Ex Ilva, sciopero di 24 ore negli impianti italiani contro il pre-spegnimento

Ex Ilva, sciopero di 24 ore negli impianti italiani contro il pre-spegnimento
Ex Ilva, sciopero totale

La mobilitazione dei lavoratori dell'ex Ilva coinvolge Taranto, Genova e Novi Ligure mentre cresce il timore per la chiusura definitiva della principale acciaieria italiana. La protesta arriva dopo la conferma del pre-spegnimento degli impianti a caldo da parte di Acciaierie d'Italia e mentre il governo si impegna a rafforzare gli ammortizzatori sociali fino a febbraio 2027.

Punti chiave

  • L'astensione dal lavoro di 24 ore coinvolge tutti gli impianti italiani ex Ilva dopo il pre-spegnimento deciso da Acciaierie d'Italia.
  • La produzione a Taranto è completamente ferma in attesa della sentenza della Cassazione del 20 ottobre, con partecipazione dei dipendenti AdI, Ilva e dell'indotto.
  • Il governo promette nuovi ammortizzatori sociali per oltre 4.450 dipendenti di Taranto fino a febbraio 2027, senza un piano industriale chiaro.

Protesta nazionale e stop alla produzione

Come riportato da Teleborsa, lo sciopero di 24 ore proclamato da Fim, Fiom, Uilm e Usb scatta in tutti e tre gli stabilimenti italiani di ex Ilva, con l'obiettivo di evitare la chiusura del gruppo dopo la decisione di Acciaierie d'Italia sul pre-spegnimento degli impianti a caldo.

A Taranto la produzione è completamente ferma e la mobilitazione dei dipendenti di AdI, Ilva e dell'indotto si sviluppa in attesa della pronuncia della Cassazione prevista per il 20 ottobre. La giornata si apre con un'assemblea di due ore nel parcheggio della direzione, mentre un gruppo di lavoratori e delegati occupa un tratto della statale 106 verso la raffineria Eni; nel corso della giornata non sono esclusi ulteriori blocchi.

A Genova il corteo parte dai cancelli dello stabilimento di Cornigliano e raggiunge la Prefettura. Alla manifestazione partecipano oltre 500 lavoratori metalmeccanici e gli studenti del liceo Gobetti, presenti con uno striscione di sostegno ai dipendenti ex Ilva; il corteo è accompagnato anche da grandi mezzi di fabbrica, già simbolo delle proteste che a dicembre 2025 avevano bloccato la città.

A Novi Ligure la protesta si sposta verso il centro cittadino con la partecipazione del sindaco Rocchino Muliere, che si schiera al fianco dei lavoratori contro la chiusura degli stabilimenti.

Ammortizzatori sociali e nodo del piano industriale

Dopo l'incontro della scorsa settimana a Palazzo Chigi, i sindacati rilevano che l'unico tema concretamente sul tavolo resta quello degli ammortizzatori sociali per tutti i lavoratori e per tutti gli stabilimenti, senza una prospettiva definita di rientro al lavoro.

Il governo assume l'impegno a intervenire con nuovi strumenti di sostegno che coprano oltre 4.450 dipendenti del sito di Taranto fino a febbraio 2027. Le organizzazioni sindacali chiedono però la conferma di un progetto industriale complessivo per l'area tarantina e per gli altri territori coinvolti, con la siderurgia indicata come asset strategico da affiancare a un piano sociale che includa risarcimenti per l'esposizione ai rischi, prepensionamenti ed esodi incentivati.

Nel nostro precedente articolo sulla crisi dell’ex Ilva abbiamo ricostruito l’avvio delle procedure di fermata degli impianti a Taranto, Genova e Novi Ligure e la richiesta di cassa integrazione per circa 4.500 addetti, legata al pre-spegnimento dell’area a caldo. Abbiamo inoltre spiegato che il governo stava lavorando a un decreto con tutele sociali per accompagnare la fase di incertezza, mentre l’azienda manteneva gli impianti in hot stand-by in attesa della pronuncia della Cassazione.

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