Cassa di Risparmio di Orvieto riduce l'utile netto a 6,8 milioni nei nove mesi
Nei primi nove mesi del 2026 Cassa di Risparmio di Orvieto registra una flessione dell'utile netto, mentre mantiene una crescita degli impieghi e dei mutui. Il rafforzamento dei coefficienti patrimoniali, con un Cet1 al 19,61%, accompagna un andamento operativo condizionato da minori utili da cessione titoli in un contesto di mercato volatile.
Punti chiave
- Cassa di Risparmio di Orvieto chiude i nove mesi al 30 settembre 2026 con utile netto in calo a 6,8 milioni di euro da 8,9 milioni.
- Il margine di intermediazione scende del 5% a 44,9 milioni di euro, risentendo di minori contributi dalla cessione di titoli valutati al fair value.
- I ratios CET1, Tier1 e Total capital salgono al 19,61% dal 18,81% di fine 2025, mentre l'NPL ratio lordo aumenta al 2% dall'1,71%.
Risultati al 30 settembre e dinamica dei ricavi
Come riportato da Teleborsa, Cassa di Risparmio di Orvieto chiude al 30 settembre 2026 con un utile netto di 6,8 milioni di euro, in calo rispetto agli 8,9 milioni dello stesso periodo del 2025.Il margine di interesse si attesta a 30,4 milioni di euro, in lieve aumento dai 30,2 milioni del periodo di confronto, sostenuto da un incremento del 2,4% degli impieghi netti complessivi a 1.369,9 milioni di euro. All'interno di questa voce, i mutui crescono del 7,3% a 983,1 milioni rispetto ai 916,3 milioni di settembre 2025, mentre le altre forme di impiego risultano in flessione.
Le commissioni nette sono pari a 14,1 milioni di euro e confermano sostanzialmente la performance di settembre 2025, che era stata di 15,1 milioni includendo rappel per circa 0,7 milioni. La banca segnala un aumento del 21,6% delle commissioni legate agli strumenti finanziari, un progresso dell'1% nei servizi di incasso e pagamento e un calo del 5,9% nella distribuzione di servizi di terzi, al netto dell'effetto rappel dell'anno precedente.
Il margine di intermediazione scende a 44,9 milioni di euro dai 47,3 milioni di un anno prima, con una riduzione del 5%. Sul risultato pesa il minor contributo derivante dalla cessione di titoli valutati al fair value, con un impatto sulla redditività complessiva di 1,5 milioni di euro, in un contesto di elevata volatilità dei mercati legata al perdurare delle tensioni geopolitiche. Le rettifiche di valore nette per rischio di credito si attestano a 2,2 milioni di euro, in miglioramento rispetto ai 3,1 milioni del 30 settembre 2025.
Solidità patrimoniale e andamento della raccolta
La situazione patrimoniale mostra un portafoglio titoli, inclusi i titoli Hold to Collect, pari a 250,5 milioni di euro, stabile rispetto a dicembre 2025 e composto prevalentemente da titoli governativi italiani classificati nel portafoglio FVOCI. Gli impieghi netti complessivi crescono dell'1,1% rispetto a fine 2025 e raggiungono 1.369,9 milioni di euro, sostenuti soprattutto dall'aumento del 5,1% dei mutui a 983,1 milioni di euro.Sul fronte della qualità dell'attivo, l'NPL ratio lordo sale al 2% dall'1,71% di fine 2025, mentre quello netto si colloca all'1,22% dall'1,06%. I crediti deteriorati verso clientela hanno un valore contabile netto di 16,62 milioni di euro, in aumento del 16,8% rispetto a fine 2025, con un coverage che migliora al 40% dal 38,8%.
La raccolta diretta da clientela resta sostanzialmente stabile a 1.178,4 milioni di euro rispetto a 1.188,3 milioni di euro del 31 dicembre 2025, con una lieve flessione della raccolta a vista e una riduzione dei depositi a risparmio di 1,9 milioni. La raccolta indiretta aumenta invece del 5,6% a 640,8 milioni di euro, grazie alla crescita del 10,3% della raccolta amministrata e del 5,1% dei fondi comuni di investimento.
Includendo l'utile netto di periodo nel capitale primario di Classe 1, il Cet1 capital ratio, il Tier1 capital ratio e il Total capital ratio salgono al 19,61% dal 18,81% di fine 2025. La banca indica inoltre che prosegue il sostegno a famiglie e imprese, con oltre 169 milioni di euro di finanziamenti erogati.
Nella nostra precedente analisi sulla domanda di titoli di Stato italiani a luglio 2026 abbiamo segnalato un rafforzamento degli acquisti, con detenzioni ai massimi storici sia da parte degli investitori non residenti sia del comparto retail. L’articolo evidenziava anche il parallelo calo del portafoglio della Banca d’Italia/Eurosistema per effetto del mancato reinvestimento dei titoli in scadenza, fotografando così come stesse cambiando la composizione dei principali detentori del debito pubblico.
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