Puglia monitora 42 crisi industriali con 11.640 lavoratori coinvolti
Secondo i dati citati nell'articolo, la Puglia mantiene aperte 42 vertenze aziendali seguite anche dal Comitato regionale di monitoraggio del sistema economico produttivo e delle aree di crisi, con 11.640 lavoratori interessati. Il quadro comprende dossier che vanno dall'ex Ilva di Taranto a Natuzzi, fino ai siti del petrolchimico di Brindisi e ad aziende legate all'automotive, e riflette le pressioni della transizione industriale su occupazione e territorio. Dal 2016 il sistema di supporto alle aziende, Sepac, gestisce complessivamente 72 tavoli di crisi nella regione.
In evidenza
- La Regione Puglia monitora 42 crisi industriali attive coinvolgendo 11.640 lavoratori, soprattutto nei settori acciaio, chimica, energia e automotive.
- La task force regionale presieduta da Leo Caroli coordina politiche attive e ricollocazione, risultando l'unica struttura dedicata in Italia per il monitoraggio di crisi aziendali.
- Lo stallo della vertenza Natuzzi in Alta Murgia espone circa 1.800 dipendenti, metà donne specializzate, al rischio di esclusione nel fragile contesto produttivo locale.
Crisi industriali aperte tra acciaio, chimica ed energia
Il perimetro delle vertenze pugliesi riunisce comparti diversi ma accomunati da processi di ristrutturazione e riconversione. L'ex Ilva di Taranto resta il caso più rilevante per dimensione industriale e impatto locale, mentre a Brindisi si sommano le incognite del petrolchimico dopo la chiusura dell'impianto di cracking Versalis e quelle del sito LyondellBasell specializzato nel polipropilene. Nel conteggio regionale rientra anche la dismissione della centrale a carbone di Cerano, che apre il tema del riutilizzo industriale dell'area e della tutela occupazionale.
Le difficoltà del settore automotive aggiungono ulteriore pressione al quadro pugliese. Le vicende di Borsch, Marelli e Graziano vengono indicate come esempi delle tensioni che accompagnano la transizione del comparto. Nel complesso, i dati regionali descrivono un concentrato delle principali crisi settoriali che attraversano l'industria italiana.
Task force regionale e strumenti per la ricollocazione
La Regione Puglia si è dotata di un organismo dedicato al monitoraggio delle crisi aziendali e dei loro effetti sull'indotto, una struttura che l'articolo presenta come unica nel panorama regionale italiano. Il Comitato è presieduto fin dall'origine da Leo Caroli ed è considerato strategico dalla giunta di Antonio De Caro, con il dossier seguito dall'assessore Eugenio Di Sciascio. Tra i compiti principali rientrano il coordinamento con le istituzioni regionali e il sostegno all'uso di politiche attive per i dipendenti a rischio esubero.
L'obiettivo operativo è accompagnare i lavoratori fuoriusciti dai processi produttivi verso percorsi di riqualificazione e ricollocazione. Questo approccio assume rilievo soprattutto nelle aree dove il tessuto imprenditoriale è più debole e meno capace di assorbire nuova manodopera. La gestione delle crisi non riguarda quindi solo la continuità industriale, ma anche la tenuta sociale dei territori coinvolti.
Natuzzi e l'impatto occupazionale nell'Alta Murgia
Lo stallo della vertenza Natuzzi mette in evidenza le fragilità occupazionali dell'Alta Murgia. L'articolo segnala che tra i circa 1.800 dipendenti, una quota vicina alla metà è composta da donne, molte delle quali hanno competenze concentrate soprattutto nelle attività di cucitura e taglio. Per questa parte della forza lavoro il rischio principale è la difficoltà di trovare un nuovo impiego in un'area economicamente fragile.
Il caso Natuzzi ha anche una valenza territoriale perché l'azienda ha contribuito in modo significativo alla formazione del tessuto produttivo locale. Fondata nel 1959 a Taranto e poi trasferita a Santeramo in Colle, nel Barese, la società resta legata alla figura del fondatore Pasquale Natuzzi, affiancato nell'ultimo piano industriale dal figlio Marco. La vertenza viene quindi letta non solo come crisi aziendale, ma anche come test per la capacità del territorio di reggere una possibile riduzione industriale.
In un nostro precedente articolo abbiamo riportato il rifinanziamento di Transizione 5.0, con una dotazione complessiva indicata in 1,5 miliardi di euro e l’obiettivo di ridurre l’incertezza per le imprese sugli incentivi. Nello stesso contesto abbiamo evidenziato l’allarme sulle pressioni geopolitiche e il nodo ex Ilva, considerata cruciale per la competitività dell’industria di base e per la tenuta della manifattura italiana.
Ultime notizie su Volkswagen
- Forex
- Crypto