Italia accelera il riaccentramento della politica economica tra Zes unificata e riforma dei porti
Negli ultimi anni la politica economica italiana si muove verso un coordinamento sempre più centralizzato, con effetti che vanno dalla gestione dei fondi di coesione alla governance delle infrastrutture portuali. Il processo prende forma attraverso la Zes unica per il Mezzogiorno e il disegno di legge sui porti, che ridisegnano competenze, investimenti e flussi finanziari tra Stato e territori.
In evidenza
- Italia centralizza la governance della politica di coesione dal 2024 con la Zes unica nazionale estesa al Mezzogiorno, Marche e Umbria.
- Il disegno di legge n. 2925 crea Porti d'Italia S.p.A., società pubblica destinata agli investimenti strategici e opere straordinarie nei porti nazionali.
- I nuovi fondi infrastrutturali marittimi verranno alimentati da entrate portuali locali, rafforzando il controllo finanziario centrale a scapito delle autorità territoriali.
Zes unica e nuova governance nazionale
Come riporta Il Sole 24 Ore, il dibattito sulla rinazionalizzazione della politica di coesione europea trova in Italia uno dei casi più avanzati, dopo le riforme introdotte tra il 2023 e il 2024 sotto la guida del ministro per gli Affari europei, il Sud, le politiche di coesione e il PNRR, Raffaele Fitto.Il riassetto passa in particolare dal D.L. 60/2024, convertito in L. 95/2024, che rafforza il coordinamento nazionale della politica di coesione sul modello del PNRR. Un passaggio precedente è il Decreto Sud, D.L. 124/2023 convertito in L. 162/2023, che interviene anche sulle zone economiche speciali, strumenti nati per sostenere lo sviluppo locale con incentivi mirati.
Le otto Zes introdotte nel 2017 nel Mezzogiorno seguivano inizialmente una logica legata alle specializzazioni territoriali, soprattutto nelle aree portuali, retro-portuali e logistiche. Dal 2024 confluiscono però in una Zes unica, estesa a tutto il Mezzogiorno e con la recente aggiunta di Marche e Umbria, mentre la governance viene accentrata presso la Presidenza del Consiglio.
Per le imprese restano il credito d'imposta sugli investimenti in beni strumentali e un iter autorizzativo semplificato per avviare, ampliare o riconvertire stabilimenti produttivi. Sullo sfondo prende corpo anche la discussione su un eventuale ampliamento della Zes all'intero territorio nazionale.
Porti d'Italia e impatto sul rapporto Stato-territori
In continuità con questo orientamento si inserisce il disegno di legge n. 2925, ora all'esame della Commissione Trasporti della Camera, che punta a centralizzare la strategia marittima italiana e a riorganizzare la catena decisionale negli scali nazionali.Al centro del nuovo assetto compare Porti d'Italia S.p.A., una società pubblica destinata a realizzare investimenti infrastrutturali strategici e opere straordinarie nei porti di interesse nazionale e internazionale. Alle Autorità di sistema portuale restano invece funzioni amministrative, regolazione locale, concessioni, servizi e manutenzione ordinaria.
Il disegno di legge prevede inoltre un Fondo per le infrastrutture strategiche di trasporto marittimo alimentato da quote delle entrate portuali. In questo modo una parte delle risorse generate localmente viene trasferita a un contenitore nazionale, con un ulteriore spostamento del baricentro finanziario dal territorio al centro.
Secondo l'analisi, questo insieme di riforme delinea un ribaltamento dell'approccio finora seguito in diverse aree della politica economica italiana, da una logica bottom-up a una top-down. Il modello può ampliare la capacità di intervento del governo e rispondere più rapidamente alle emergenze, ma apre anche interrogativi sulla governance multilivello e sul ruolo di Regioni, autorità locali e istituzioni europee.
Nel nostro precedente approfondimento sugli investimenti nei porti italiani abbiamo evidenziato come il sistema logistico-portuale stia diventando sempre più centrale nel riassetto del commercio globale e nelle nuove pressioni sulle rotte marittime. Abbiamo anche ricordato il pacchetto di oltre 13 miliardi di euro di interventi programmati entro il 2028 e gli incentivi all’intermodalità ferro-mare (Sea Modal Shift e Ferrobonus) per migliorare accessibilità, digitalizzazione e resilienza degli scali.
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