformano successivamente in prestiti. Se una parte di questi fondi inizia a confluire in prodotti in stablecoin fruttiferi al di fuori del settore bancario, le banche perdono finanziamenti a basso costo e devono sostituirli con fonti più costose. L'ABA stima che i programmi di rendimento delle stablecoin potrebbero portare a un deflusso di depositi dalle banche fino a 6.000 miliardi di dollari, riducendo la loro capacità di fornire credito.

Il problema è aggravato dalla differenza di condizioni per gli utenti finali. Nelle banche, i depositi in dollari offrono in genere rendimenti bassi. Negli Stati Uniti, il tasso di risparmio medio nazionale si aggira intorno allo 0,61% APY, mentre i depositi a termine a un anno offrono circa l'1,61%. Un modello simile esiste anche altrove: i depositi in valuta estera raramente offrono interessi elevati senza condizioni aggiuntive o rischi più elevati, quindi tendono a funzionare più come strumento di conservazione che di crescita. In questo contesto, i "depositi in criptovalute" in stablecoin offerti attraverso programmi di scambio e piattaforme autonome possono offrire tassi a due cifre, talvolta vicini al 20% annuo.

A causa di questa netta differenza, anche gli utenti che non sono interessati alle criptovalute come mercato iniziano a considerare le stablecoin come un modo per detenere dollari guadagnando un rendimento extra. Ecco perché il dibattito su CLARITY e GENIUS si riduce in ultima analisi a una domanda: le stablecoin rimarranno principalmente uno strumento di pagamento o acquisiranno il diritto di funzionare come un prodotto di deposito fruttifero?

Come potrebbe cambiare il mercato se le banche lanciassero i propri prodotti in stablecoin

Il modo più probabile in cui questo conflitto si risolve non è che le banche "sconfiggano" i depositi di criptovalute, ma piuttosto che cerchino di adottare la loro logica in forma regolamentata. Nel 2025, Reuters ha riferito che un gruppo di dieci grandi banche, tra cui Bank of America, Deutsche Bank, Goldman Sachs e UBS, stava esplorando l'emissione di una stablecoin agganciata alle valute del G7. Parallelamente, nel Regno Unito, le maggiori banche - tra cui HSBC, NatWest e Lloyds - hanno adottato un approccio diverso, testando depositi tokenizzati, essenzialmente una "forma digitale" della normale moneta bancaria, emessa sotto sorveglianza e all'interno del perimetro normativo bancario. Per il mercato, questo implica diversi risultati.

In primo luogo, emergerà un concorrente dei depositi in criptovaluta, che si sentirà psicologicamente a suo agio per le banche, perché non spinge la liquidità "all'esterno", ma la mantiene nel bilancio della banca o in un ambiente controllato.

In secondo luogo, le banche saranno in grado di offrire ai clienti un prodotto di deposito familiare, ma con alcuni dei vantaggi delle monete stabili - in particolare la disponibilità 24 ore su 24, 7 giorni su 7 e un regolamento più rapido - senza trasferire il flusso di transazioni alle borse.

In terzo luogo, i rendimenti a due cifre che attualmente rendono i depositi in criptovalute così interessanti potrebbero evolvere in un mercato a due velocità: moneta digitale "emessa dalle banche", con rendimenti più bassi ma maggiore prevedibilità, e depositi di criptovalute "non bancari", con rendimenti più elevati ma maggiore rischio di piattaforma e modello di business.

In questo contesto, la scala diventa una questione fondamentale. Citi osserva che se il settore finanziario darà priorità ai depositi tokenizzati e ai token emessi dalle banche, questi strumenti potrebbero catturare volumi di transazioni maggiori rispetto alle tradizionali stablecoin, semplicemente perché si integrano più facilmente nelle regole bancarie esistenti. Di conseguenza, la fine di questa storia non riguarda tanto il divieto delle stablecoin, quanto piuttosto la separazione delle funzioni. Le stablecoin consolideranno il loro ruolo come strumento di regolamento e di pagamento, mentre le banche cercheranno di formalizzare il rendimento come prodotto proprio all'interno di un modello regolamentato.

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