Manageritalia chiede un patto per rafforzare la crescita delle Pmi italiane

Manageritalia chiede un patto per rafforzare la crescita delle Pmi italiane
Un patto per la crescita

Con previsioni Istat di crescita del Pil italiano allo 0,6% nel 2025 e allo 0,8% nel 2026, il dibattito sulla competitività delle imprese torna al centro dell'assemblea di Manageritalia a Milano. Il presidente Marco Ballaré sostiene che una maggiore diffusione delle competenze manageriali nelle Pmi sia decisiva per aumentare valore aggiunto, export e capacità di crescita del Paese.

In evidenza

  • Manageritalia chiede un patto tra imprenditori, manager e istituzioni per rafforzare la crescita delle Pmi italiane, soprattutto nell'attuale contesto internazionale.
  • Solo circa il 30% delle Pmi italiane ha un manager esterno rispetto all'imprenditore, contro l'80% in Francia, Germania e Spagna, frenando opportunità di sviluppo.
  • Ballaré propone incentivi fiscali e voucher per inserire manager qualificati e sostiene investimenti in servizi ad alto valore aggiunto, ICT, consulenza e logistica evoluta.

Proposte per managerializzare le Pmi

Come riferisce Il Sole 24 Ore, Ballaré usa l'assemblea di Manageritalia per sollecitare un'intesa tra imprenditori, manager e istituzioni che aiuti l'Italia a uscire da una crescita moderata, in un contesto segnato anche dall'esposizione internazionale, soprattutto sul fronte energetico.

Il presidente dell'associazione dei manager del terziario afferma che i dirigenti del settore sono in aumento e che Manageritalia cresce ogni anno tra il 3% e il 4%, ma giudica questo ritmo insufficiente. A suo avviso, il nodo non è la prevalenza delle Pmi nel tessuto produttivo italiano, bensì il fatto che solo circa il 30% di queste imprese abbia un manager diverso dall'imprenditore, contro quote intorno all'80% in Paesi come Francia, Germania e Spagna.

Secondo Ballaré, senza una maggiore managerializzazione le imprese italiane rischiano di non cogliere le opportunità di sviluppo. Tra gli strumenti indicati ci sono incentivi fiscali strutturali per inserire manager qualificati nelle Pmi, voucher per competenze manageriali nei progetti di trasformazione digitale, organizzativa e di sviluppo dei mercati, oltre a contratti flessibili che facilitino anche ingressi temporanei nelle aziende più piccole.

Terziario e servizi ad alto valore aggiunto

Ballaré indica come priorità il sostegno agli investimenti in servizi ad alto valore aggiunto, tra cui ICT, consulenza e logistica evoluta, insieme a una maggiore integrazione tra industria e servizi lungo la filiera. Nella sua impostazione, servono anche misure per rafforzare export e internazionalizzazione dei servizi, comparti che considera ancora sottoutilizzati nel sistema economico nazionale.

Il presidente di Manageritalia osserva che il terziario di mercato rappresenta poco meno del 60% del Pil italiano e ritiene quindi necessario valorizzarlo maggiormente nelle politiche industriali. Avverte inoltre che, senza un rafforzamento dimensionale e manageriale delle imprese, aumenta il rischio che fondi e gruppi esteri acquisiscano aziende italiane, le facciano crescere e ne spostino il controllo fuori dal Paese.

Nel quadro delle criticità strutturali, Ballaré richiama anche il passaggio generazionale, la fuga dei talenti, l'inverno demografico e l'ampio bacino di inattivi tra giovani e donne. Per il manager, la difficoltà cronica delle Pmi ad aumentare scala e produttività continua a frenare la nascita di nuovi gruppi di dimensione rilevante nell'economia italiana.

Nella nostra precedente analisi sulla crescita delle imprese coesive in Italia abbiamo evidenziato come, nel periodo 2020-2025, aumenti la quota di aziende che rafforzano le reti con filiere, territori e istituzioni. L’articolo metteva in luce anche il vantaggio competitivo di queste imprese, più propense a investire in sostenibilità ambientale e trasformazione digitale rispetto a quelle meno integrate nelle relazioni.

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