Italia rinvia la decisione sul prestito Ue Safe mentre lega la difesa ai margini sull'energia

Italia rinvia la decisione sul prestito Ue Safe mentre lega la difesa ai margini sull'energia
Italia rinvia decisione Ue

Il governo prende altro tempo sull'adesione finale al programma Safe dell'Unione europea, collegando ogni avanzamento sulla spesa per la difesa a una soluzione europea sui costi dell'energia. La linea riflette tensioni politiche e tecniche interne all'esecutivo, mentre Roma attende indicazioni da Bruxelles su flessibilità di bilancio e valutazione dei conti pubblici.

In evidenza

  • Italia rinvia la decisione finale sull'adesione al prestito Ue Safe da 14,9 miliardi, non ritenendo vincolante la scadenza del 31 maggio.
  • Il governo valuta di richiedere una quota minore del Safe, limitata a progetti già contrattualizzati, non generando nuovi investimenti aggiuntivi per la difesa.
  • La risposta della Commissione Ue sulla flessibilità di bilancio, attesa il 3 giugno, sarà cruciale per definire i margini di manovra sulle priorità energetiche e di spesa.

Scelta sul Safe e opzioni allo studio

Come riportato da Il Sole 24 Ore, in una riunione a Palazzo Chigi con Giorgia Meloni, i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini, il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti, il ministro della Difesa Guido Crosetto, il sottosegretario Giovanbattista Fazzolari e i consiglieri della presidente del Consiglio, il governo decide di rinviare ancora l'adesione finale al Safe, il prestito Ue da 14,9 miliardi che l'Italia aveva prenotato l'estate scorsa. Secondo la lettura dell'esecutivo, il regolamento del programma non fissa il 31 maggio come termine perentorio per la firma dell'accordo necessario ad attivare il piano di investimenti presentato.

Tra le ipotesi resta anche quella indicata da Tajani, cioè chiedere una quota inferiore rispetto ai 14,9 miliardi e limitarla a progetti già coperti da contratti firmati. Questa soluzione suscita però dubbi sul piano tecnico e riapre le divergenze interne, anche perché Crosetto sollecita più volte chiarezza sulla direzione da seguire.

Nell'impostazione ribadita da Giorgetti, l'eventuale attivazione del Safe serve soprattutto a rifinanziare a costi più bassi spese già previste nei tendenziali di finanza pubblica e finora coperte con titoli di Stato domestici più onerosi. In questa cornice, anche l'eventuale firma della richiesta di prestito non comporta automaticamente nuovi investimenti aggiuntivi per la difesa.

Attesa per Bruxelles e vincoli di consenso

Per l'esecutivo, senza una risposta europea sul fronte energia, la strada della difesa resta politicamente bloccata da ragioni di consenso. Meloni ribadisce che non è sostenibile dire ai cittadini che le risorse sono disponibili solo per la sicurezza militare, mentre la pressione del caro energia resta aperta.

Le indicazioni arrivate da Bruxelles attraverso il vicepresidente esecutivo della Commissione europea Raffaele Fitto vengono considerate a Roma un passo avanti, ma non ancora sufficiente. Il ricorso alle rimodulazioni, già sperimentato con Pnrr e fondi di coesione, offre una possibile via, ma richiede un nuovo negoziato con le Regioni per spostare risorse verso la priorità energetica.

Un'apertura europea su ulteriori forme di flessibilità di bilancio darebbe invece spazi aggiuntivi senza passare da una trattativa interna. La risposta di Ursula von der Leyen alla lettera di Meloni è attesa il 3 giugno insieme al pacchetto di primavera della Commissione, che include la valutazione finale sui conti 2025 e le nuove Raccomandazioni Paese; da quel passaggio emergono anche gli eventuali margini consentiti dalle regole europee vigenti, comunque ritenuti inferiori rispetto alle ipotesi multimiliardarie circolate nei giorni scorsi.

Nel nostro precedente articolo sulle richieste di Confindustria Alto Adige sul costo dell’energia abbiamo riportato l’allarme delle imprese locali: bollette fino al 30% sopra la media europea e un fabbisogno elettrico in forte crescita entro il 2040. In quel contesto, gli industriali hanno chiesto interventi su reti, accumulo e una strategia di approvvigionamento che garantisca prezzi più competitivi e maggiore autonomia energetica, tema che torna centrale anche nel confronto odierno tra Roma e Bruxelles.

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