Le azioni salgono mentre il dollaro si avvicina ai massimi di sei settimane per l’incertezza sull’Iran

Le azioni salgono mentre il dollaro si avvicina ai massimi di sei settimane per l’incertezza sull’Iran
Le azioni salgono mentre il dollaro si rafforza per il rischio Iran

​I mercati globali sono saliti sulla speranza di un possibile accordo tra Stati Uniti e Iran, ma gli investitori continuano a valutare il rischio che i colloqui possano fallire. Il dollaro è rimasto vicino ai massimi di sei settimane, i prezzi del petrolio sono nuovamente aumentati e le aspettative sulla politica della Federal Reserve sono cambiate bruscamente a causa della minaccia di una nuova ondata inflazionistica.

In evidenza

  • L’indice globale MSCI è salito dello 0,22%, mentre lo STOXX 600 europeo ha guadagnato lo 0,43%.
  • I future su S&P 500 e Dow sono saliti di circa lo 0,3%, mentre i future sul Nasdaq 100 hanno guadagnato lo 0,5%.
  • Il Brent è salito di circa il 2% a 104,96 dollari al barile, mentre il WTI è salito a 97,64 dollari.
  • L’indice del dollaro è rimasto vicino a 99.247, vicino ai massimi da oltre sei settimane.

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I mercati comprano speranza, non certezza

I mercati azionari sono saliti venerdì mentre gli investitori attendevano nuovi segnali dai negoziati tra Washington e Teheran. Il Segretario di Stato USA Marco Rubio ha dichiarato che ci sono stati “alcuni segnali positivi”, ma permangono divergenze chiave, tra cui la scorta di uranio dell’Iran e il controllo dello Stretto di Hormuz. Reuters ha riferito che l’incertezza su questi temi continua a mantenere i mercati altamente sensibili.

L’indice globale principale MSCI è salito dello 0,22%, mentre lo STOXX 600 europeo ha guadagnato lo 0,43%. Anche i future USA sono aumentati: i contratti legati al Dow e all’S&P 500 sono saliti di circa lo 0,3%, mentre i future sul Nasdaq 100, più esposti ai titoli tecnologici, hanno guadagnato lo 0,5%. Il giorno precedente, l’S&P 500 era salito dello 0,17% a 7445,72, rimanendo vicino al suo record di 7517,12.

Dollaro e petrolio segnalano cautela

L’ottimismo sulle azioni non ha cancellato la domanda di asset difensivi. L’indice del dollaro è rimasto vicino a 99.247, mentre l’euro si è attestato intorno a 1,1614 dollari, vicino ai minimi di sei settimane. Lo yen è rimasto vicino a 159,11 per dollaro, avvicinandosi nuovamente al livello 160, dove spesso i trader iniziano ad attendersi possibili interventi delle autorità giapponesi.

Anche il petrolio ha mostrato che il mercato non crede che i rischi siano scomparsi. Il Brent è salito di circa il 2% a 104,96 dollari al barile, mentre il WTI ha guadagnato l’1,35% a 97,64 dollari. Anche se il Brent si avvia verso un calo settimanale di circa il 6%, il rischio di interruzioni nello Stretto di Hormuz resta il principale fattore per i mercati energetici e le aspettative sull’inflazione.

I tassi tornano a essere un problema per le azioni

La questione più importante per gli investitori non è solo il petrolio, ma come esso modifica le aspettative sulla politica monetaria. Prima della crisi, i mercati si aspettavano due tagli dei tassi da parte della Fed. Ora stimano la probabilità di un rialzo dei tassi entro fine anno a oltre il 50%.

Il rendimento dei Treasury USA a due anni è salito al 4,09%, sopra il limite superiore dell’attuale intervallo obiettivo della Fed del 3,50%-3,75%. Questo è un segnale che il mercato obbligazionario vede una possibilità di politica più restrittiva. Se la guerra dovesse protrarsi e i prezzi dell’energia restassero elevati, le azioni potrebbero continuare a salire solo se gli utili societari riusciranno a reggere tassi più alti e un dollaro più forte.

In un precedente report, abbiamo osservato che la guerra in Iran scuote il mercato dei titoli rifugio da 50 trilioni di dollari.

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