Italia riduce la carenza di talenti, pressione ancora alta nei settori tech e industria
Secondo la nuova edizione del rapporto “Talent Shortage” di ManpowerGroup, all'inizio del 2026 il 70% delle imprese italiane dichiara difficoltà nel reperire personale qualificato, in calo dal 78% rilevato un anno prima. Il dato segnala un miglioramento, ma conferma che il mismatch tra domanda e offerta di competenze resta una delle principali criticità operative per le aziende. L'Italia si colloca inoltre leggermente meglio della media globale, che nel 2026 si attesta al 72% su oltre 39.000 datori di lavoro coinvolti in 41 Paesi.
In evidenza
- Italia registra i più alti livelli di carenza di talenti in information and technology (77%), ospitalità e ristorazione (76%), energia e utilities (75%) e industria (74%).
- Il 26% delle aziende italiane punta su upskilling e reskilling, il 17-18% su flessibilità, il 15% su personale temporaneo e il 14% su aumenti salariali per ridurre il mismatch.
- A livello globale, il 72% delle aziende segnala difficoltà nel reperire personale qualificato nel 2026, in leggero calo rispetto al 74% del 2025.
Settori più esposti e competenze più difficili da trovare
Nel mercato italiano la carenza di talenti resta più intensa nei comparti maggiormente esposti ai cambiamenti tecnologici e organizzativi. I livelli più elevati si registrano in information and technology, con il 77%, nell'ospitalità e ristorazione, con il 76%, nell'energia e utilities, con il 75%, e nell'industria, con il 74%. Tra i profili più difficili da reperire emergono soprattutto le competenze digitali, in particolare quelle legate all'applicazione dell'intelligenza artificiale, insieme alle professionalità richieste dal settore industriale.
Anna Gionfriddo, amministratrice delegata di ManpowerGroup Italia, afferma che lo sviluppo tecnologico e l'evoluzione dell'AI stanno accelerando la trasformazione del lavoro, creando nuove professioni e ridefinendo le competenze necessarie nei ruoli esistenti. In questo contesto, indica la formazione come la leva strategica più efficace per accompagnare la crescita delle persone e aiutare le imprese a trovare le professionalità richieste. Secondo la manager, investire in upskilling e reskilling resta essenziale, così come rafforzare la collaborazione tra sistema produttivo, scuola, università e istituzioni.
Le strategie delle imprese italiane per ridurre il mismatch
Le aziende reagiscono alla scarsità di profili qualificati puntando prima di tutto sulla riqualificazione interna. Il 26% delle organizzazioni intervistate indica infatti upskilling e reskilling dei dipendenti già presenti in azienda come principale risposta al problema. A queste misure si affiancano una maggiore flessibilità nella gestione di tempi e luoghi di lavoro, indicata dal 17-18% delle imprese, il ricorso a personale temporaneo, al 15%, e l'aumento dei salari, al 14%.
Una quota superiore a un'azienda su dieci, pari al 12%, investe inoltre in AI e automazione per ridurre il fabbisogno in alcune mansioni. Il quadro suggerisce che le imprese non agiscono solo sul recruiting, ma anche sull'organizzazione del lavoro e sulla revisione dei processi produttivi. La risposta al talent shortage assume così un rilievo diretto per produttività, continuità operativa e capacità di adattamento dei diversi settori.
Soft skill e confronto globale nel 2026
Accanto alle competenze tecniche, le organizzazioni attribuiscono un'importanza crescente alle soft skill. Tra quelle più richieste figurano comunicazione, collaborazione e capacità di lavorare in team, insieme a professionalità ed etica del lavoro. Restano inoltre centrali adattabilità, disponibilità ad apprendere e capacità di analisi e problem solving, ritenute indispensabili in contesti segnati da rapidi cambiamenti tecnologici.
Nel confronto internazionale, l'Italia presenta un quadro meno critico della media mondiale, ma ancora impegnativo per il tessuto produttivo. A livello globale il 72% delle aziende segnala difficoltà nel reperire personale qualificato, in lieve miglioramento rispetto al 74% del 2025. I livelli più alti si osservano in Slovacchia, Grecia e Giappone, tra l'84% e l'87%, mentre Cina, Polonia e Finlandia mostrano condizioni relativamente migliori, con valori compresi tra il 48% e il 60%.
In un nostro precedente articolo abbiamo analizzato la fase di consolidamento del titolo Nvidia intorno a 176 dollari, evidenziando i livelli tecnici chiave e i possibili scenari di breakout. Abbiamo inoltre approfondito la strategia dell’azienda sull’infrastruttura AI, inclusa la collaborazione con operatori energetici per integrare data center e rete elettrica, un tassello che mostra come l’AI stia ridisegnando interi settori.
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