Fipe, valore aggiunto della ristorazione continua a crescere in Italia
Secondo il Rapporto Ristorazione 2026 presentato da Fipe Confcommercio, il comparto mostra nel 2025 una crescita moderata nonostante il rallentamento economico, con consumi a 100 miliardi di euro e valore aggiunto a 59,3 miliardi. Il quadro resta però condizionato da criticità strutturali, dalla debolezza del potere d'acquisto delle famiglie e dalle tensioni geopolitiche che incidono sulle prospettive del 2026. Il presidente Lino Enrico Stoppani indica la ristorazione come un settore centrale nella vita quotidiana degli italiani, sostenuto anche dal contributo della domanda turistica estera.
In evidenza
- I consumi della ristorazione in Italia raggiungono nel 2025 i 100 miliardi di euro, in crescita del 3,7% sull'anno precedente ma ancora sotto i livelli pre-pandemia.
- Nel settore restano attive circa 324mila imprese, in calo dell'1% sul 2024, con i bar in contrazione del 2,2% e i ristoranti sostanzialmente stabili (-0,4%).
- L'occupazione dipendente cala del 10,3% (-114mila unità) nel 2025, mentre il valore aggiunto sale a 59,3 miliardi di euro (+0,5% reale).
Consumi, investimenti e struttura del mercato nel 2025
I dati dell'Ufficio studi della federazione indicano che i consumi della ristorazione raggiungono nel 2025 i 100 miliardi di euro, in aumento del 3,7% sull'anno precedente, pur restando sotto i livelli pre pandemia. Il calo dei volumi delle consumazioni della clientela italiana pesa sull'andamento del settore, mentre i turisti stranieri forniscono un contributo rilevante al riequilibrio della domanda. Il valore aggiunto sale a 59,3 miliardi di euro, con una crescita reale dello 0,5%, confermando il consolidamento del ruolo economico del comparto.
L'incertezza porta le imprese a selezionare con maggiore attenzione gli impieghi di capitale. Nel 2025 il 28,4% delle aziende realizza ammodernamenti, mentre il 25,8% li programma per il 2026. Nel settore restano attive circa 324mila imprese, con una flessione dell'1% rispetto all'anno precedente.
La contrazione più marcata interessa il canale bar, in calo del 2,2%, fenomeno che il rapporto collega sia a difficoltà strutturali del format sia al passaggio verso modelli di business differenti. Il comparto dei ristoranti resta sostanzialmente stabile, con un calo dello 0,4% sul 2024. Il banqueting e la ristorazione collettiva segnano invece una crescita del 3,5%.
Prezzi, lavoro e rischi per il 2026
Sul fronte dei prezzi, i listini della ristorazione aumentano del 3,2% rispetto al 2024. Nel 2025 prosegue così l'adeguamento tariffario successivo allo shock inflazionistico degli anni post pandemia, anche se il rapporto segnala che la ristorazione italiana resta tra le più virtuose in Europa sotto questo profilo. Per il 2026, sulle prospettive del settore gravano i rischi di un nuovo shock energetico legato al conflitto in Medio Oriente.
Il mercato del lavoro continua a mostrare segnali di tensione. L'occupazione dipendente perde oltre 114mila unità, pari a un calo del 10,3%, mentre una impresa su due dichiara difficoltà nel reperire personale. La ristorazione resta comunque un importante sbocco occupazionale per i giovani, con il 61,6% degli addetti sotto i 40 anni.
La sola fascia che resiste al calo generale è quella degli over 60, elemento che riflette l'allungamento della permanenza al lavoro anche per effetto della crisi demografica. Fipe sottolinea inoltre che la produttività continua a rappresentare una criticità strutturale, con un arretramento di un punto percentuale rispetto al 2024 e un divario ancora marcato rispetto a dieci anni fa. Secondo Stoppani, il settore richiede politiche attive per facilitare l'incontro tra domanda e offerta di lavoro, rafforzare la riqualificazione professionale e orientare meglio i giovani nei percorsi scolastici e formativi.
In un nostro precedente articolo abbiamo riportato i risultati 2025 di Illycaffè, con ricavi record a 700 milioni di euro grazie alla crescita dei volumi, a fronte però di una forte pressione sui margini dovuta al rincaro del caffè verde e all’aumento dei costi logistici. Avevamo inoltre evidenziato come le tensioni in Medio Oriente stessero alimentando ulteriori aumenti nei trasporti e nelle materie prime, con il rischio di nuovi rincari trasferiti a valle lungo la filiera.
Ultime notizie su Local Business
- Forex
- Crypto