Delfin definisce il finanziamento bancario per il riassetto azionario

Delfin definisce il finanziamento bancario per il riassetto azionario
Delfin riassetto azionario

Il riassetto di Delfin entra in una fase decisiva dopo il via libera dei soci alla distribuzione dell'80% degli utili per tre anni. Questa condizione apre la strada a un finanziamento da 11 miliardi che consente a Leonardo Maria Del Vecchio di rilevare il 25% detenuto da Luca e Paola e di salire al 37,5% della holding.

In evidenza

  • Delfin ottiene linea di credito da 11 miliardi suddivisa tra UniCredit, Bnp Paribas e Credit Agricole, ognuna impegnata per circa un terzo.
  • La struttura prevede pegno sul 25% che Leonardo Maria Del Vecchio acquista dai fratelli e possibile apertura di 2 miliardi ad altre banche.
  • Gli istituti richiedono sostegno del board Delfin a un piano industriale che garantisca flessibilità nel valorizzare asset quali Mps (17,5%), Generali (10%) e UniCredit (2,7%).

Struttura del finanziamento e garanzie richieste

Come riportato da Il Sole 24 Ore, la linea di credito da 11 miliardi destinata al riassetto della cassaforte della famiglia Del Vecchio viene suddivisa inizialmente tra UniCredit, Bnp Paribas e Credit Agricole, con un impegno vicino a un terzo del totale per ciascun istituto. L'intesa, secondo alcune fonti, risulta ormai quasi definita dopo l'approvazione assembleare della nuova politica di distribuzione dei dividendi.

L'operazione resta comunque aperta ad aggiustamenti, perché una quota intorno a 2 miliardi di euro potrebbe essere assegnata anche ad altre banche che hanno manifestato interesse. Tra i nomi che circolano nelle indiscrezioni figurano Bpm, Goldman, Deutsche Bank e Soc Gen.

Lo schema negoziato si basa su tre presidi principali. Oltre al via libera dei soci su cedole più generose, è previsto il pegno sul pacchetto del 25% che Leonardo Maria Del Vecchio rileva direttamente o tramite il veicolo LMDV Fin dai fratelli Luca e Paola.

Implicazioni per la holding e per gli asset finanziari

Un ulteriore elemento richiesto dagli istituti finanziatori riguarda il supporto del board di Delfin nella predisposizione di un piano industriale della holding. L'obiettivo è introdurre maggiore flessibilità nella gestione delle partecipazioni finanziarie in caso di scenari avversi di mercato.

Il riferimento riguarda soprattutto le quote detenute in Mps, pari al 17,5%, in Generali, al 10%, e in UniCredit, al 2,7%. In uno scenario di forte discesa dei mercati e di riduzione del valore di Delfin, oggi indicato intorno a 45 miliardi, questi asset devono poter essere valorizzati per ristabilire l'equilibrio complessivo della holding.

Nel nostro precedente approfondimento sul via libera dei soci di Delfin al riassetto della holding e all’operazione LMDV Fin abbiamo spiegato come l’assemblea abbia approvato una politica di dividendi più generosa e il passaggio delle quote di Luca e Paola a Leonardo Maria Del Vecchio, destinato a portarlo al 37,5%. In quel contesto abbiamo ricordato anche il peso delle partecipazioni di Delfin in Mps, Generali e UniCredit, centrali per gli equilibri finanziari e per le prossime mosse della cassaforte di famiglia.

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