Fabi sollecita le banche a riequilibrare la distribuzione degli utili in vista del rinnovo contrattuale
According to Il Sole 24 Ore, alla vigilia della scadenza del 30 marzo del contratto Abi rinnovato nel 2023, la Fabi torna a mettere al centro la redistribuzione della redditività del settore, collegandola alle nuove regole sul lavoro nell’era digitale. Nel corso del 130° Consiglio nazionale del sindacato, Lando Maria Sileoni ha legato la richiesta a dati sugli utili bancari e alla quota destinata agli azionisti, chiedendo che una parte maggiore torni ai lavoratori e all’economia reale.
In evidenza
- Dalla relazione Fabi emerge che tra il 2022 e il 2025 il settore bancario italiano ha registrato utili superiori a 110 miliardi di euro, con 27 miliardi (+16%) prodotti nel 2025 dalle prime cinque banche.
- Sileoni ha denunciato che il 70-80% degli utili bancari viene destinato agli azionisti, sollecitando una maggiore redistribuzione verso lavoratori e investimenti nell'economia reale.
- Il rinnovo contrattuale Abi e Bcc, in scadenza il 30 marzo, è influenzato dalla trasformazione digitale e dalla richiesta sindacale di legare l’evoluzione tecnologica a formazione, salaguardia professionale e nuova equità nella ripartizione dei profitti.
Utili del settore e nodo della redistribuzione
Dal palco del 130° Consiglio nazionale della Fabi a Milano, il segretario generale Lando Maria Sileoni ha indicato che dal 2022 al 2025 il settore bancario in Italia ha accumulato utili per oltre 110 miliardi di euro. Secondo Sileoni, nel solo 2025 le prime cinque banche hanno chiuso con 27 miliardi di utile, in aumento del 16% su base annua. Il punto centrale, ha sostenuto, è la destinazione di questi profitti, perché per il 70-80% andrebbero agli azionisti invece di restare in azienda o essere redistribuiti. Il sindacato rivendica che le risorse ci siano anche perché, a suo giudizio, ricavi e utili crescono mentre i costi operativi, incluso il lavoro, risultano fermi o in calo.Sileoni ha inoltre argomentato che ogni bancario, in media, produce un valore aggiunto pari a quattro volte il proprio costo, elemento che, nella lettura della Fabi, giustifica margini per riconoscimenti economici e professionali. L’intervento è arrivato davanti a circa 1.800 dirigenti sindacali e a rappresentanti Abi e dei principali gruppi, con la partecipazione, tra gli altri, del presidente Abi Antonio Patuelli e di responsabili del personale di diverse banche. Per i sindacati e per le banche, l’appuntamento negoziale è doppio, perché oltre al rinnovo Abi c’è anche quello delle Bcc, con Federcasse coinvolta nel confronto.
Rinnovi Abi e Bcc, digitale al centro delle trattative
Con poche settimane alla scadenza del 30 marzo, il confronto riguarda anche come la trasformazione digitale entrerà nelle condizioni di lavoro, dalla formazione continua alla gestione dei carichi e alla tutela rispetto ai sistemi automatici di valutazione. Sileoni ha citato anche il tema dei limiti alle pressioni commerciali e l’impatto della tracciabilità delle attività, che rende misurabili risultati e performance. Accanto al contratto nazionale, secondo quanto emerso, cresce il peso della contrattazione di secondo livello, dove le strategie operative vengono tradotte in misure concrete. In questo contesto, la trattativa sulla “Cabina di regia” sul digitale viene descritta come lenta e con pochi risultati, con l’ipotesi che possa produrre una cornice nazionale leggera poi adattabile dai singoli gruppi.Nel dibattito, il presidente Abi Antonio Patuelli ha sostenuto che con intelligenza artificiale e tecnologia non scomparirà il lavoro, ma cambierà, rendendo indispensabili riqualificazione professionale e formazione. Sileoni ha ribadito che la tecnica non è neutrale e che un uso di breve periodo orientato a comprimere costi e aumentare profitti può generare squilibri e tensioni. Al contrario, un impiego mirato a migliorare qualità del lavoro e organizzazione potrebbe liberare tempo e accrescere competenze. Il sindacato ha inoltre ribadito la propria contrarietà all’euro digitale, motivandola con un richiamo a libertà e democrazia.
Effetti attesi su lavoro, investimenti e “economia reale”
Il quadro delineato dalla Fabi è quello di una competizione tra gruppi più accentuata rispetto al passato, in cui il sindacato rivendica un ruolo proattivo nella governance del cambiamento. Secondo Sileoni, gli investimenti in tecnologia e digitale spingeranno le aziende a cercare ritorni economici e, se il processo non viene governato, il rischio è un ulteriore spostamento di ricchezza dal lavoro al capitale. Il messaggio è che la trasformazione non dovrebbe diventare una “guerra tra banche” giocata sulle persone, ma un percorso di riorganizzazione con tutele e riconoscimenti. In quest’ottica, la richiesta è riequilibrare la distribuzione della ricchezza prodotta, destinando una parte dei profitti a chi li costruisce quotidianamente e, più in generale, a una ricaduta maggiore sull’economia reale.La giornata di lavori è stata dedicata ai cambiamenti del settore nell’era digitale, con contributi di ex amministratori delegati e manager, oltre che di accademici su temi come intelligenza artificiale, regolazione, welfare e scenario economico. Per la Fabi, questi elementi servono a inquadrare le scelte contrattuali su competenze, carichi, valutazione automatizzata e pressioni commerciali. Il rinnovo contrattuale viene quindi presentato come un passaggio in cui collegare la nuova organizzazione del lavoro a una diversa ripartizione dei risultati economici. L’obiettivo dichiarato è evitare che l’innovazione sia utilizzata solo per comprimere i costi e massimizzare la remunerazione del capitale.
In una nostra precedente analisi abbiamo esaminato l’andamento del titolo UniCredit, evidenziando una forte pressione di vendita nel breve periodo e un prezzo sotto le medie mobili a 20 e 50 giorni, ma ancora sostenuto dalla MA-200. Il focus era su indicatori tecnici e livelli chiave di supporto e resistenza, con uno scenario di possibile consolidamento laterale finché i prezzi restano sopra l’area di supporto principale.
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