Cefla accelera sugli impianti Nova a celle a combustibile, piano da 42 milioni per arrivare a nove installazioni entro il 2026

Cefla accelera sugli impianti Nova a celle a combustibile, piano da 42 milioni per arrivare a nove installazioni entro il 2026
Cefla accelera sull’innovazione

Secondo Il Sole 24 Ore, nel pieno della spinta energetica legata a intelligenza artificiale, cloud e data center, il gruppo cooperativo romagnolo Cefla sta portando in Italia la tecnologia Nova Solution basata su celle a combustibile. Il percorso, descritto dall’azienda e accompagnato da analisi del Politecnico di Milano citate nell’articolo, punta a un mix tra applicazioni industriali e nuove opportunità nella filiera dei data center, dove la domanda di potenza sta aumentando rapidamente. L’obiettivo dichiarato è arrivare nel 2026 a nove installazioni operative, con un investimento complessivo di 42 milioni di euro.

In evidenza

  • Cefla investe 42 milioni di euro per portare a nove le installazioni funzionanti di impianti Nova a celle a combustibile entro il 2026.
  • In Italia, i data center hanno attratto 7,1 miliardi di euro di investimenti nel triennio 2023-2025, con annunci superiori a 25 miliardi per il 2026-2028.
  • Gli impianti Nova possono essere realizzati in poche settimane e raggiungere potenze fino a 10 megawatt, mirando a rispondere alla crescente domanda energetica dei data center.

Piano industriale e prime installazioni Nova

Cefla, cooperativa industriale con sede a Imola, opera nei settori engineering, impianti, medicale e finiture per il legno. Il gruppo supera i 600 milioni di euro di fatturato e conta oltre 2 mila dipendenti, e da alcuni anni investe in soluzioni energetiche innovative. La tecnologia Nova Solution deriva da un sistema sviluppato negli Stati Uniti e portato in Europa tramite una partnership con la californiana Bloom Energy.

Il programma di sviluppo è entrato nella fase più operativa, con sette impianti già installati, anche se non tutti ancora in funzione. Due risultano già operativi, uno presso la sede di Cefla e uno nello stabilimento romagnolo di Red Bull. Oggi, alla fiera Key Energy di Rimini, viene presentato anche l’impianto costruito per il latte ItalA, mentre altri due sono in fase di attivazione per Igor Gorgonzola e presso un impianto di biogas.

Il principio del sistema è trasformare scarti agricoli e biomasse in energia da utilizzare direttamente negli stabilimenti produttivi. Finora il modello è stato sperimentato soprattutto nell’industria alimentare, ma la strategia dell’azienda mira ad allargare l’ambito di applicazione. Il target operativo indicato è arrivare nel 2026 a nove installazioni funzionanti, sostenute da un investimento totale di 42 milioni di euro.

Data center e pressione sulla rete elettrica italiana

Il driver di mercato individuato da Cefla è l’espansione dei data center alimentata dalla crescita di intelligenza artificiale e servizi cloud, ormai tra i maggiori consumatori di energia. In Italia, secondo le analisi più recenti del Politecnico di Milano citate nell’articolo, la potenza effettivamente installata nei data center nazionali è attorno ai 600 megawatt. Nello stesso tempo, le richieste di connessione presentate a Terna superano i 60 gigawatt, segnalando un potenziale squilibrio tra domanda prospettica e infrastruttura disponibile.

Il comparto sta inoltre attirando capitali consistenti e programmati su più anni. Nel triennio 2023-2025 gli investimenti in Italia sono stati pari a 7,1 miliardi di euro, mentre gli annunci per il periodo 2026-2028 superano i 25 miliardi, distribuiti su oltre 80 iniziative. L’interesse degli operatori globali già sbarcati nel Paese, in particolare nell’area di Milano, si concentra anche su soluzioni installabili in tempi rapidi per ridurre vincoli e tempi di attivazione della capacità.

In questo scenario, Cefla sostiene che gli impianti Nova possano essere realizzati in poche settimane. La società indica inoltre che tali sistemi possono arrivare a fornire potenze nell’ordine dei 10 megawatt, un taglio che si presta a impieghi industriali e, potenzialmente, a progetti a supporto di infrastrutture digitali. La sfida, per l’azienda, è posizionarsi in una fase in cui la crescita del settore sta aumentando la pressione sulla rete e aprendo spazio a opzioni energetiche alternative.

Competizione globale e alleanze nella filiera energetica

La traiettoria non riguarda solo il mercato italiano, perché la stessa tecnologia sta registrando attenzione anche negli Stati Uniti. Bloom Energy ha annunciato a ottobre una partnership da 5 miliardi di dollari con Brookfield per infrastrutture energetiche dedicate ai data center, un segnale della dimensione che la domanda può raggiungere. Per Cefla, la collaborazione con Bloom Energy rappresenta quindi anche un aggancio industriale a una filiera internazionale in rapida accelerazione.

Dal punto di vista strategico, il gruppo imolese si muove su un doppio binario. Da un lato deve consolidare e standardizzare una soluzione nata per applicazioni industriali, dimostrandone continuità operativa e scalabilità. Dall’altro mira a intercettare la “fame di elettricità” legata all’era dell’intelligenza artificiale, proponendo sistemi che, nelle intenzioni dichiarate, possono essere implementati con tempi più brevi rispetto a infrastrutture tradizionali. La capacità di trasformare biomasse e scarti agricoli in energia utilizzabile in sito resta l’elemento centrale su cui si gioca la competitività del progetto.

In precedenza abbiamo riportato come le prospettive dell’export italiano si stiano complicando per nuovi vincoli su logistica e costi, tra restrizioni ai valichi alpini e l’entrata a regime dell’Ets marittimo dal 2026. Nel nostro approfondimento mettevamo in evidenza l’impatto potenziale su tempi di consegna, continuità delle filiere e decisioni di investimento, con riflessi sulla competitività delle imprese.

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