Industria italiana, Intesa Sanpaolo e Prometeia vedono crescita minima nel 2026 se si allentano le tensioni su Hormuz

Industria italiana, Intesa Sanpaolo e Prometeia vedono crescita minima nel 2026 se si allentano le tensioni su Hormuz
Futuro incerto per l’industria

Le prospettive della manifattura italiana nel 2026 dipendono in larga misura dall'evoluzione delle tensioni in Medio Oriente e dall'eventuale blocco dello stretto di Hormuz. Nello scenario di base, il settore avanza quasi senza slancio a prezzi costanti, mentre un conflitto protratto per tutto l'anno apre la strada a un calo dei ricavi e a un indebolimento anche nel 2027.

In evidenza

  • Italian manufacturing revenue expected to grow 0,2% at constant prices and 3,8% at current prices, reaching 1.168 miliardi di euro in 2026.
  • La propensione all'export dell'industria italiana sfiorerà il 56% nel 2030, con saldo commerciale vicino a 125 miliardi di euro, 21 miliardi sopra il livello pre-Covid.
  • Scenario avverso con chiusura prolungata di Hormuz comporterebbe contrazione media annua dell'1,5% sul fatturato reale 2026-2027 e margini unitarî al 7,4% nel 2027.

Scenario 2026 tra stabilità e rischio energetico

Come riportato da Il Sole 24 Ore, la nuova edizione del rapporto-analisi sui settori produttivi di Intesa Sanpaolo e Prometeia indica come ipotesi principale una durata limitata del conflitto in Medio Oriente e un miglioramento del contesto operativo nella seconda parte del 2026. In questo quadro, il fatturato della manifattura italiana resta stabile a prezzi costanti, con un aumento dello 0,2%, e cresce del 3,8% a prezzi correnti, fino a 1.168 miliardi di euro.

Gli analisti non prevedono un vero rimbalzo, ma una graduale normalizzazione degli scambi mondiali, pur tenendo conto dei danni subiti da alcune infrastrutture energetiche. La crescita nominale più sostenuta riflette nuove pressioni inflazionistiche legate all'aumento dei costi dell'energia, dei prodotti chimici e di altri beni intermedi chiave.

Il contributo dell'export nello scenario di base resta marginale, con un aumento dello 0,1% a valori costanti, mentre il sostegno principale arriva dalla domanda interna. Pesano in positivo la realizzazione finale del Pnrr sul fronte infrastrutturale e la prospettiva di incentivi fiscali per i beni strumentali, mentre i consumi si mostrano più deboli in un contesto di incertezza e di pressione sui redditi.

Export, investimenti e scenario avverso

La capacità di esportare continua a essere decisiva per il manifatturiero italiano. Secondo le stime, la propensione all'export dell'industria italiana sfiora il 56% nel 2030 e sostiene un saldo commerciale vicino a 125 miliardi di euro, cioè 21 miliardi in più rispetto al livello pre-Covid, nonostante una domanda mondiale meno dinamica e una crescita delle importazioni favorita anche dalla concorrenza di prezzo, soprattutto cinese.

Per contenere la competizione globale, il rapporto indica come prioritari maggiori investimenti nella digitalizzazione e nella sostenibilità dell'offerta, favoriti da una struttura patrimoniale delle imprese più solida rispetto al passato. L'autonomia energetica emerge inoltre come leva strategica, attraverso misure di efficientamento dei processi produttivi e soluzioni per autoproduzione e gestione dell'energia.

Gregorio De Felice, capo economista di Intesa Sanpaolo, afferma che la fase resta complicata e incerta, ma che l'attuale crisi energetica presenta caratteristiche diverse rispetto al 2022, con effetti rilevanti sui prezzi ma senza profonde rotture delle catene globali del valore. Nello scenario peggiore, con una chiusura prolungata dello stretto di Hormuz oltre la metà del 2026, il deterioramento della domanda mondiale e nazionale porta invece a una contrazione del fatturato a prezzi costanti nel biennio 2026-2027, con un calo medio annuo dell'1,5% e margini unitari in discesa al 7,4% nel 2027, contro il 9,7% previsto nello scenario di base.

Nel nostro precedente articolo sul divario dei prezzi dell’elettricità in Italia abbiamo evidenziato che nel 2025 il costo all’ingrosso resta tra i più alti dell’Ue, soprattutto per il forte peso del gas naturale nel mix e per la limitata flessibilità del sistema (rinnovabili e interconnessioni). Abbiamo inoltre sottolineato che le tensioni in Medio Oriente e la volatilità del gas possono aumentare ulteriormente la pressione sui prezzi, con ricadute sulla competitività energetica del Paese.

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