Veneto, Transizione 4.0 e 5.0 sostiene investimenti e occupazione ma pesa l'incertezza normativa
Nel manifatturiero veneto gli incentivi per la transizione digitale ed energetica hanno sostenuto gli investimenti delle imprese, con effetti su produttività, competitività e lavoro. Il quadro però resta condizionato dai ritardi attuativi del piano 5.0, che secondo le aziende rischiano di congelare nuove decisioni di spesa.
In evidenza
- Il 71,5% delle imprese venete ha investito nei piani Transizione 4.0 e 5.0, con l'87% di attività concentrate tra 2022 e 2025.
- Questi programmi accrescono la competitività per l'88,6% delle aziende e contribuiscono a un aumento dell'occupazione del 12,8% in quattro anni.
- La mancanza del decreto attuativo sull'iperammortamento della Legge di Bilancio 2026 e l'incertezza normativa rallentano le decisioni di investimento nel tessuto manifatturiero veneto.
Indagine su investimenti e risultati
Come riportato da Il Sole 24 Ore, un'indagine di Fòrema, società di formazione di Confindustria Veneto Est, rileva che il 71,5% delle imprese venete ha realizzato investimenti nell'ambito dei piani Transizione 4.0 e 5.0. Il campione comprende 1.000 aziende della regione, per tre quarti localizzate nelle province di Padova, Treviso e Vicenza, con una prevalenza di imprese manifatturiere, pari al 76%, e di Pmi, pari al 75% tra 10 e 249 addetti.Secondo i risultati, l'utilizzo degli incentivi si concentra soprattutto nel periodo 2022-2025, nel quale ricade l'87% delle aziende attive. Gli investimenti riguardano beni materiali e immateriali tecnologicamente avanzati, attività di ricerca e sviluppo e formazione del personale, con accesso al credito d'imposta. Per il 70,2% delle imprese il volume investito è compreso tra 100mila e 1 milione di euro, mentre per il 21,8% supera il milione.
Il report indica che questi programmi rendono l'88,6% delle imprese più o molto più competitive e contribuiscono a un aumento dell'occupazione del 12,8% in quattro anni. La piena efficacia delle misure, tuttavia, dipende da regole semplici, certe e da un orizzonte pluriennale, indicati come condizioni essenziali per sostenere la trasformazione digitale e green del sistema produttivo regionale.
Pressione sulle regole e impatto sul sistema produttivo
Paola Carron, presidente di Confindustria Veneto Est, afferma che la stabilità e l'accessibilità degli strumenti incentivano le imprese a investire con benefici per innovazione, produttività e occupazione. Carron aggiunge che le aziende chiedono continuità delle politiche e procedure semplici e rapide per poter programmare gli investimenti.La presidente segnala inoltre che il nuovo iperammortamento previsto dalla Legge di Bilancio 2026 per gli investimenti agevolabili dal 1° gennaio fino al 2028 non esprime ancora il suo potenziale. A quattro mesi dall'entrata in vigore, l'assenza del decreto attuativo con i chiarimenti tecnici sulla misura lascia molte decisioni di investimento in sospeso, mentre le prime bozze, secondo Carron, aumentano gli adempimenti obbligatori invece di semplificarli.
Per il Veneto, dove il tessuto industriale è composto in larga parte da piccole e medie imprese manifatturiere, l'incertezza normativa rischia quindi di trasformarsi in un freno alla spinta accumulata negli ultimi anni. Il quadro emerso dall'indagine suggerisce che la continuità degli incentivi resta un fattore rilevante non solo per la modernizzazione delle aziende, ma anche per la tenuta della competitività regionale.
Nel nostro precedente approfondimento sul Just Transition Fund a Taranto abbiamo raccontato l’avvio della fase operativa del programma europeo da 800 milioni, con i primi bandi e diverse misure già attivate dalla Regione Puglia per sostenere investimenti, innovazione ed efficienza energetica. Abbiamo anche evidenziato come il pacchetto includa interventi su bonifiche e riconversione locale e punti a rafforzare competitività e accesso al credito lungo le filiere, con scadenze e procedure pensate per accelerare la transizione del territorio.
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