Imprese bresciane, costi energetici in rialzo con la crisi Iran-Hormuz

Imprese bresciane, costi energetici in rialzo con la crisi Iran-Hormuz
Energia alle stelle Brescia

L'aumento dei prezzi energetici torna a pesare sulle imprese bresciane, con una bolletta che sfiora il miliardo e mezzo e supera di oltre due volte i livelli pre-Covid. Il quadro si inserisce in una nuova fase di tensione geopolitica in Medio Oriente, che colpisce un sistema manifatturiero italiano fortemente dipendente da energia e mercati globali.

In evidenza

  • Petrolio a +7%, gas a +25,8%, polietilene a +4%, polipropilene a +5% e metalli non ferrosi a +2% dopo crisi Iran-Hormuz.
  • I noli marittimi Shanghai-Genova salgono del 128% e Shanghai-Rotterdam del 140%, aumentando i costi delle imprese bresciane coinvolte nelle catene globali.
  • La manifattura bresciana registra una crescita tendenziale del 3,5% nel primo trimestre 2026, nonostante l'impennata dei costi energetici e delle materie prime.

Pressioni su energia e materie prime

Come riporta Il Sole 24 Ore, il 50° appuntamento di “Scenari e Tendenze”, l'osservatorio congiunturale di Confindustria Brescia avviato nel 2008, mette al centro il nuovo impatto economico delle tensioni tra U.S. e Iran sul sistema produttivo locale.

La nuova interruzione dei transiti nello stretto di Hormuz conferma, secondo l'analisi discussa a Brescia, la forte vulnerabilità delle economie moderne agli shock geopolitici. Per l'Italia il contesto resta particolarmente delicato, vista la dipendenza dai mercati internazionali e il peso dei consumi energetici nel manifatturiero.

Ad aggravare il quadro contribuisce anche il riposizionamento dei fondi speculativi. Dopo avere ridotto in modo marcato le posizioni rialziste e accumulato scommesse al ribasso sull'ipotesi di una rapida ripresa delle forniture dal Golfo Persico, gli operatori sono ora costretti a coprire le proprie esposizioni, alimentando un rimbalzo dei prezzi che può intensificarsi nelle prossime settimane se la crisi non si attenua.

I primi effetti indicati nell'analisi sono petrolio a +7%, gas a +25,8%, polietilene a +4%, polipropilene a +5% e metalli non ferrosi a +2%. In controtendenza resta il comparto siderurgico, penalizzato dalla debolezza della domanda e dagli alti costi energetici, con minerale di ferro a -12% e rottame ferroso a -5% nell'ultimo mese.

Impatto su manifattura e logistica locale

Oltre all'energia e alle materie prime, la pressione sui costi colpisce anche il trasporto marittimo. I noli sulla rotta Shanghai-Genova salgono del 128%, mentre quelli sulla Shanghai-Rotterdam aumentano del 140%, aggiungendo un ulteriore fattore di costo per le aziende inserite nelle catene internazionali di fornitura.

Nel contesto bresciano, la manifattura provinciale mostra comunque nei primi tre mesi del 2026 un consolidamento dei progressi già osservati nei periodi precedenti, con una crescita tendenziale del 3,5%. Tra gennaio e marzo lo scoppio del conflitto in Medio Oriente non sembra incidere in modo rilevante sulla dinamica produttiva, se si esclude l'impennata dei prezzi degli input energetici e di alcune materie prime tipicamente utilizzate dalle imprese del territorio.

Nel nostro precedente approfondimento sul WTI abbiamo analizzato come l’ultima escalation tra Stati Uniti e Iran abbia riacceso i timori di interruzioni dell’offerta legate alle spedizioni attraverso lo Stretto di Hormuz, sostenendo il premio per il rischio geopolitico e la corsa del greggio. L’articolo evidenziava anche l’elevata incertezza sul lato dell’offerta e il possibile impatto su inflazione e aspettative di politica monetaria, insieme a un quadro tecnico diventato più rialzista dopo il recupero dai minimi.

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