Europarlamento chiede più risorse nel bilancio Ue per coesione e fondi sociali

Europarlamento chiede più risorse nel bilancio Ue per coesione e fondi sociali
Più fondi Ue richiesti

Secondo stime interne del Parlamento europeo, pubblicate dal Sole 24 Ore, la proposta della Commissione Ue per il Quadro finanziario pluriennale 2028-2034 mette sotto maggiore pressione politica di coesione e fondi sociali, mentre l'assemblea si prepara a votare la propria posizione e valuta anche un possibile rinvio del negoziato. Il confronto si svolge in una fase delicata per l'assetto del bilancio comune, con l'ipotesi di maggiore flessibilità per gli Stati membri attraverso i Piani di Partenariato Nazionali e Regionali.

In evidenza

  • L'Europarlamento esprime preoccupazione che la proposta 2028-2034 della Commissione, accorpando fondi e devolvendo autonomia agli Stati, riduca la capacità redistributiva Ue.
  • I gruppi Socialisti e Democratici subordinano il sostegno a Ursula von der Leyen a garanzie sulla continuità dei fondi per investimenti sociali e coesione.
  • La discussione sui tagli ai fondi sociali e di coesione assume rilievo per l'Italia, con timori su maggiori disuguaglianze territoriali e dipendenza dalle scelte dei governi nazionali.

Proposta 2028-2034 e punti critici

La bozza illustrata dalla Commissione lo scorso luglio accorpa in un unico fondo capitoli rilevanti come agricoltura, migrazione, coesione e sociale. In parallelo, attribuisce agli Stati membri maggiore autonomia nella gestione delle risorse tramite i PPNR. Per una parte dell'Europarlamento, questa impostazione rischia di ridurre la capacità redistributiva del bilancio Ue e di indebolire la tutela degli investimenti sociali.

László Andor, segretario generale del think tank FEPS, afferma che una conferma della proposta indebolirebbe l'effetto redistributivo del bilancio europeo. Secondo Andor, il ridimensionamento dei fondi sociali segnala una sottovalutazione delle sfide legate al capitale umano. Tra queste cita anche il sostegno ai giovani, dall'accesso a un'istruzione di qualità fino all'ingresso più rapido nel mercato del lavoro, con un riferimento esplicito all'Italia.

Pressione politica e impatto per l'Italia

Il tema resta particolarmente sensibile nel gruppo dei Socialisti e Democratici, che collega il sostegno alla presidente della Commissione Ursula von der Leyen anche alle garanzie sulla continuità dei fondi per gli investimenti sociali. Stefano Bonaccini, europarlamentare del Partito Democratico e relatore del dossier QFP per la commissione agricoltura, sostiene che meno risorse e più rinazionalizzazione producono politiche meno efficaci e maggiori disuguaglianze territoriali. La sua posizione si inserisce nei negoziati in corso tra i gruppi parlamentari sulla linea da adottare prima del voto.

Antonella Sberna, vicepresidente del Parlamento europeo ed europarlamentare di Fratelli d'Italia, dice che il rischio di un taglio alle risorse per coesione e Fondo sociale europeo sarebbe preoccupante per Paesi come l'Italia. Allo stesso tempo, osserva che una parte significativa degli effetti concreti dipende dalle decisioni dei governi nazionali nella definizione e nella distribuzione dei piani nazionali e regionali. Il confronto sul prossimo bilancio Ue si concentra quindi non solo sul volume delle risorse, ma anche sul loro grado di centralizzazione e sulla capacità di limitare gli squilibri tra territori.

In un nostro precedente articolo abbiamo riferito della richiesta della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome di aprire un confronto con il governo sul negoziato del bilancio pluriennale Ue 2028-2034. Le amministrazioni territoriali segnalavano il rischio che il modello proposto, con risorse accorpate in un Fondo unico e una governance più centralizzata, riduca il ruolo delle Regioni nella politica di coesione e nella gestione dei futuri piani nazionali e regionali.

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