A2A stima investimenti delle utility fino a 33 miliardi l’anno nel post Pnrr
Con la chiusura del Pnrr nel 2026, il dibattito si sposta su chi può sostenere la continuità degli investimenti necessari alla competitività italiana. Uno studio presentato da A2A e Teha Group indica nelle utility un potenziale di 315 miliardi di euro entro il 2035 e 825 miliardi entro il 2050, concentrato su energia, reti, acqua e rifiuti.
Punti chiave
- A2A e Teha Group stimano investimenti medi privati nelle utility fino a 33 miliardi di euro l’anno fino al 2050, focalizzati su rinnovabili, nucleare e infrastrutture.
- Ogni euro investito nel settore può generare un impatto economico pari a 4,1 volte il valore iniziale, abilitando fino a 300.000 nuovi posti di lavoro e un incremento annuo del Pil del 10% senza effetti sul debito pubblico.
- L’espansione delle rinnovabili può produrre risparmi cumulati per le imprese di circa 80 miliardi di euro entro il 2050 e spingere l’autonomia energetica nazionale dall’attuale 26% all’81%.
Studio sulle utility e orizzonte al 2050
Come riportato da Il Sole 24 Ore, l’analisi “Investire per competere. Il contributo delle utility a sviluppo e occupazione del Paese”, realizzata da A2A con Teha Group, viene presentata al Forum di Cernobbio da Roberto Tasca, Renato Mazzoncini e Lorenzo Tavazzi. Lo studio valuta la capacità del comparto energy & utility di attivare investimenti privati medi per circa 33 miliardi di euro all’anno, indirizzati a fonti rinnovabili e nucleare, flessibilità del sistema elettrico, infrastrutture elettriche e del gas, data center, teleriscaldamento, ciclo idrico integrato, trattamento dei rifiuti, riciclo, recupero e biometano.La concentrazione principale delle risorse si indirizza verso generazione elettrica, reti ed efficienza nella gestione idrica, ambiti ritenuti strategici per accompagnare la transizione energetica e tradurre gli obiettivi europei in sviluppo economico, ambientale e sociale nei territori. Il quadro arriva mentre la sicurezza delle catene di approvvigionamento e gli effetti del cambiamento climatico restano tra i fattori che spingono la necessità di nuovi investimenti infrastrutturali.
Effetti attesi su Pil, lavoro e costi energetici
Secondo lo studio, ogni euro investito nel comparto può generare un impatto pari a 4,1 volte il valore iniziale. In questa prospettiva, il settore può contribuire ad aumentare del 10% la crescita annua del Pil fino al 2050, senza effetti sul debito pubblico, e può abilitare fino a 300mila nuovi posti di lavoro diretti.L’espansione delle rinnovabili, indicate come la fonte più economica per la generazione elettrica, può inoltre produrre risparmi cumulati per le imprese per circa 80 miliardi di euro entro il 2050. Se reinvestite, queste risorse possono tradursi in altri 260 miliardi di valore aggiunto per il sistema economico nazionale.
In uno scenario di completa elettrificazione dei consumi, lo studio stima per le famiglie costi energetici inferiori fino a 1.000 euro l’anno, che scendono a 700 euro in caso di elettrificazione solo parziale. La stessa traiettoria può portare l’autonomia energetica nazionale dal 26% all’81% entro il 2050, riducendo l’esposizione alla volatilità dei mercati.
Nel nostro precedente approfondimento sul corporate credit rating 2026 di ESA S.p.A. SB abbiamo evidenziato la conferma del giudizio B1 con outlook Affirm e una crescita dei ricavi nel 2025, accompagnata però da un peggioramento di liquidità e posizione finanziaria netta per effetto di capitale circolante e investimenti. L’articolo sottolineava anche come la volatilità dei prezzi e la persistente dipendenza dal gas continuino a influenzare marginalità e fabbisogni finanziari degli operatori del mercato energetico italiano.
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