Regioni italiane chiedono confronto sul negoziato Ue per la coesione
La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome sollecita un incontro con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e con il ministro Tommaso Foti, dopo avere denunciato nel documento approvato all’unanimità la mancanza di un coinvolgimento strutturato dell’Italia nel negoziato sul bilancio pluriennale Ue 2028-2034. La richiesta arriva mentre il confronto europeo entra in una fase decisiva e mentre le amministrazioni territoriali temono che il modello proposto dalla Commissione, con risorse accorpate in un Fondo unico, riduca il loro ruolo nella politica di coesione.
In evidenza
- La Conferenza delle Regioni italiane chiede un dialogo sistematico con il governo sul negoziato UE del QFP 2028-2034 e una posizione italiana chiara in Consiglio europeo.
- Le regioni sollecitano l'istituzione immediata di un tavolo politico e tecnico per garantire la gestione concorrente e capitoli regionali con risorse finanziarie trasparenti nei futuri fondi di coesione.
- La richiesta arriva mentre il governo italiano rivendica il portafoglio coesione della Commissione UE, aumentando la pressione politica sull'esecutivo in vista delle decisioni sul bilancio europeo.
Negoziato sul QFP 2028-2034 e richieste al governo
La preoccupazione delle regioni cresce per l’impostazione del prossimo quadro finanziario pluriennale dell’Unione europea, che secondo gli enti territoriali rischia di spostare verso il centro la preparazione e la gestione dei fondi. Dopo appelli rivolti all’esecutivo già dall’autunno scorso, la Conferenza torna a chiedere un dialogo sistematico sul futuro della politica di coesione e una posizione italiana chiara in Consiglio europeo. Mercoledì la commissione Budget del Parlamento europeo dovrebbe approvare la posizione negoziale sul prossimo QFP, mentre entro fine mese è atteso, salvo sorprese, il voto in plenaria.Nel testo inviato al governo, la Conferenza chiede di condividere lo stato dell’arte del negoziato sulle proposte regolamentari e di conoscere la linea assunta dall’Italia. La richiesta è presentata dal presidente della Conferenza, Massimiliano Fedriga, ed è approvata all’unanimità. Il passaggio aumenta la pressione politica sull’esecutivo in una fase in cui il dossier coesione ha un peso rilevante anche per l’assetto istituzionale italiano in Europa.
Governance dei fondi e impatto sulle amministrazioni territoriali
Le regioni chiedono inoltre l’istituzione tempestiva di un tavolo politico e tecnico sul negoziato e sulla definizione del Piano nazionale e regionale italiano. L’obiettivo indicato è preservare una politica di coesione fondata sulla gestione concorrente, con capitoli regionali e con il mantenimento del ruolo delle Regioni e delle Province autonome come autorità di gestione. Nel documento viene anche sollecitata una previsione obbligatoria di capitoli regionali con dotazioni finanziarie certe e trasparenti.Secondo le amministrazioni territoriali, il tavolo di confronto deve garantire una partecipazione strutturata alla formazione della posizione italiana, anche attraverso la condivisione sistematica dei testi di compromesso. Il nodo riguarda quindi non solo l’ammontare delle risorse, ma anche la governance futura dei piani nazionali. Per le regioni il rischio è di passare da interlocutori diretti delle istituzioni europee a semplici esecutori di programmi e decisioni definiti a livello centrale.
Rilievo politico per l’Italia nella partita europea
La presa di posizione delle regioni assume un valore politico ulteriore perché arriva dopo l’avvio della legislatura europea in cui il governo aveva rivendicato il peso del portafoglio coesione affidato al commissario italiano Raffaele Fitto. Il mancato confronto con i territori, evidenziato dalla Conferenza, espone quindi l’esecutivo a critiche proprio su un dossier considerato strategico per investimenti e sviluppo regionale. La partita sul prossimo bilancio Ue resta centrale per l’allocazione delle risorse e per il rapporto tra governo nazionale e autonomie nella gestione delle politiche di coesione.In un nostro precedente articolo abbiamo riferito della revisione normativa avviata dalla Regione Umbria con il testo unico su cultura e spettacolo, pensata per ridurre la frammentazione del settore e sostenere una crescita più stabile degli operatori. Il provvedimento, inserito nella programmazione 2026-2028, prevede un rafforzamento delle risorse e nuovi strumenti (tra cui imprese creative, welfare culturale e art bonus) anche attraverso l’impiego di fondi europei e nazionali.
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