Il petrolio sale mentre persiste l’incertezza su Hormuz
I prezzi del petrolio sono saliti giovedì dopo un calo iniziale, mentre i trader valutavano i cauti sforzi diplomatici che coinvolgono l’Iran rispetto alla continua minaccia di interruzioni nelle esportazioni energetiche dal Medio Oriente. L’inversione di tendenza ha evidenziato quanto il greggio resti sensibile agli sviluppi intorno allo Stretto di Hormuz, dove il traffico marittimo non è ancora tornato alla normalità.
Punti chiave
- Il Brent è salito dello 0,81%, mentre il WTI ha guadagnato lo 0,34%.
- Hormuz resta il principale rischio per le forniture di petrolio.
- Il Qatar cerca nuovi progressi diplomatici.
- Il traffico marittimo resta al di sotto dei normali livelli operativi.
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Il greggio Brent è salito di 71 centesimi, pari allo 0,81%, a 88,55 dollari al barile, mentre il West Texas Intermediate ha guadagnato 28 centesimi, pari allo 0,34%, a 82,51 dollari. In precedenza, il Brent era sceso fino a 86,22 dollari e il WTI aveva toccato 80,65 dollari, prima che entrambi i benchmark recuperassero terreno, poiché l’incertezza sul processo diplomatico manteneva un premio geopolitico sul mercato, riferisce Reuters.
La diplomazia offre speranza, ma il rischio legato a Hormuz persiste
Il primo ministro del Qatar avrebbe dovuto recarsi in Iran giovedì nel tentativo di riavviare i negoziati volti a porre fine al conflitto, ormai vicino ai sei mesi, che coinvolge Iran, Stati Uniti e Israele. L’iniziativa segue una pausa nei combattimenti, sebbene le parti restino divise sul controllo dello Stretto di Hormuz.
Prima dell’inizio del conflitto, alla fine di febbraio, la via d’acqua trasportava circa un quinto delle forniture giornaliere globali di petrolio e gas naturale liquefatto. L’attività di navigazione è aumentata leggermente mercoledì, ma il traffico resta limitato rispetto alle condizioni normali.
Iran e Oman stanno inoltre lavorando ai dettagli di un accordo relativo al controllo dello stretto. I progressi verso un’intesa praticabile sulla navigazione potrebbero consentire a una maggiore quantità di greggio del Golfo di raggiungere i mercati internazionali e ridurre il premio geopolitico incorporato nei prezzi del petrolio.
Tuttavia, i negoziati restano fragili. Il programma nucleare dell’Iran e il controllo di Hormuz sono ancora irrisolti, lasciando aperta la possibilità che i colloqui si blocchino e imprimano rapidamente una nuova pressione rialzista sul greggio.
Il sollievo sul fronte dell’offerta resta incompleto
Il mercato sta inoltre valutando per quanto tempo le misure di emergenza possano compensare le interruzioni nelle esportazioni dal Medio Oriente. I rilasci dalle riserve strategiche di petrolio hanno contribuito a compensare la carenza di offerta, ma si prevede che questi flussi terminino, aumentando l’importanza di una ripresa duratura delle spedizioni dal Golfo.
Il petrolio si trova quindi stretto tra due forze. I progressi diplomatici e il miglioramento del traffico delle petroliere potrebbero spingere i prezzi al ribasso ripristinando l’offerta, mentre un nuovo fallimento dei negoziati potrebbe ridurre i barili disponibili e riaccendere i timori di un’interruzione prolungata.
Hormuz mantiene il mercato petrolifero sotto pressione
L’importanza dello stretto per il commercio energetico globale fa sì che anche variazioni marginali nelle condizioni di navigazione possano muovere i prezzi. Una riapertura duratura ripristinerebbe una rotta che in precedenza gestiva circa il 20% delle forniture giornaliere globali di petrolio e GNL, eliminando potenzialmente parte del premio al rischio accumulato da febbraio.
Per ora, i trader sono riluttanti a scontare una completa normalizzazione. Il rimbalzo di giovedì, dopo che il Brent si era avvicinato brevemente a 86 dollari, dimostra che il solo ottimismo diplomatico non è sufficiente finché le rotte fisiche di approvvigionamento restano limitate e i rilasci dalle riserve strategiche si avvicinano alla conclusione.
In precedenza abbiamo evidenziato che Kuwait e Qatar aumentano le spedizioni di petrolio attraverso Hormuz.
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