Cerved rivede al ribasso le stime sui ricavi industriali italiani per lo shock energetico e logistico in Medio Oriente
Un prolungarsi della crisi nello Stretto di Hormuz rischia di trasformarsi in un freno simultaneo per industria, servizi e consumi, con effetti a catena su costi, forniture e domanda interna. La valutazione è contenuta in un’analisi di Cerved, che lega l’aggiornamento dello scenario macro e settoriale italiano all’aumento dell’incertezza geopolitica e ai rincari di gas, petrolio ed energia elettrica. Le stime, sottolinea l’istituto, restano soggette a forte volatilità e dipendono da durata e intensità dello shock.
In evidenza
- Cerved prevede un calo dei ricavi reali delle aziende italiane dello 0,2% nel 2026 e di quasi un punto nel 2027 per l’impatto dello shock energetico e logistico in Medio Oriente.
- L’aumento dei prezzi energetici e le criticità logistiche colpiscono con maggiore intensità settori energivori come piastrelle, carta, vetro, cemento, acciaio e logistica, con potenziale contrazione estesa anche al turismo.
- Per il 2026 l’export italiano è stimato in calo dello 0,8%, consumi interni in lieve crescita e inflazione al 2,4%, superiore al target Mef, con rischio rialzo tassi.
Nuovo scenario Cerved su ricavi e macro
Come riportato da Il Sole 24 Ore, Cerved, società del gruppo Ion, ha affiancato allo scenario precedente un’ipotesi più conservativa, assumendo una crisi che duri per mesi e un prezzo del greggio stabilmente sopra i livelli del 2025. In questo quadro, i ricavi reali delle aziende italiane sono stimati in calo dello 0,2% nel 2026 e di quasi un punto nel 2027. Rispetto alle previsioni di base sul biennio 2026-2027, che indicavano un progresso dei ricavi dell’1,6%, l’aggiornamento porta a una correzione negativa di oltre un punto. Cerved evidenzia che i meccanismi di trasmissione dello shock ricalcano in parte quanto visto con l’invasione russa dell’Ucraina, con impatti su energia, logistica e domanda.Settori più esposti tra energia e supply chain
L’aumento dei prezzi di gas, petrolio ed elettricità colpisce con maggiore intensità le attività più energivore, tra cui piastrelle, carta, vetro, cemento e materiali da costruzione, laterizi, acciaio e fonderie. Lo shock si estende alla filiera di logistica e trasporti, considerata un input trasversale per più comparti produttivi, e può riflettersi anche su agricoltura in caso di rincari consistenti di fertilizzanti e carburanti. Al fronte dei costi si sommano le criticità logistiche e gli ostacoli alla supply chain collegati al blocco di Hormuz. Secondo l’analisi, anche la filiera allargata del turismo potrebbe risentirne, con una contrazione significativa dei ricavi.Domanda interna, export e rischio tassi
Sul mercato domestico, l’incertezza geopolitica e l’inflazione energetica vengono indicate come fattori di rallentamento della domanda, con cali attesi negli acquisti dei settori più sensibili al reddito disponibile. Cerved cita moda e beni lifestyle, beni durevoli come auto, mobili ed elettrodomestici, oltre a cosmetica premium e servizi di intrattenimento e ricreativi. A livello macro, per il 2026 l’export italiano è visto in riduzione dello 0,8% in termini reali, mentre i consumi interni aumenterebbero di soli due decimali. L’inflazione è stimata al 2,4%, quasi un punto sopra il livello programmato dal Mef, con il rischio di una risalita dei tassi che potrebbe limitare investimenti già indeboliti dal venir meno della spinta del Pnrr.In un nostro precedente aggiornamento abbiamo ricostruito come le tensioni in Medio Oriente possano riflettersi sull’economia italiana, tra rincari energetici e rischi per logistica e filiere. Abbiamo inoltre evidenziato la maggiore esposizione di alcuni distretti manifatturieri e regioni, insieme al monitoraggio su carburanti ed energia e all’ipotesi di misure come le accise mobili per attenuare l’impatto dei prezzi.
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