Piazza Affari chiude in calo, petrolio e vendite sul tech pesano sui listini europei

Piazza Affari chiude in calo, petrolio e vendite sul tech pesano sui listini europei
Piazza Affari in calo

Le Borse europee restano sotto pressione mentre i mercati assorbono il rialzo del petrolio e il peggioramento del sentiment sul comparto tecnologico. A Milano il FTSE MIB chiude in ribasso dello 0,94%, con i titoli dei chip e dell'industria tra i principali fattori di debolezza.

In evidenza

  • Il Brent sale oltre $86 con un rialzo di circa il 3% tra tensioni geopolitiche in Medio Oriente e domanda di asset difensivi come oro (+1,05%).
  • Il FTSE Italia All-Share chiude in calo a 54.548 punti, con Forti vendite su Prysmian (-4,53%), STMicroelectronics (-4,00%) e Buzzi (-3,24%), mentre spiccano Terna (+2,88%) ed ENI (+2,53%).
  • L'S&P-500 arretra dello 0,71% mentre il comparto tech subisce nuovi sell-off sia in Europa che a Wall Street, aggravando il clima di sfiducia sui mercati.

Tensioni geopolitiche e sell-off tech guidano la seduta

Come riportato da Borsa Italiana, l'attenzione degli investitori resta concentrata sulle tensioni in Medio Oriente, dopo la sesta notte consecutiva di attacchi reciproci tra U.S. e Iran, e sul nuovo scatto del greggio. Il Brent supera oggi gli 86 dollari con un rialzo di circa il 3%, mentre anche il Light Sweet Crude Oil avanza del 3,31%.

A pesare sul clima di mercato contribuisce anche la sfiducia verso il settore tecnologico, con una nuova ondata di vendite sui chip che colpisce la seduta europea e Wall Street. Negli U.S., l'S&P-500 arretra dello 0,71%, mentre a Piazza Affari il riposizionamento sul comparto penalizza in particolare STMicroelectronics e Prysmian.

Sul fronte valutario, l'euro/dollaro U.S. resta stabile a 1,144. L'oro si muove invece in rialzo dell'1,05%, confermando una domanda orientata verso asset difensivi, mentre lo spread BTP-Bund peggiora a 82 punti base e il rendimento del decennale italiano sale al 3,93%.

Milano in rosso, tengono energia e difesa

Il listino milanese chiude una sessione di vendite diffuse, con il FTSE Italia All-Share in calo a 54.548 punti, il FTSE Italia Mid Cap in flessione dello 0,89% e il FTSE Italia Star in ribasso dello 0,73%. Tra le principali piazze europee, Francoforte perde lo 0,34% e Parigi lo 0,47%, mentre Londra si muove in controtendenza con un progresso dello 0,27%.

Tra i migliori titoli del FTSE MIB emergono Terna, in rialzo del 2,88%, ENI, che beneficia del balzo del petrolio con un +2,53%, Leonardo a +2,30% e Snam a +1,70%. Sul versante opposto, Prysmian cede il 4,53%, STMicroelectronics perde il 4,00%, Buzzi arretra del 3,24% e Stellantis del 3,12%.

Debole anche il comparto bancario, con UniCredit in calo nonostante i colloqui previsti con il governo tedesco su Commerzbank. MPS scende il giorno dopo che il cda ha giudicato troppo bassa l'offerta di Intesa Sanpaolo, pur continuando a valutare quella di Banco BPM.

Nel segmento Mid Cap si distinguono Sesa, in progresso del 6,88%, Acea a +2,40%, IREN a +1,03% e Intercos a +0,91%. I ribassi più accentuati colpiscono invece Revo Insurance, in calo del 7,41%, D'Amico a -5,41%, Technoprobe a -3,78% e Philogen a -3,40%.

Nel nostro precedente approfondimento sul sell-off globale dei titoli dei semiconduttori, abbiamo raccontato come le vendite si siano estese da Asia ed Europa fino al pre-market di New York, con il Nasdaq-100 in forte calo e pressioni su big legati all’IA come Nvidia, Micron e Intel. L’articolo evidenziava anche come l’escalation tra Stati Uniti e Iran e i timori sulle rotte energetiche abbiano aumentato la cautela, spingendo gli operatori a ridurre l’esposizione ai titoli growth.

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